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berhane80


Età: 29 Messaggi: 66
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Inviato: Mar 09/Giu/2009 22:27 Oggetto: Rastafari e profezie bibliche |
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Benedizioni nel Nome del Re.
Per la mia edificazione e quella di tutti i lettori vorrei postare alcune profezie che si sono adempiute in Sua Maestà, invitando i fratelli piu esperti di me a contribuire..
Apocalisse 19: 11 Poi vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco; colui che lo cavalcava si chiamava «Fedele» e «Verace»: egli giudica e combatte con giustizia.
12 I suoi occhi sono come una fiamma di fuoco, ha sul suo capo molti diademi; porta scritto un nome che nessuno conosce all'infuori di lui. 13 È avvolto in un mantello intriso di sangue e il suo nome è Verbo di Dio. 14 Gli eserciti del cielo lo seguono su cavalli bianchi, vestiti di lino bianco e puro. 15 Dalla bocca gli esce una spada affilata per colpire con essa le genti. Egli le governerà con scettro di ferro e pigerà nel tino il vino dell'ira furiosa del Dio onnipotente. 16 Un nome porta scritto sul mantello e sul femore: Re dei re e Signore dei signori.
Apocalisse 1: 7 Ecco, viene sulle nubi e ognuno lo vedrà;
anche quelli che lo trafissero
e tutte le nazioni della terra si batteranno per lui il petto.
Sì, Amen!
8 Io sono l'Alfa e l'Omega, dice il Signore Dio, Colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente!
e anche
13 e in mezzo ai candelabri c'era uno simile a figlio di uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d'oro. 14 I capelli della testa erano candidi, simili a lana candida, come neve. Aveva gli occhi fiammeggianti come fuoco, 15 i piedi avevano l'aspetto del bronzo splendente purificato nel crogiuolo. La voce era simile al fragore di grandi acque. 16 Nella destra teneva sette stelle, dalla bocca gli usciva una spada affilata a doppio taglio e il suo volto somigliava al sole quando splende in tutta la sua forza. _________________ Jah Guide |
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Nex

 Sesso:  Età: 19 Messaggi: 24
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Inviato: Mer 10/Giu/2009 12:46 Oggetto: |
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Ap 4,9 E ogni volta che questi esseri viventi rendevano gloria, onore e grazia a Colui che è seduto sul trono e che vive nei secoli dei secoli.
Ap 5,5 Uno dei vegliardi mi disse: "non piangere più; ecco ha vinto il Leone di Giuda, il Germoglio di Davide...
Ap 17,14 Essi combatteranno contro l' Agnello, ma l' Agnello li vincerà, perchè è il Signore dei signori e il Re dei re...
1Tm 6,15-16 che al tempo stabilito sarà a noi rivelata dal Beato e Unico Sovrano, il Re dei regnanti e Signore dei signori, il solo che possiede l'immortalità....
Mt 25,31 Quando il Figlio dell' uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria
Lc 1,32-33 Sarà grande e chiamato Figlio dell' Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine.
...e si potrebbe continuare fino a domani....  |
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berhane80


Età: 29 Messaggi: 66
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Inviato: Mer 10/Giu/2009 18:40 Oggetto: |
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bellissimo... vi prego continuiamo _________________ Jah Guide |
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Nex

 Sesso:  Età: 19 Messaggi: 24
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Inviato: Mer 10/Giu/2009 20:22 Oggetto: |
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Un altro passo dell' apocalisse che vorrei menzionare riguarda il rimpatrio ed è il seguente:
Poi udii una voce dal cielo:
"Uscite, popolo mio, da babilonia per non associarvi ai suoi peccati e non ricevere parte dei suoi flagelli....." (Ap 18,4)
poi sempre su Sua Maesta:
(Ap 5,12-13) "L'Agnello che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione"...."A Colui che siede sul trono e all' Agnello lode, onore gloria e potenza, nei secoli dei secoli"
(Ap 11,15) Il regno del mondo appartiene al Signore nostro e al suo Cristo: egli regnerà nei secoli dei secoli.
(Ap 12,5) Essa partorirà un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il suo figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono...
Benedizioni |
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rasnegus RastaMod

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rasnegus RastaMod

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Inviato: Gio 11/Giu/2009 19:33 Oggetto: Re: Rastafari e profezie bibliche |
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| berhane80 ha scritto: | | ha sul suo capo molti diademi; porta scritto un nome che nessuno conosce all'infuori di lui. |
Capiamo che si riferisce alla regalità di Cristo e al Suo Nuovo Nome, un Nome misterioso.
| berhane80 ha scritto: | | Dalla bocca gli esce una spada affilata per colpire con essa le genti. |
In Esdra 4 viene spiegato precisamente che la spada di fuoco che esce dalla bocca è il fuoco purificatore del Messia, il diritto e la giustizia con cui Egli giudicherà il Maligno e con cui accuserà l'aggressore che Gli muoverà guerra, a conferma del fatto che oggi è il diritto, la Legge, la giustizia, la Verità a vincere, grazie a Dio appunto.
| berhane80 ha scritto: | | i piedi avevano l'aspetto del bronzo |
il bronzo è proprio il colore di Dio, di Sua Maestà. Ricordiamo che il termine abbronzato deriva prorpio da bronzo. L'uomo, che in Genesi è creato a immagine di Dio, non può che essere di bronzo, nero (cioè come la terra, rosso, dato che l'uomo viene tratto dalla terra, questa è un'altra conferma sulla provenieza dell'uomo dall'Etiopia) _________________ www.rastafari-regna.com
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rasnegus RastaMod

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Cannello

 Sesso:  Età: 21 Messaggi: 557
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Inviato: Sab 13/Giu/2009 20:19 Oggetto: |
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Benedizioni in Cristo Re.
Riporto questa profezia del profeta Isaia, chiedendo contemporaneamente chiarimenti sulla stessa.
Tale profezia sembra essere attribuita a Gesù Cristo durante la sua prima venuta (viene infatti citata da Lui stesso in Matteo 12, 18-21), ma a mio avviso rispecchia benissimo anche il Carattere di Sua Maestà Tafari.
Matteo 12, 18-21.
"Ecco il mio servo che proteggo, il mio eletto, in cui si compiace l'anima mia; ho posto su di lui lo Spirito mio ed Egli annunzierà la giustizia alle nazioni. Non contenderà, ne griderà, ne alcuno udirà per le piazze la sua voce. Egli non spezzerà la canna incrinata e non spegnerà il lucignolo che fuma, finchè non abbia fatto trionfare la giustizia. E nel suo nome le genti spereranno (Is. 42,1-4)."
Rastafari Regna. _________________ ...MUSIC ITS A MISSION NOT A COMPETITION... |
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rasnegus RastaMod

 Sesso:  Messaggi: 800
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Inviato: Sab 13/Giu/2009 20:25 Oggetto: |
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E' una descrizione del Figlio nella Sua Prima e Seconda Venuta. Chi ha visto e ascoltato un discorso di Sua Maestà, cogliendo la solennità e la pacatezza del Suo parlare, e la confronta con l'urlare tipico dell'Anticristo Mussolini, si renderà conto della descrizione del carattere del Messia da una parte, e (implicitamente) del malvagio dall'altra.
Si comprende che il ruolo del Messia è di annunciare la giustizia e il diritto alle genti, e che tale diritto verrà introdotto non con la violenza ma con la persuasione, cosa avvenuta con Sua Maestà e con la Sua istituzione e difesa concreta dell diritto internazionale. Il Messia è l'Eletto di Dio, come affermato nel passo biblico; Eletto di Dio è un titolo di Sua Maestà. Il Suo Nome, come è scritto, è la speranza delle genti.
-Intervento di fronte all'assemblea generale della Lega delle Nazioni
per denunciare l'aggressione dello stato italiano contro il suo popolo
(Luglio 1936)-
Nota personale:
La denuncia fatta da Hailé Selassié contro l'aggressione italiana al suo popolo, compiuta attraverso l'inganno morale e l'uso di gas venefici, è una pagina particolarmente obbrobriosa nella lunga storia criminale dello statismo italiano. Di fronte a tutto ciò, la risposta degli altri governi fu così inadeguata, per non dire di peggio, da far prevedere la prossima ingloriosa fine della Lega delle Nazioni.
"Io, Hailé Selassié I, Imperatore d'Etiopia, sono qui oggi per reclamare quella giustizia che è dovuta al mio popolo e quell'assistenza ad esso promessa otto mesi or sono da cinquantadue nazioni, quando queste affermarono che un atto di aggressione era stato compiuto in violazione dei trattati internazionali.
Nessuno, all'infuori dell'Imperatore, può rivolgere l'appello del popolo etiopico a queste cinquantadue nazioni.
Non esiste forse alcun precedente di un capo di Stato che prenda la parola di fronte a quest'Assemblea, ma è certo che non v'è alcun precedente di popoli che siano stati vittime di così grandi torti e, al tempo stesso, minacciati di abbandono ai loro aggressori. Mai, sinora, vi era stato l'esempio di un governo che procedesse allo sterminio di un popolo usando mezzi barbari, violando le più solenni promesse fatte a tutti i popoli della terra, che non si debba usare contro esseri umani la terribile arma dei gas venefici. È per difendere un popolo che lotta per la sua secolare indipendenza che il capo dell'Impero etiopico è venuto a Ginevra per adempiere a questo supremo dovere, dopo avere egli stesso combattuto alla testa dei suoi eserciti.
Prego Iddio onnipotente di risparmiare alle nazioni le terribili sofferenze che sono state inflitte negli ultimi tempi al mio popolo e delle quali i capi che sono qui al mio seguito sono stati inorriditi testimoni.
È mio dovere informare i governi riuniti a Ginevra, in quanto responsabili della vita di milioni di uomini, donne e bambini, del mortale pericolo che li minaccia, descrivendo il destino che ha colpito l'Etiopia.
Il governo italiano non ha fatto la guerra soltanto contro i combattenti: esso ha attaccato soprattutto popolazioni molto lontane dal fronte, al fine di sterminarle e di terrorizzarle.
Inoltre, verso la fine del 1935, aerei italiani hanno sganciato bombe lacrimogene sui miei eserciti. Esse ebbero però soltanto risultati limitati. I soldati appresero a sparpagliarsi, aspettando che il vento disperdesse rapidamente i gas velenosi.
L'aviazione italiana ricorse allora ad altri gas. Recipienti di liquido furono gettati su gruppi armati, ma anche questo mezzo fu inefficace: il liquido colpiva soltanto pochi soldati ed i recipienti, abbandonati al suolo, mettevano in guardia contro il pericolo i soldati e la popolazione.
Fu al tempo in cui si svolgevano le operazioni per accerchiare Makallè, che il Comando italiano, temendo una sconfitta, ricorse ai mezzi che io ho ora il dovere di denunciare al mondo.
Sugli aeroplani vennero installati degli irroratori, che potessero spargere su vasti territori una fine e mortale pioggia. Stormi di nove, quindici, diciotto aeroplani si susseguivano in modo che la nebbia che usciva da essi formasse un lenzuolo continuo. Fu così che, dalla fine del gennaio 1936, soldati, donne, bambini, armenti, fiumi, laghi e campi furono irrorati di questa mortale pioggia. Al fine di sterminare sistematicamente tutte le creature viventi, per avere la completa sicurezza di avvelenare le acque ed i pascoli, il Comando italiano fece passare i suoi aerei più e più volte. Questo fu il principale metodo di guerra.
Ma la vera raffinatezza nella barbarie consisté nel portare la devastazione ed il terrore nelle parti più densamente popolate del territorio, nei punti più lontani dalle località di combattimento. Il fine era quello di scatenare il terrore e la morte su una gran parte del territorio abissino.
Questa terribile tattica ebbe successo. Uomini ed animali soccombettero. La pioggia mortale che veniva dagli aerei faceva morire tutti quelli che toccava con grida di dolore. Anche coloro che bevvero le acque avvelenate o mangiarono i cibi infetti morirono con orribili sofferenze. Le vittime dei gas italiani caddero a decine di migliaia. È stato per denunciare al mondo civile le torture inflitte al popolo etiope che mi sono deciso a venire a Ginevra. Nessun altro all'infuori di me e dei miei coraggiosi compagni d'arme poteva portarne di fronte alle Nazioni l'incontestabile prova.
Gli appelli rivolti alla Lega dai miei delegati sono rimasti senza risposta; i miei delegati non sono stati testimoni oculari. Questo è il motivo per cui mi sono deciso a venire a testimoniare contro il crimine perpetrato sul mio popolo e a porre in guardia l'Europa per il destino che l'attende se non reagisce al fatto compiuto.
C'è bisogno che io ricordi all'Assemblea i diversi atti del dramma abissino?
Negli ultimi venti anni, come reggente e come Imperatore, ho diretto i destini del mio popolo. Ho cercato continuamente di portare al mio popolo i vantaggi della civiltà e specialmente di stabilire relazioni di buon vicinato con le potenze confinanti. In particolare, riuscii a concludere con l'Italia il trattato di amicizia del 1928, che proibiva assolutamente il ricorso, per qualsiasi motivo, alla forza delle armi, sostituendola obbligatoriamente con le procedure di arbitrato e di conciliazione, sulle quali le nazioni civili hanno fondato l'ordine internazionale.
Nella sua relazione del 5 ottobre 1935, il comitato dei tredici riconosceva i miei sforzi ed i risultati da me conseguiti. [...]
Avrei certamente ottenuto risultati maggiori per il mio popolo, se continui ostacoli non mi fossero stati frapposti dal governo italiano, che incitava alla rivolta ed armava i ribelli.
In realtà, il governo di Roma, come ritiene opportuno ora proclamare apertamente, si è continuamente preparato per la conquista dell'Etiopia. I trattati di amicizia, che esso ha firmato con me, non erano sinceri; il loro unico scopo era quello di ingannarmi sulle reali intenzioni italiane. Il governo italiano afferma che per quattordici anni esso è venuto preparando le sue attuali conquiste. Pertanto, ammette oggi che quando appoggiò l'ammissione dell'Etiopia nella Lega delle Nazioni nel 1923, quando stipulò il trattato d'amicizia nel 1928, quando firmò il patto di Parigi che bandiva la guerra, stava ingannando il mondo intero. Dal canto suo, il governo abissino vide in questi solenni trattati soltanto nuove garanzie di sicurezza, che lo ponevano in grado di compiere nuovi progressi sulla via pacifica delle riforme, nella quale si era avviato e alla quale si era dedicato con tutta la sua energia e tutto il suo entusiasmo.
Per me, l'incidente di Ual-Ual del dicembre 1934 giunse come un fulmine a ciel sereno. La provocazione italiana era evidente e non esitai a ricorrere alla Lega delle Nazioni. Invocai le norme del trattato del 1928, i principi del Covenant e chiesi con insistenza la procedura di conciliazione e di arbitrato.
Sfortunatamente per l'Etiopia, era il momento in cui un certo governo riteneva che la situazione europea fosse tale da rendere imperativa l'amicizia dell'Italia. Il prezzo pagato fu l'abbandono della indipendenza abissina alla discrezione del governo italiano. Questo accordo segreto, contrario agli obblighi del Covenant, ha avuto grande influenza sul corso degli eventi. L'Etiopia e il mondo stanno ancor oggi soffrendo delle disastrose conseguenze di esso.
Questa prima violazione del Covenant fu seguita da molte altre. Sentendosi incoraggiato nella sua politica anti-etiopica, il governo di Roma intraprese febbrili preparativi di guerra, pensando che la pressione concertata che cominciava ad essere esercitata sul governo abissino avrebbe potuto riuscire a superare la resistenza del mio popolo al dominio italiano. Si doveva guadagnar tempo; così, da ogni parte furono sollevate difficoltà in modo da prolungare la procedura di conciliazione e di arbitrato. Ogni sorta di ostacoli furono frapposti a quella procedura. Alcuni governi tentarono di impedire al governo abissino di trovare degli arbitri tra i propri cittadini. Non appena il tribunale arbitrale fu costituito, vennero esercitate pressioni per ottenere una sentenza favorevole all'Italia. Tutto fu vano. Gli arbitri - due dei quali erano funzionari italiani - furono costretti a riconoscere all'unanimità che, per l'incidente di Ual-Ual e per quelli ad esso conseguenti, non si poteva attribuire alcuna responsabilità internazionale all'Etiopia.
Dopo il lodo arbitrale, il governo abissino sperò sinceramente che si potesse aprire un'era di amichevoli relazioni con l'Italia. Io stesi lealmente la mano al governo di Roma. [...]
Nell'ottobre del 1935, le cinquantadue nazioni che mi stanno ascoltando oggi mi dettero l'assicurazione che l'aggressore non avrebbe prevalso e che gli strumenti predisposti dal Covenant sarebbero stati potenziati in modo da garantire il rispetto della legge ed il fallimento della violenza.
Chiedo alle 52 nazioni di non dimenticare oggi la politica da esse intrapresa otto mesi or sono e sulla cui fede diressi la resistenza del mio popolo contro l'aggressore che essi avevano denunciato al mondo.
Nonostante l'inferiorità dei miei mezzi, la completa mancanza di aerei, artiglieria, munizioni e servizi sanitari, la mia fiducia nella Lega fu assoluta. Pensavo che fosse impossibile che 52 nazioni, tra le quali le più potenti del mondo, potessero essere tenute in iscacco con successo da un unico aggressore. Confidando nella fede dovuta ai trattati, non avevo intrapreso alcuna preparazione per la guerra e questo è anche il caso di numerose piccole nazioni europee. Quando il pericolo divenne più urgente, conscio delle mie responsabilità nei confronti del mio popolo, ho cercato di acquistare armi durante i primi mesi del 1935. Molti governi posero un embargo per impedirmi di far ciò, mentre il governo italiano, attraverso il Canale di Suez, otteneva tutte le facilitazioni per trasportare senza sosta e senza proteste, truppe, armi e munizioni. Il 3 ottobre 1935 le truppe italiane invasero il mio territorio. Poche ore più tardi decretai la mobilitazione generale. Nel mio desiderio di mantenere la pace avevo - seguendo l'esempio di un grande paese europeo al tempo della guerra mondiale - ritirato le mie truppe per trenta chilometri, in modo da eliminare ogni pretesto di provocazione.
Quindi la guerra fu condotta nelle terribili condizioni che ho esposto di fronte all'Assemblea.
Nell'impari battaglia tra un governo che ha più di 42 milioni di abitanti, che dispone di mezzi finanziari, industriali e tecnici che gli consentono di produrre quantità illimitate di strumenti mortali e un piccolo popolo di 12 milioni di anime, senza armi, senza risorse, che dispone soltanto della giustizia della propria causa e della promessa della Lega delle Nazioni, qual è stata l'effettiva assistenza fornita all'Etiopia dalle 52 nazioni che avevano dichiarato il governo di Roma colpevole di violazione del Covenant e si erano impegnate ad evitare il trionfo dell'aggressore? Veramente ogni Stato membro, com'era suo dovere fare in conseguenza della firma apposta all'articolo 16 del Covenant, ha considerato I'aggressore come se avesse commesso un atto di guerra direttamente rivolto contro di sé? Io avevo riposto tutte le mie speranze nel mantenimento di questi impegni. La mia fiducia era stata confermata dalle ripetute dichiarazioni fatte dal Consiglio per evitare che I' aggressione fosse compensata e che alla fine la forza fosse costretta a cedere di fronte alla legge. [...]
Affermo che la questione oggi all'esame dell'Assemblea è molto più vasta: non si tratta soltanto di emettere un giudizio sul problema dell'aggressione italiana. È un problema di sicurezza collettiva, della stessa esistenza della Società delle Nazioni, della fiducia riposta dagli Stati nei trattati internazionali, della promessa fatta ai piccoli Stati secondo la quale la loro integrità e indipendenza saranno rispettate. Si tratta di una scelta tra il principio dell'eguaglianza tra gli Stati e della imposizione alle piccole potenze dei legami del vassallaggio. In una parola, la questione riguarda la moralità internazionale. Forse che le firme apposte ai trattati internazionali hanno valore soltanto fino a quando le potenze firmatarie hanno un interesse personale, diretto ed immediato?
Nessun sofisma può cambiare la natura di questo problema o modificare i termini della discussione. È in piena sincerità che prospetto queste considerazioni all'Assemblea. In un momento in cui il mio popolo è minacciato di sterminio, in cui l'aiuto della Lega può evitare il colpo finale, mi sia concesso di parlare con estrema franchezza, senza reticenze e direttamente come è richiesto dal principio dell'eguaglianza degli Stati membri della Lega. A parte il Regno di Dio, non c'è sulla terra nazione che sia superiore alle altre. Se un governo forte acquista consapevolezza che esso può distruggere impunemente un popolo debole, quest'ultimo ha il diritto in quel momento di appellarsi alla Lega delle Nazioni per ottenere il giudizio in piena libertà.
Dio e la storia ricorderanno il vostro giudizio.
Ho udito affermare che le insufficienti sanzioni sin qui applicate non hanno raggiunto il loro scopo. In nessun momento, in nessuna circostanza delle sanzioni che erano deliberatamente insufficienti e deliberatamente mal applicate avrebbero potuto fermare un aggressore. Quando l'Etiopia chiedeva, come chiede, che gli fosse concesso un aiuto finanziario, si trattava forse di una misura impossibile da applicarsi? Forse che l'aiuto finanziario della Lega non era stato concesso - ed in tempi di pace - a due paesi, e proprio a due paesi che in questo caso rifiutano di applicare le sanzioni contro l'aggressore?
In presenza delle numerose violazioni da parte del governo italiano di tutti i trattati internazionali che proibivano il ricorso alle armi ed a metodi di guerra barbarici, oggi è stata presa l'iniziativa di ritirare le sanzioni. Che cosa significa, in pratica, questa decisione se non l'abbandono dell'Etiopia nelle mani del suo aggressore? Venendo, proprio nel momento in cui cercavo di fare uno sforzo supremo in difesa del mio popolo, di fronte a questa Assemblea, questa iniziativa non priva forse l'Etiopia di una delle ultime possibilità di ottenere l'aiuto e la garanzia degli Stati membri? È forse questa la guida che la Lega delle Nazioni e ciascuno degli Stati membri debbono attendersi dalle grandi potenze che affermano il loro diritto ed il loro dovere di guidare l'azione della Lega?"
Haile Selasssie I
e ancora...
Discorso alle Nazioni Unite nel 1963: "...fino a che la filosofia che ritiene una razza superiore ed un'altra inferiore non sia definitivamente e permanentemente discreditata ed abbandonata;
fino a che non cesseranno di esistere in ogni nazione cittadini di prima e seconda classe;
fino a che il colore della pelle di un uomo non diventi di significato non maggiore di quello dei suoi occhi;
fino a che i diritti umani basilari non siano egualmente garantiti a tutti indifferentemente dalla razza;
fino a quel giorno, il sogno di una pace duratura e di una cittadinanza mondiale ed il dominio della moralità internazionale rimarranno non più di una fuggente illusione, da essere perseguita, ma mai raggiunta".
Sua Maestà stesso in una intervista rilasciata negli Stati Uniti dichiara che le parole "Bianco e Nero" per classificare un essere umano andrebbero abolite dal dizionario.
Queste sono le parole di Sua Maestà Imperiale Qadamawi Haile Selassie unico e vero fondamento della Fede rastafariana.
Già San Paolo ci insegnava nella Lettera ai Colossesi, cap 3 verso 11:"in questa condizione non c'è più greco o giudeo, circonciso o incirconciso, barbaro o scita, schiavo o libero, ma Cristo, TUTTO E IN TUTTI". Noi che abbiamo accolto Cristo nella Sua seconda venuta, rivelato, come annunciato nelle Sacre Scritture, col Nome Nuovo e prezioso di Qadamawi Haile Selassie (Potenza della Trinità il Primo) non possiamo prescindere da questi insegnamenti e non possiamo non accettare la Seconda venuta di Cristo nella sua portata universale.
"Tranne il regno di Dio, non vi è su questa terra nessuna nazione che sia superiore ad un'altra." (frase del RE)
Dopo l'aggrressione fascista in Etiopia che si incentrò a uccidere bambini, monaci e innocenti con gas venevici banditi dalla comunità internazionale, RasTafari al Suo ritorno vittorioso perdonò gli italiani e comandò di non far loro del male e di essere pacifici. Mentre il generale fascista Graziani comandava agli italiani di uccidere chiunque portava la croce, l'Imperatore rivolse questo monito al Suo paese.
«In questo giorno che né gli uomini sulla terra né gli angeli in cielo avrebbero potuto prevedere o conoscere, io devo una gratitudine che bocca d'uomo non sa esprimere al Dio d'amore che mi ha messo in grado di poter essere presente in mezzo a voi. Oggi è il principio di un'era nuova nella storia dell'Etiopia [...]. Poiché è cosi, non rendete male per male. Non commettete nessun atto di crudeltà, come quelli che il nemico ha commesso contro di noi fino ad oggi."
http://www.youtube.com/watch?v=RSf5Cd41fok&NR=1
http://www.youtube.com/watch?v=FgOkAiecZ5c&feature=related
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rasnegus RastaMod

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Benedetta


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Inviato: Mer 17/Giu/2009 18:16 Oggetto: |
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Ho rivisto questo blog grazie al link postato da rasnegus e in questa sezione si possono trovare molti riferimenti a passi biblici riguardo al Messia ( http://re-messia.blogspot.com/2007/10/chi-mashiach-le-scritture-ispirate-che.html )
Salmi 72
Gloria del regno messianico
(1R 3:5-14; 4:20-25)(Is 9:5-6; 11:1, ecc.; Gr 23:5-6; Za 9:9-10; Lu 1:31-33, 68-75; Is 65:16-25)
1 Di Salomone.
O Dio, da' i tuoi giudizi al re e la tua giustizia al figlio del re;
2 ed egli giudicherà il tuo popolo con giustizia
e i tuoi poveri con equità!
3 Portino i monti pace al popolo,
e le colline giustizia!
4 Egli garantirà il diritto ai miseri del popolo,
salverà i figli del bisognoso,
e annienterà l'oppressore!
5 Ti temeranno finché duri il sole,
finché duri la luna, di epoca in epoca!
6 Egli scenderà come pioggia sul prato falciato,
come acquazzone che bagna la terra.
7 Nei suoi giorni il giusto fiorirà
e vi sarà abbondanza di pace finché non vi sia più luna.
8 Egli dominerà da un mare all'altro
e dal fiume fino all'estremità della terra.
9 Davanti a lui s'inchineranno gli abitanti del deserto,
i suoi nemici morderanno la polvere.
10 I re di Tarsis e delle isole gli pagheranno il tributo,
i re di Seba e di Saba gli offriranno doni;
11 tutti i re gli si prostreranno davanti,
tutte le nazioni lo serviranno.
12 Poich'egli libererà il bisognoso che grida
e il misero che non ha chi l'aiuti.
13 Egli avrà compassione dell'infelice e del bisognoso
e salverà l'anima dei poveri.
14 Riscatterà le loro anime dall'oppressione e dalla violenza e il loro sangue sarà prezioso ai suoi occhi.
15 Egli vivrà; e a lui sarà dato oro di Seba,
la gente pregherà per lui tutto il giorno, lo benedirà sempre.
16 Vi sarà abbondanza di grano nel paese, sulle cime dei monti.
Ondeggeranno le spighe come fanno gli alberi del Libano
e gli abitanti delle città fioriranno come l'erba della terra.
17 Il suo nome durerà in eterno,
il suo nome si conserverà quanto il sole;
gli uomini si benediranno a vicenda in lui,
tutte le nazioni lo proclameranno beato.
18 Sia benedetto Dio, il SIGNORE,
il Dio d'Israele,
egli solo opera prodigi!
19 Sia benedetto in eterno il suo nome glorioso
e tutta la terra sia piena della tua gloria!
Amen! Amen!
20 Qui finiscono le preghiere di Davide, figlio d'Isai.
Isaia 9,1-6
1 Il popolo che camminava nelle tenebre,
vede una gran luce;
su quelli che abitavano il paese dell'ombra della morte,
la luce risplende.
2 Tu moltiplichi il popolo,
tu gli largisci una gran gioia;
esso si rallegra in tua presenza come uno si rallegra
al tempo della mietitura,
come uno esulta quando spartisce il bottino.
3 Infatti il giogo che gravava su di lui,
il bastone che gli percoteva il dorso,
la verga di chi l'opprimeva
tu li spezzi, come nel giorno di Madian.
4 Difatti ogni calzatura portata dal guerriero nella mischia,
ogni mantello sporco di sangue,
saranno dati alle fiamme,
saranno divorati dal fuoco.
5 Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato,
e il dominio riposerà sulle sue spalle;
sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente,
Padre eterno, Principe della pace,
6 per dare incremento all'impero
e una pace senza fine al trono di Davide e al suo regno,
per stabilirlo fermamente e sostenerlo
mediante il diritto e la giustizia,
da ora e per sempre:
questo farà lo zelo del SIGNORE degli eserciti.
Isaia 11,1-5
Il Messia e il suo regno
(Is 42:1-4; Gr 23:5-6) Is 65:17-25
1 Poi un ramo uscirà dal tronco d'Isai,
e un rampollo spunterà dalle sue radici.
2 Lo Spirito del SIGNORE riposerà su di lui:
Spirito di saggezza e d'intelligenza,
Spirito di consiglio e di forza,
Spirito di conoscenza e di timore del SIGNORE.
3 Respirerà come profumo il timore del SIGNORE,
non giudicherà dall'apparenza,
non darà sentenze stando al sentito dire,
4 ma giudicherà i poveri con giustizia,
pronuncerà sentenze eque per gli umili del paese.
Colpirà il paese con la verga della sua bocca,
e con il soffio delle sue labbra farà morire l'empio.
5 La giustizia sarà la cintura delle sue reni,
e la fedeltà la cintura dei suoi fianchi.
Isaia 42
Il servo del Signore
Is 49:1-9 (Mt 12:15-21; Ro 15:8-12)
1 «Ecco il mio servo, io lo sosterrò;
il mio eletto di cui mi compiaccio;
io ho messo il mio spirito su di lui,
egli manifesterà la giustizia alle nazioni.
2 Egli non griderà, non alzerà la voce,
non la farà udire per le strade.
3 Non frantumerà la canna rotta
e non spegnerà il lucignolo fumante;
manifesterà la giustizia secondo verità.
4 Egli non verrà meno e non si abbatterà
finché abbia stabilito la giustizia sulla terra;
e le isole aspetteranno fiduciose la sua legge».
5 Così parla Dio, il SIGNORE,
che ha creato i cieli e li ha spiegati,
che ha disteso la terra con tutto quello che essa produce,
che dà il respiro al popolo che c'è sopra
e lo spirito a quelli che vi camminano.
6 «Io, il SIGNORE, ti ho chiamato secondo giustizia
e ti prenderò per la mano;
ti custodirò e farò di te l'alleanza del popolo,
la luce delle nazioni,
7 per aprire gli occhi dei ciechi,
per far uscire dal carcere i prigionieri
e dalle prigioni quelli che abitano nelle tenebre.
8 Io sono il SIGNORE; questo è il mio nome;
io non darò la mia gloria a un altro,
né la lode che mi spetta agli idoli.
9 Ecco, le cose di prima sono avvenute
e io ve ne annunzio delle nuove;
prima che germoglino, ve le rendo note».
10 Cantate al SIGNORE un cantico nuovo,
cantate le sue lodi all'estremità della terra,
o voi che scendete sul mare, e anche gli esseri che esso contiene,
le isole e i loro abitanti!
11 Il deserto e le sue città alzino la voce!
Alzino la voce i villaggi occupati da Chedar!
Esultino gli abitanti di Sela,
prorompano in grida di gioia dalla vetta dei monti!
12 Diano gloria al SIGNORE,
proclamino la sua lode nelle isole!
Gr 50:1, ecc. (2Co 10:4-5; Ap 6:2)
13 Il SIGNORE avanzerà come un eroe,
ecciterà il suo ardore come un guerriero;
manderà un grido, un grido tremendo,
trionferà sui suoi nemici.
14 «Per lungo tempo ho taciuto,
me ne sono stato tranquillo, mi sono trattenuto;
ora griderò come una che sta per partorire,
respirerò affannosamente e sbufferò a un tempo.
15 Io devasterò montagne e colline,
ne farò seccare tutte le erbe;
ridurrò i fiumi in isole,
asciugherò gli stagni.
16 Farò camminare i ciechi per una via che ignorano,
li guiderò per sentieri che non conoscono;
cambierò davanti a loro le tenebre in luce,
renderò pianeggianti i luoghi impervi.
Sono queste le cose che io farò e non li abbandonerò.
17 Ma volgeranno le spalle, coperti d'infamia,
quelli che confidano negli idoli scolpiti
e dicono alle immagini fuse:
"Voi siete i nostri dèi!"
Mt 13:9-15; De 28:30-34; Am 4:6-11
18 «Ascoltate, sordi,
e voi, ciechi, guardate e vedete!
19 Chi è cieco, se non il mio servo,
e sordo come il messaggero inviato da me?
Chi è cieco come colui che è mio amico,
cieco come il servo del SIGNORE?
20 Tu hai visto molte cose, ma non vi hai posto mente;
gli orecchi erano aperti, ma non hai udito nulla».
21 Il SIGNORE si è compiaciuto, per amore della sua giustizia,
di rendere la sua legge grande e magnifica;
22 ma questo è un popolo saccheggiato e spogliato;
sono tutti legati in caverne,
rinchiusi nelle prigioni.
Sono abbandonati al saccheggio, e non c'è chi li liberi;
spogliati, e non c'è chi dica: «Restituisci!»
23 Chi di voi presterà orecchio a questo?
Chi starà attento e ascolterà in avvenire?
24 Chi ha abbandonato Giacobbe al saccheggio
e Israele in balia dei predoni?
Non è stato forse il SIGNORE?
Colui contro il quale abbiamo peccato,
nelle cui vie non si è voluto camminare
e alla cui legge non si è ubbidito?
25 Perciò egli ha riversato su Israele la sua ira furente
e la violenza della guerra;
la guerra l'ha avvolto nelle sue fiamme, ed egli non ha capito;
l'ha consumato, ed egli non se l'è presa a cuore.
http://www.islamic-awareness.org/Bible/Text/Canon/ethiopican.html _________________ ..tribulations a just fi mek yuh stronga
love yuh self and it will help yuh fi get ova.. |
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rasnegus RastaMod

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Inviato: Gio 18/Giu/2009 13:24 Oggetto: |
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Copio e incollo il blog citato da Benedetta, per chiaire meglio le profezie che vediamo compiutesi in Germawi Qedamawi Haile Selassie e per aiutare gli utenti a capire che tutta la Scrittura è concepita per annunciare il Regno del Messia. Questa tradizione "messianica" è un -continuum- che dall'ebraismo giunge al cristianesimo, senza cambiamento alcuno, se non per il riconoscimento (o meno) del Messia stesso in Yasus Krestòs.
"-È dunque utile una pur generale panoramica sul fenomeno messianico, a partire dal modo in cui esso figuri presentato nella Sacra Bibbia, cui noi facciamo riferimento secondo il canone etiopico sancito dal Re dei Re stesso nell’anno 1953 E.C. (1960/61; per informazioni al riguardo visitare il link: Canone biblico etiopico): vi sono dunque inclusi, in ossequio alla millenaria ed autorevole venerazione di cui tradizionalmente godevano presso la Cristianità etiopica, alcuni libri aggiuntivi rispetto al canone romano-cattolico; tra questi, risultano cruciali ai fini della trattazione messianica, nello specifico, il Libro di Henok (Metzhafe Henok), il Libro dei Giubilei (Metzhafe Kufale) e l’Apocalisse di Ezra (Ezra Sutu’el), che saranno qui citati, com’è dunque ovvio, con riconoscimento di piena e vincolante autorità canonica.
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Chi è il Mashiach (Messia)?
Non sarebbe errato affermare che la Sacra Bibbia sia un libro orientato al Messia, imperniata cioè sul fondamento che la regalità di Dio, da essa proclamata in ogni singola lettera, si sarebbe un giorno manifestata nel mondo visibile e nella storia umana per mezzo di un Uomo divino, il Mashiach (Messia); il compito di Questi sarebbe consistito nel ricucimento dell’originale comunione tra Dio e uomo, frantumata dal peccato, e dunque nella restaurazione della realtà alla sua perfezione primigenia, allo stato di beatitudine e prosperità in cui era stata originariamente pensata ed attuata dal Creatore prima che la trasgressione umana intervenisse a contaminarla. E’ dunque necessario comprendere che la redenzione messianica, seppur prospettata dalle Scritture come un evento storicamente riservato al tempo futuro, vi è comunque concepita, sotto il profilo ontologico, più come moto di ritorno che non come evoluzione progressiva, essendo l’assenza del male nella natura e l’Immagine di Dio nell’Uomo condizioni naturali che necessitano di essere riacquisite piuttosto che introdotte. Il Messia è dunque l’Adam Kadmon (Qadamawi), l’Adamo primigenio: con ciò non si intende, sia chiaro, che Egli si identifichi personalmente con l’Adamo che operò il peccato, ma al contrario che incarni l’Adamo Edenico precedente al peccato, ossia l’Uomo dall’originaria e indivisa intenzione divina, l’Archetipo dell’Uomo rispondente all’intenzione e volontà di Dio.
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Anche dopo la loro divisione, le tradizioni giudaica e cristiana concordano nell’attribuire all’intera Scrittura questo senso massimamente messianico: se il Cristo fu accolto dai propri discepoli come “Colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i profeti” (Giovanni 1, 45), il Talmud sa bene che “tutti i profeti profetizzarono soltanto in riferimento ai giorni del Messia” (Berachot 34b; Sanhedrin 99a). In generale, i profeti annunciarono che ai tempi del Mashiach (yemot ha-Mashiach) si sarebbe verificato un rinnovamento spirituale talmente radicale da condurre gli esseri umani a dimorare alla presenza di Dio come era stato per i loro progenitori Adamo ed Eva prima dell’espulsione dal Giardino di Eden. Proprio in conseguenza di questo benefico rinnovamento del rapporto con Dio anche le relazioni degli esseri umani tra di loro e con il resto del creato sarebbero state finalmente risanate, producendosi di ciò segni storicamente tangibili: per citarne soltanto alcuni tra i più rilevanti, la guerra e le violenze avrebbero cessato di esistere, i poveri e gli afflitti sarebbero stati riabilitati, la giustizia sociale avrebbe prevalso universalmente, la conoscenza di Dio avrebbe riempito la terra come l’acqua ricopre il fondo dei mari e persino la natura avrebbe tripudiato al sopraggiungere di quel giorno. Ciò che ne risultava in sintesi significato è che l’avvento del Mashiach avrebbe in un modo o nell’altro segnato un’irruzione di Dio nella storia assolutamente superiore a quelle, pur salvifiche e prodigiose, sino ad allora esperite da Israele, e per mezzo di quest’ultimo dall’umanità tutta.
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Queste aspettative lasciano già intuire quanto la missione del Messia sia concepita, nelle Scritture, in termini fisicamente concreti, come un evento da realizzarsi dunque nella storia e nella realtà visibile, entro i confini del tempo e dello spazio. La mentalità ebraica non avrebbe potuto neppure concepire un’idea di redenzione che riguardasse esclusivamente l’interiorità umana o il mondo spirituale, in quanto non intende le relazioni corpo/anima e terra/cielo secondo gli schemi oppositivi e divisivi che sono invece propri della visione occidentale del mondo, dovuti infatti all’influsso di categorie filosofiche dualistico-pagane sul cristianesimo occidentale; Adonay (il Signore) si era presentato a Israele per la prima volta con un atto salvifico tutt’altro che privo di implicazioni secolari - la liberazione degli Ebrei dalla schiavitù egiziana, spirituale e morale certo, ma sociale e politica nondimeno- e così anche l’avvento del Messia avrebbe dovuto investire la realtà a tutti i suoi livelli.
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Cosa significa il titolo “Mashiach”?
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Letteralmente la definizione di Mashiach indica chi sia distinto dall’ordinario e consacrato mediante un atto di unzione sacramentale. Essa poteva perciò applicarsi ad individui introdotti ad una speciale relazione con lo Spirito di Dio in funzione di specifici compiti religiosi, politici, sociali, come nel caso di sovrani, sacerdoti e profeti. Nondimeno varie occorrenze chiariscono che la dignità “messianica” così intesa potesse essere anche direttamente conferita da Dio a prescindere da qualsivoglia mediazione istituzionale e/o cultuale umana, ed in tal senso il titolo può riferirsi in generale a quanti si trovino in uno stato di particolare prossimità spirituale all’Eterno. In ogni caso, nella Bibbia è soltanto in riferimento al sovrano che esso figura in forma sostantivata, altrove utilizzandosi soltanto come aggettivo; in altri termini, mentre si poteva parlare di un sacerdote o di una devoto unto/messia, il re soltanto veniva nella società del tempo apostrofato come Meshiach ELOHIM, l’Unto di Dio per eccellenza.
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Questo ci aiuta a comprendere come mai anche il Redentore del futuro divenne noto come Mashiach. Giacché infatti le primissime profezie Lo mettevano in relazione al concetto di regalità, annunciando in seguito che si sarebbe trattato di un RE della stirpe di Davide, divenne presto chiaro che Egli sarebbe stato Mashiach / Consacrato al modo dei Suoi antenati regnanti terreni; poiché tuttavia la Sua unzione era di gran lunga più autorevole, compiuta da Dio in persona per mezzo del Suo Spirito (Isaia 11), si sarebbe trattato non più di un qualsiasi mashiach transitorio, ma del Messia vero ultimo perfetto, il Maschiach del quale i messia passeggeri erano stati incompiute prefigurazioni.
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La discendenza del Messia
La storia sacra matura progressivamente una serie di segni funzionali al riconoscimento del Messia tra gli uomini. Il primo è che Egli sarebbe stato un nato da donna, giacché soltanto un essere umano avrebbe potuto operare la riconciliazione dell’umanità tutta con Dio a seguito del peccato originario; essendo infatti compito del Messia la riparazione a questa frattura, tradizione ebraiche e proto-cristiane concordano nell’interpretare in senso messianico le parole pronunciate dal Signore contro il serpente tentatore proprio al momento dell’espulsione degli antenati dall’Eden, appena dopo cioè il verificarsi del peccato stesso: “E io porro inimicizia fra te e la donna e fra il tuo seme e il seme di lei; questo ti schiaccerà il capo” (Genesi 3, 15). Il seme di lei deve così intendersi come simbolico riferimento al Messia, che nel Suo avvento escatologico doveva schiacciare il capo al serpente, personificazione del peccato e delle sue conseguenze a tutti i livelli di esistenza.
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L’elezione di Israele, realizzata con la chiamata di Abramo e dei patriarchi suoi eredi, deve comprendersi come categoria teologica e sfrondarsi perciò delle sue strumentalizzazioni etnico-nazionalistiche: con ciò non si intende affermare –lo ripetiamo- che la promessa che ne consegue sia priva di implicazioni sul piano secolare, ma soltanto che il suo concetto vada giustamente interpretato come consacrazione di una nazione –quella ebraica- alla sacra missione di custodia del patto divino in vista della salvezza di tutte le genti, e non dunque in quanto preferenza espressa da Dio nei confronti di una singola entità etnica o politica; sovente fraintesa come la più angustamente nazionalistica tra le dottrine della Bibbia, quella dell’elezione risulta al contrario costituirne il cuore universalistico, e non è un caso, infatti, che al momento della sua elezione Israele neppure esistesse fisicamente, essendo soltanto un potenziale contenuto nei lombi di Abramo e prefigurato nei suoi atti di fede e nelle sue opere di giustizia. Ciò posto, si comprende allora che una simile promessa -proprio per il suo carattere marcatamente universalistico, palesato dalle parole rivolte al patriarca: “In te saranno benedette tutte le stirpi della terra”- acquisisca significato soltanto nella prospettiva messianica, essendo quest’ultima l’unica a garantirne la realizzazione; oltre che un essere umano, dunque, il Messia avrebbe dovuto essere un Israelita, un discendente dei patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe (Genesi 12, 2; 18, 18; 28, 14).
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Profezie messianiche immediatamente successive iniziano a delineare la connotazione regale del Messia; Egli sarà cioè, in ebraico, ha-Melekh ha Mashiach (Re Messia, in etiopico: Negus Mesih). Il nipote di Abramo, Giacobbe/Israele, profetizzò che tra i suoi dodici figli, capostipiti delle altrettante tribù componenti il popolo di Israele, alla stirpe di Judah sarebbe spettato ospitare la regalità, e più specificamente, in seno a questa, il seme messianico (Genesi 49, 10): “Lo scettro non sarà rimosso da Yihuda né il bastone del comando tra i suoi piedi fino a che venga Shiloh/Colui al quale spetta l’obbedienza dei popoli”. Ancora nella Torah, nel libro dei Numeri, si parla del Messia come di “un astro che spunta da Giacobbe, uno scettro da Israele” (Numeri 24, 17). Sul finire dell’epoca degli shoftim (i “giudici”), la madre del profeta e nazireo Samuele, Anna, soggetta ad ispirazione, preannuncia che “il Signore giudicherà le estremità della terra, e darà forza al Suo Re, innalzerà la Potenza del Suo Mashiach”; tale passo è cruciale, potendosi a buon diritto considerare la prima evenienza biblica in cui al sovrano e redentore escatologico venga letteralmente applicato lo specifico titolo di Mashiach (ISamuele 2, 10).
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Il successivo e definitivo segno per il riconoscimento del Messia affermatosi nella storia sacra è che Egli sarebbe stato un discendente di Davide, il giusto e devoto sovrano di Israele cui Dio aveva appunto concesso questa promessa, l’Alleanza Messianica, espressa nella Bibbia in innumerevoli occasioni (si veda per le principali: Salmo 89; II Samuele 7; I Cronache 17, 11-14; II Cronache 6, 16; Salmo 18, 50; Salmo 61, 6; Salmo 63, 11; Salmo 78, 70; Salmo 122, 5; Salmo 144, 10). Per quanto Davide possa aver in parte meritato tale elezione a motivo della propria rettitudine, anche in questo caso, similmente a quanto affermato in merito all’alleanza abramica, la selezione di una stirpe specifica per la nascita del Messia non deve certo intendersi come preferenza familiare assoluta da parte di Dio, trattandosi al contrario di una scelta mirata a provvedere i segni utili al riconoscimento del Salvatore in cui gli uomini di ogni luogo ed epoca dovranno riporre speranza. Tale promessa, inoltre, non si pone in antitesi con le precedenti, ma anzi le completa, giacché la famiglia davidica, oltre a discendere ovviamente da Abramo, si collocava più specificamente nella stirpe di Judah cui Giacobbe aveva, come si è visto sopra, promesso la regalità.
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Nella mentalità ebraica, pertanto, nessun individuo privo della discendenza davidica avrebbe mai potuto pretendere uno status messianico, e sino ad oggi ciascun candidato messianico della storia ebraica – che fosse veritiero (nostro Signore Iyasus Krestos) o falso (Bar Kosiba, Shabtai Tsevì, Rebbe Schneerson, ecc.) è stato sempre presentato come un davidide dai suoi discepoli. Per quel che riguarda il vero Messia, due dei quattro Vangeli cristiani si aprono attestando appunto la discendenza di Iyasus (Gesù) da David, a dimostrazione del carattere cruciale di tale prerequisito, in assenza del quale, anche a voler proporre una valutazione meramente storica, nessun Israelita avrebbe potuto prendere in considerazione la Messianicità di Quegli; allo stesso modo, tutti gli Etiopi sanno dalla propria Tradizione Vivente che Qadamawi Haile Sellassie discende legittimamente da Davide tramite il figlio di questi Salomone, come attestato tra l’altro nel K'bra N'ghest, essendo questo uno dei fondamentali caratteri costitutivi dell’Etiopia in quanto Nuovo Israele biblico, ed è per questa ragione che il motto della monarchia etiopica, antica di 3000 anni, affermava che "il Leone ha prevalso dalla tribù di Judah".
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Varie tipologie messianiche
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È evidente e accettato che la Bibbia, in quanto insieme complesso di libri, descriva il Messia secondo modalità varie, sostanzialmente categorizzabili, sulla base dei loro parametri, in alcune tipologie principali cui potrebbero affiancarsene altre ausiliarie. Se complesso, tuttavia, la Bibbia è altresì insieme organico, e in merito a tale categorizzazione non bisogna dunque confondersi: le varie tipologie possono essere sì giustamente individuate e isolate, ma per convenzionale finalità descrittiva e funzionale accomodamento alla limitata comprensione umana. In quanto fedeli di mentalità biblica non accettiamo dunque la tendenza storico-critica a ritenere dette tipologie come rimontanti a concezioni originariamente parallele se non opposte, giacchè ciò equivarrebbe ad una negazione della profezia; piuttosto, comprendiamo che l’incommensurabilità della Persona messianica e la complessità della Sua missione, irrisolvibili in un’unica modalità descrittiva, abbiano giustamente ricevuto trattazioni diverse da parte dei singoli autori biblici in accordo alle rivelazioni e ispirazioni da essi ricevute. Così posta la questione, le varie tipologie risultano dunque assolutamente complementari.
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La principale tipologia messianica così individuabile è Messianico-Regale, quella cioè di cui si sono già sin qui descritte le fasi iniziali, ma che fu notevolmente ampliata nella successiva epoca profetica. Si tratta del paradigma descrivente il Messia, appunto, come un Re discendente dalla stirpe di Davide che dovrà regnare sul trono da questi inaugurato; nonostante il cristianesimo abbia, per ragioni politiche (teologia imperiale bizantina) e filosofiche (spiritualismo ellenistico), spiritualizzato ogni aspettativa in merito, non vi è alcun dubbio che le numerose espressioni bibliche descrivano il Re Messia come sovrano operante nella realtà fisica, anche politicamente, e parimenti il suo governo come un’entità storico-politica concreta. Si è definita questa tipologia come principale non soltanto in quanto è la più diffusa e radicata nella Bibbia, cui sovente le altre si affiancano in un ruolo ancillare, ma soprattutto perché è invero da essa che la stessa categoria concettuale e linguistica di “Messia” prende sostanza, essendo storicamente mashiach, come si è visto, proprio il titolo cerimoniale dei sovrani dividici.
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A questo paradigma si affiancano altre due tipologie comunque primarie per rilevanza e ricorrenza, quelle definite, dal carattere messianico che descrivono, del “Figlio d’Uomo” e del “Servo Sofferente”, la prima riconducibile alle esperienze mistiche incorporate nella letteratura apocalittica, l’altra principalmente descritta in alcuni capitoli del libro di Isaia pur non mancandone espressioni anche altrove. Su queste tipologie si tornerà a tempo debito e le loro connotazioni risulteranno allora più chiare.
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Quali sono i caratteri del Re Mashiach secondo la Bibbia?
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Soffermandoci per ora principalmente sulla tipologia regale e leggendo la Bibbia da una prospettiva complessiva –prescindendo cioè in questa sede, per ragioni di sintesi, da una considerazione dei successivi tempi in cui la manifestazione storica dell’aspettativa si sia articolata- si possono individuare i seguenti tratti come elementi preminenti e caratteristiche principali dell’identità del Melekh ha-Mashiach / Re Messia (Nota: chi sia interessato seriamente alla comprensione delle realtà enunciate dovrebbe consultare effettivamente i passi biblici di seguito elencati e associati ai caratteri messianici, risultandone altrimenti ogni profonda percezione delle stesse inevitabilmente compromessa):
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1- Il Messia dovrà essere un discendente della tribù di Judah, e più precisamente un Regnante della stirpe di Davide. Egli insedierà un regno storico nella realtà fisica, sedendo personalmente sul Trono davidico; una Regina sarà inoltre al Suo fianco qual sposa e Gli recherà prole (Genesi 49,10; Giubilei 31, 19-20; I Samuele 2, 10; II Samuele 22, 51; II Samuele 7, 12-14; Salmo 45, 1-8; Salmo 72; Salmo 132, 11. 17-18; Isaia 9, 1-6; Isaia 32, 1; Isaia 11, 1-5; Isaia 16, 5; Geremia 23, 5-6; Ezechiele 34, 23-25; Zaccaria 6, 12-13; Amos 9, 11-12; Osea 3, 5; Geremia 33, 23-26).
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2- Al Suo avvento gli muoveranno guerra le nazioni avide di dominio e bramose di opprimere la terra ed i suoi abitanti, contro la volontà di Dio. Tuttavia Egli prevarrà, le ammonirà nel diritto e nella giustizia con la Parola della Sua bocca causando la loro disfatta e manifestando la rettitudine del Suo Regno Cristico contro l’iniquità su cui poggiano i domini anticristici; (Salmo 2, 1-9; Zaccaria 14, 1-5; Salmo 48, 3-8; Salmo 110, 1; Apocalisse di Ezra 13, 30-38; Henok 48, 8.10; Henok 62, 2; Apocalisse di Ezra 12, 31-34; Isaia 42, 1-4; Isaia 11, 4-5; Isaia 2, 17).
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3- A seguito di ciò, Egli manterrà un Regno di Pace in virtù del quale i popoli giungeranno a disimparare l’arte della guerra e a mutare i loro strumenti bellici distruttivi in utensili produttivi per il miglioramento della specie; Egli stesso sarà supremo mediatore e operatore di pace (Henok 52, 8-9; Salmo 46, 9; Isaia 2, 4: Isaia 9, 6; Isaia 11, 6; Isaia 52, 7; Zaccaria 9, 10; Michea 5, 5; Salmo 72, 7).
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4- Il suo avvento segnerà il rimpatrio dei dispersi di Israele dai quattro angoli della terra. Allo stesso tempo, però, in Lui saranno radunate anche tutte le altre nazioni, che allora guarderanno all’Unico Dio, al Suo Tempio e alla Sua Santa Gerusalemme (Geremia 23, 7-8; Geremia 30, 9-10; Apoc. Ezra 13, 39-40; Neemia 1, 9; Salmo 14, 7; Salmo 53, 6; Salmo 147, 2; Isaia 2, 1-5; Isaia 11, 12; Isaia 25, 6-8; Isaia 56, 8; Ezechiele 11, 17; Ezechiele 20, 34; Sofonia 3, 10; Geremia 33, 23-26; Isaia 49, 22; Isaia 56, 7).
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5- Il Mashiach è un Essere Umano in carne ed ossa, ma allo stesso tempo è realmente e pienamente Dio, di natura eterna e pre-esistente, e non un semplice uomo mortale. Pertanto Egli riceve titoli divini, e persino il Nome esplicito, il Tetragramma descrittivo dell’essenza di Dio e dunque inapplicabile dalle Scritture a chiunque che non sia l’Altissimo in persona, chiamandosi così ADONAY TSADKENU /Adonay nostra giustizia (Pre-esistenza: Henok 48, 3. 6; Henok 62, 6-7; Apoc. Ezra 12, 31-34; Salmo 110, 3; Michea 5, 2; Dio nella carne: Isaia 42, 13; Henok 25, 3; Giubilei 1, 26-28; Isaia 48, 12-14. 16; Isaia 52, 8; Ezechiele 37, 26-28; Michea 5, 1-4; Zaccaria 2, 10-11; Zaccaria 14, 9; Ezechiele 34, 11; chiamato ADONAY TSADKENU: Geremia 33, 16; chiamato EL GHIBBOR / Dio Potente: Isaia 9, 6; chiamato EMMANUEL / Dio con noi: Isaia 7, 14; 8, 8; chiamato ELOHIM / Dio: Salmo 45, 6 il Suo Nome è la salvezza: Henok 48, 7; Salmo 72, 17).
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6- Il Suo Regno è Eterno e Universale (Daniele 7, 13-14; Salmo 72, 5-7; II Samuele 7, 16; Salmo 45, 17; Isaia 2, 3; Isaia 25, 7; Isaia 56, 7).
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Nota: la ricerca storico-critica contesterebbe qui che le citazioni da Henok e Daniele non sarebbero propriamente da riferirsi alla tipologia davidico-regale. Dissentiamo tuttavia con questo punto non soltanto a motivo del suo fondamento speculativo –non essendo, come si è detto, le varie tipologie artificiosamente e radicalmente separabili, e riferendosi esse a un unico Messia, è inevitabile che si intersechino e sovrappongano fluidamente- ma anche nel suo contenuto specifico, dal momento che: 1) il Figlio d’Uomo ampiamente descritto in Henok è denominato due volte mashiach nel libro, con chiaro riferimento dunque alla Sua unzione regale, e la Sua intronizzazione vi è ripetutamente menzionata; 2) il Figlio d’Uomo in Daniele fu sempre inevitabilmente identificato con il Re Messia davidico lungo tutta la storia interpretativa d’Israele, come attestano ancora le fonti giudaiche, ad esempio un dibattito che coinvolge Rabbi Akiba (TB Hagiga II, 1, 14 a) o altri scritti rabbinici quali TB Sanhderin 96b e Tanhuma Toledoth 20 (70b); per contro, l’attitudine interpretativa caratterizzante il giudaismo odierno di identificare questo Figlio d’Uomo con il popolo di Israele è attestata solo a partire da epoca molto tarda, medievale, e molto probabilmente sorta dunque in polemica con il Cristianesimo.
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Più avanti sarà nostro compito esaminare questi punti singolarmente, rilevandone il compimento nella vita terrena del Re Messia, Qadamawi Haile Sellassie. È ora possibile prendere in considerazione le altre, non meno importanti, tipologie messianiche presenti nelle Scritture Sacre."
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rasnegus RastaMod

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Inviato: Mer 01/Lug/2009 18:04 Oggetto: |
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"In quel giorno la radice di Jesse...alzerà una bandiera verso i gentili e raccoglierà i dispersi di Israele." Isaia 11,10-12.
Questo passo di Isaia è ricco di meditazioni, vediamo perchè.
Il termine che usa Luca per "bandiera" è "semeion", termine greco che in ebraico significa sia segno ('ot) o appunto BANDIERA (nes).
Jesse è padre di Davide, quindi si parla del seme di Davide, della sua stirpe. Infatti, quando nella Bibbia si dice radice di Jesse si intende la discendenza di Davide, e quindi si parla profeticamente di Cristo, che viene dalla discendenza davidica (di Judah). In questo passo si dice che quando SI RIVELERA' IL MESSIA SI ALZERA' UNA BANDIERA verso i Gentili. I Gentili sono le genti, cioè i pagani. Quindi tale bandiera conquisterà le genti pagane, convertendole. Questo già accade e si sta compiendo la profezia già nei nostri tempi; basti pensare all'italia RasTa o alla diffusione in europa di RasTafari, o ancora alla presenza in Zion/Etiopia di fratelli RasTa "bianchi" (a tal proposito risulta ancora più infondato il luogo comune secondo cui il Tafarismo sia solo per gli africani. Da questo passo vediamo che devono essere conquistati anche i gentili, babilon, e che la conversione dei gentili fa parte del disegno escatologico e del rimpatrio fisico e /o spirituale).
Ma infine il passo dice anche che LA BANDIERA RACCOGLIERA' I DISPERSI DI ISRAELE, cioè i dispersi della diaspora nera, gli israeliti, cioè tutti gli africani sparsi nel mondo (che derivano dagli etiopi, israeliti, popolo di Jah, come già diceva l'Onorabile M. Garvey e l'onorabile Padre Howell). Ciò è palese; basta pensare che la diaspora nera e la schiavitù nera è la più lunga che sia mai esistita (400 anni, come daltronde quella di Israele nei tempi veterotestamentari: gli africani vengono schiavizzati dal 1492, anno in cui Cristoforo Colombo inizia la schiavitù e dispersione dei neri, al 1892, anno in cui si manifesta Sua Maestà e abolisce la schiavitù. 400 anni precisi...)
Con RasTafari si compie anche tale profezia perchè grazie alla bandiera Imperiale dell'Etiopia (red glod and green) si salvano anche i pagani e partecipano della Rivelazione e del rimpatrio ("Non esiste più giudeo né greco, non esiste schiavo né libero, non esiste uomo o donna: tutti siete una sola persona in Cristo Gesù"... e ancora "e ciò affinché la benedizione di Abramo arrivasse ai gentili in Cristo"); e infine si raccolgono gli israeliti dispersi, DUNQUE AVVIENE IL RIMPATRIO. La bandiera dell'Etiopia, poi, non è convenzionale ma biblica, essendo la raffigurazione dell'arcobaleno, simbolo biblico del patto di Dio con l'uomo dopo il diluvio. L'arcobaleno nella Bibbia compare presso il Trono di Dio, a conferma della divinità del Trono di Cristo Haile Selassie I in Itiopia.
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jahul

 Sesso:  Età: 23 Messaggi: 379 Località: mestre (VE) Impiego: studente Interessi: RasTafarI
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Inviato: Mer 01/Lug/2009 21:49 Oggetto: |
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qualche frase presa dal Kebra..
Primo, Dio rovescerà per lui i suoi nemici, e non sarà preso dalla mano del nemico. Secondo, Dio lo farà regnare con Lui e con la Sua rettitudine e lo farà sedere alla Sua Destra. Terzo, Dio lo farà regnare sulla terra con gloria e gioia, dirigerà il suo regno per lui e le nazioni cadranno ai suoi piedi (Kebra Nagast, cap. 44)
L'Etiopia si chinerà davanti a Lui, e i Suoi nemici mangeranno la polvere. Etiopia tenderà le sue mani a Dio, ed Egli l'accoglierà con onore, e i Re della Terra loderanno Dio. (Kebra Nagast, cap. 50)
Il sole discendeva e illuminava il paese d'Etiopia. Ma poi di nuovo il sole scendeva dal cielo sul paese di Giudea e la illuminò con maggiore fulgore di quanto avesse fatto la prima volta; però gli Israeliti non lo considerarono, bensì desideravano oscurare la sua luce. Esso allora sorse sotto la terra in un posto dove non se l'aspettavano, e illuminò il paese d'Etiopia, e in seguito tutti quelli che credevano in esso (Kebra Nagast, cap. 56)
[Zion] non è stata data a uno sconosciuto, bensì al tuo [di Re Salomone] primogenito, chè dovrà sedere sul trono di Davide tuo Padre. Poichè Dio ha davvero promesso a Davide che il frutto del suo corpo Egli avrebbe fatto sedere sul suo trono per sempre. Lo porrò sopra tutti i Re della terra e il suo trono sarà come i giorni in paradiso e come la rotazione della luna, per sempre (Kebra Nagast, cap. 60)
Era impossibile portare via Zion a meno che essa stessa non volesse assieme a Dio (Kebra Nagast, cap. 61)
Il Salvatore che verrà dalla tua [di Re Salomone] discendenza, con la Sua venuta vi renderà liberi e vi porterà fuori dallo Sheol, luogo dove voi soffrirete con dolore insieme ai vostri padri, fino a che giungerà il Salvatore. Poichè dalla tua discendenza verrà un Salvatore che vi libererà, voi e coloro che furono prima di voi, e quelli che [verranno] dopo di voi.(Kebra Nagast, cap. 67)
Egli, Colui che regnò sul trono di Davide, Suo padre fu Gesù Cristo, suo parente dalla carne di una vergine, Che sedette sul trono della Sua Divinità; Egli concesse al Re d'Etiopia, primogenito di Salomone, di regnare sulla terra sopra il Suo trono. (Kebra Nagast, cap. 69)
Non considerate malamente il fatto che in passato io [Re Salomone] abbia mandato lontani i vostri figli, poichè onora Dio il fatto che uomini in Etiopia abbiano imparato il Suo Nome, e siano divenuti il Suo popolo. (Kebra Nagast, cap. 72)
Così alla Mia [di Gesù] seconda venuta giudicherete e farete vergognare le Dodici Tribù d'Israele, poichè non hanno creduto in Me, anzi hanno trattato la Mia gloria con disprezzo. Mentre coloro che credono in me, li renderete grandi e li farete gioire con voi nel Mio regno. (Kebra Nagast, cap. 74)
E ancora l'Angelo le [alla madre di Sansone] apparve dicendo: "Non lascerai che un rasoio tocchi la sua [di Sansone] testa, e non mangerà carne nè [berrà] vino [...]. (Kebra Nagast, cap. 80)
Allora i cuori della gente brillarono alla vista di Zion, Tabernacolo della Legge di Dio e il popolo d'Etiopia rinnegò i propri idoli, per iniziare a venerare il loro Creatore, il Dio Che li aveva creati. [...]La gente d'Etiopia fu scelta [da] in mezzo agli idoli e le immagini scolpite, mentre il popolo d'Israele fu rifiutato. [...]Dio accettò i popoli che erano stati dispersi rifiutando Israele, poichè Zion era stata portata via da loro, fino a giungere nel paese d'Etiopia. Poichè ovunque a Dio piaccia che essa rimanga, là è la sua dimora, e laddove Egli non voglia che stia, essa non sta. (Kebra Nagast, cap. 87)
Egli [Dio] li [il popolo d'Etiopia] rese membri della Sua casa, poichè Zion era con loro ed essa è la dimora della gloria di Dio e li liberava da tutti i mali [...]. (Kebra Nagast, cap. 8
Voi siete neri di pelle - considero solo questo dato [di fatto] poichè lo posso vedere [che lo siete] - ma se Dio ha illuminato i vostri cuori [mentre il vostro colore è così] niente vi può offendere. Dunque guardatevi da carne che è morta spontaneamente e dal sangue e dalle bestie lacerate da animali selvaggi e dalla fornicazione e da tutto ciò che Dio odia [...]. (Kebra Nagast, cap. 90)
E Dio volle, che Zion sia venuta sino al paese d'Etiopia, divenendo una guida per il nostro Re Davide, colui che ama Dio, guardiano del suo padiglione, direttore della dimora della Sua gloria. (Kebra Nagast, cap. 91)
In questo modo fu ripristinato il regno di Davide, figlio di Salomone, il Re d'Israele, nella capitale, il Monte Makeda, la Casa di Zion, quando la Legge fu stabilita per la prima volta grazie al Re d'Etiopia. (Kebra Nagast, cap.92)
Ma Egli verrà ancora in gloria per giudicare i vivi e i morti e ricompenserà ogni uomo secondo la sua opera in eterno, nei secoli dei secoli. Amen. Ebbene noi crediamo così e adoriamo la Sacra Trinità. E così l'Etiopia continuò a tener fede nel suo Credo fino all'avvento del Nostro Signore Gesù Cristo, verso cui sarà la gloria nei secoli dei secoli. Amen. (Kebra Nagast, cap. 93)
Dunque attraverso il Kebra Nagast noi sappiamo e abbiamo imparato che certamente il Re d'Etiopia è onorabile, poichè è il Re di Zion, primogenito della stirpe di Sem e che la dimora di Dio è Zion, ove Egli spezza il potere e la forza di tutti i suoi nemici e ostacoli. [...] Di certo, invero, il Re d'Etiopia è più glorificato, più onorabile di ogni altro re sulla terra, per la gloria e la grandezza della paradisiaca Zion. Dio amò il popolo d'Etiopia, poichè senza conoscere ancora la Sua Legge, distrusse i propri idoli, laddove chi invece aveva ricevuto la Legge di Dio [in Israele], si era costruito idoli e aveva venerato divinità che Dio odiava. [...] Ma tutta la gente d'Etiopia credette come un fedele discepolo e perciò Dio ha amato estremamente il popolo d'Etiopia. (Kebra Nagast, cap. 95)
Poichè quando Egli dice:"Tutti coloro che ivi camminano, se non rispettano ciò che è scritto, saranno maledetti", lo dice a voi. Mentre noi, che crediamo in Cristo, Figlio di Dio, siamo graziati da Dio:"Colui che crede ed è battezzato sarà salvato". (Kebra Nagast, cap. 104)
Così Davide il profeta profetizzò: "Il Dio degli Dèi si mostrerà in Zion. Il popolo parla esplicitamente di Zion. Un uomo è nato lì ed Egli l'Altissimo lo ha creato". [...] Così Salomone suo figlio profetizzò, dicendo: "Un Redentore nascerà da Zion ed Egli rimuoverà il peccato da Giacobbe". [...] Egli [Davide] ha anche profetizzato sulla Sua venuta alle nazioni, dicendo: "Prima del volto di Dio, Egli verrà, Egli verrà e giudicherà la terra, Egli giudicherà il mondo con virtù e le nazioni con giustizia". [...]Così Isaia il Profeta profetizzò, dicendo: "[...]Egli verrà e costruiràla Sua casa ed Egli libererà il Suo popolo". E aggiunse altre parole, dicendo: "E quel giorno, proverrà dalla discendenza di Jesse, Colui che si porrà sopra le nazioni e le nazioni riporranno la loro fiducia in Lui e il luogo in cui Egli verrà sarà glorioso per sempre". [...]Così Mosè il Profeta profetizzò e disse riguardo alla Trinità: "Ascolta Israele: il Signore Dio tuo è Uno". Questo si spiega così: il Padre e Figlio e Spirito Santo sono un Dio Unico, il cui Regno è uno, il cui dominio è uno e come Unità gli uomini La adoreranno nei cieli e sulla terra, nel mare e negli abissi. E sia lodata per sempre. Amen. (Kebra Nagast, cap. 106)
Allora il dominio non scemerà a Giuda e il governo non si allontanerà dalla sua stirpe finchè non troverà colui che è stato atteso, Colui che è la speranza dei popoli. [...]Di nuovo Giacobbe benedisse suo figlio Giuda e gli disse:"C'è un Re che verrà dal tuo corpo e laverà le Sue vesti nel vino e glorioso è il luogo di riposo dell'Adorato". (Kebra Nagast, cap. 107)
[Etiopia] continuerà nella fede ortodossa fino alla venuta del nostro Signore, e in nessun modo si allontanerà dalla parola degli Apostoli, e sarà così nonostante tutto, fino alla fine del mondo. (Kebra Nagast, cap.113)
Quindi il Tabernacolo della Legge di Dio, la Sacra Zion, rimarrà qui [Etiopia] sino al giorno che il nostro Signore dimorerà sul Monte Zion; allora Zion verrà e apparirà a tutti coloro che saranno pronti, con tre sigilli [...]. (Kebra Nagast, cap. 114)
Così (nella visione) Dio riservò maggior gloria al Re d'Etiopia, nonchè grazia, e maestà più di tutti gli altri Re della terra, a causa della grandezza di Zion, Tabernacolo della Legge di Dio, la celeste Zion. Allora possa Dio farci seguire il Suo volere spirituale e liberarci dalla Sua ira e farci condividere il Suo regno. Amen. (Kebra Nagast, cap. 117)
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rasnegus RastaMod

 Sesso:  Messaggi: 800
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Inviato: Gio 02/Lug/2009 20:19 Oggetto: |
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| Benedetta ha scritto: | Davanti a Lui s'inchineranno gli abitanti del deserto,
i suoi nemici morderanno la polvere. |
La traduzione esatta è: "Davanti a Lui s'inchineranno gli Etiopi,
i suoi nemici morderanno la polvere".
Devo correggere questo passo. Questo è un errore di traduzione (non so quanto tendenziosamente fatto) degli studiosi moderni, che traducono -etiopi- con -abitanti del deserto- perchè ovviamente non crederebbero mai che il Messia ritornerà in Etiopia come RE, realmente e si inchinerà a Lui il Suo popolo, realmente.
Stiamo parlando del Salmo 71, e si parla della Venuta di Cristo Re, dinanzi a cui si inchinerà il Suo popolo e morderanno la polvere i Suoi nemici. Ma appunto traduzioni moderne scettiche storpiano questo fondamentale passo messianico. Invito chiunque a controllare il testo originale (in greco o in ebraico, facilmente verificabile con bibleworks o tramite internet), ad esempio la traduzione antica secondo la vulgata, tuttora acquistabile, è la migliore traduzione italiana esistente e ovviamente traduce quel passo con "Etiopi". Ma ripeto, anche da programmi come bibleworks si può trovare il passo in greco e ebraico e verificare (" AETHIOPES" in latino, secondo la Vulgata 1.9 coram illo procident Aethiopes et inimici eius terram lingent ).
http://www.reggaezion.com/exodus/Kebra%20Nagast/arca_in_etiopia.htm
Anche qui viene presentato un capitolo del Kebra Nagast dove viene citato letteralmente il verso del salmo 71.
Esempi di errori del genere, nelle Bibbie cattoliche attuali, sono diffusi e non mi interessa approfondirne il motivo. La più esente da errori è appunto la traduzione dalla Vulgata di San Gerolamo, che essendo antica, mantiene di più il contatto con le fonti originali. La Vulgata latina è una traduzione della Vulgata antica scritta in greco ebraico, quindi mantiene la fedeltà con la traduzione originaria della Bibbia.
La portata rivelativa di questo passo penso che non necessiti di altre parole. _________________ www.rastafari-regna.com
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ifree
 Sesso:  Messaggi: 37
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Inviato: Ven 03/Lug/2009 10:40 Oggetto: |
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"Esempi di errori del genere, nelle Bibbie cattoliche attuali, sono diffusi e non mi interessa approfondirne il motivo. La più esente da errori è appunto la traduzione dalla Vulgata di San Gerolamo, che essendo antica, mantiene di più il contatto con le fonti originali. La Vulgata latina è una traduzione della Vulgata antica scritta in greco ebraico, quindi mantiene la fedeltà con la traduzione originaria della Bibbia. "
cè da dire pero' che anche la vulgata di San Gerolamo venne richiesta dalla chiesa cattolica , e che non tutto il suo lavoro venne fatto da versioni originali ebraiche , molto del suo lavoro fu fatto su traduzioni + antiche dal latino , altre dal greco ...che sicuramente non erano le lingue originali , _________________ love life |
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ifree
 Sesso:  Messaggi: 37
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Inviato: Ven 03/Lug/2009 10:50 Oggetto: |
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questo non per mettere in discussione le profezie in essa riguardo a Sua Maesta' , solamente per aggiungere a quanto detto da te riguardo le altre versioni ,
aight _________________ love life |
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jahul

 Sesso:  Età: 23 Messaggi: 379 Località: mestre (VE) Impiego: studente Interessi: RasTafarI
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Inviato: Ven 03/Lug/2009 13:46 Oggetto: |
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a questo punto potremmo parlare del Salmo 151, che sulla Bibbia occidentale non si trova (se non sbaglio è stato tolto da S. Agostino).
per gli ortodossi invece fa ancora parte del Canone
ecco il Salmo:
AlleluJah. Di Davide, il figlio di Iesse,
ero il più piccolo dei miei fratelli,
il più giovane dei figli di mio padre;
e mi fece pastore del suo gregge e
capo dei suoi capretti.
Le mie mani costruirono un flauto
e le mie dita un'arpa e glorificai
YHWH.
dissi tra me e me:
"le montagne non testimoniano per
me, nè le colline annunciano per
me, nè gli alberi le mie parole,
nè gli agnelli le mie opere.
chi annuncerà, chi dirà, chi
racconterà le mie opere?
Dio vede tutto, tutto ascolta, e
a tutto presta orecchio.
Inviò il Suo profeta a ungermi,
Samuele, per rendermi grande:
i miei fratelli gli uscirono incontro,
belli d'aspetto, belli a vedersi, alti
di statura, con bei capelli, ma
YHWH Jah non scelse loro:
inviò a prendermi dietro al gregge e
mi unse con l'olio santo facendomi
capo del suo popolo e capo dei
membri del suo patto."
in questo salmo si parla del Messia, e fu letto da Sua Maestà nella cerimonia dell'Incoronazione, appena dopo essere stato unto con l'olio santo e posta sul Suo capo la Corona Imperiale. _________________ He is the Power of the Trinity, Christ in His Kingly Character |
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berhane80


Età: 29 Messaggi: 66
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Inviato: Ven 03/Lug/2009 22:35 Oggetto: |
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di questo passo se non ricordo male dev'esserci anche una citazione nel nuovo testamento.
Volevo chiedervi un favore. Sapete dirmi quali passi contenuti nella Bibbia versione occidentale (per intenderci) sono citazioni del libro di Enoch?
GRazie mille
Benedizioni _________________ Jah Guide |
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Benedetta


Messaggi: 298
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Inviato: Sab 04/Lug/2009 8:56 Oggetto: |
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Le pergamene di Enoch erano molto conosciute dai sacerdoti e giudei del tempo di Gesù, tanto che molti passaggi della Bibbia sono citazioni dei libri di Enoch.
« Profetò anche per loro Enoch, settimo dopo Adamo, dicendo: «Ecco, il Signore è venuto con le sue miriadi di angeli per far il giudizio contro tutti, e per convincere tutti gli empi di tutte le opere di empietà che hanno commesso e di tutti gli insulti che peccatori empi hanno pronunziato contro di lui » (Giuda14-15)
La citazione presente nel passo biblico riprende quasi testualmente Enoch 1,9. La precisazione "il settimo dopo Adamo" deriva da Enoch 60,8. È probabile che anche l'espressione "la loro bocca proferisce parole orgogliose" presente in Gd16 riecheggi espressioni di Enoch (5,4;27,2;101,3).
Sono poi ravvisabili notevoli parallelismi impliciti tra diversi passi del Nuovo Testamento e del Libro di Enoch. Questo implica il testo era ben conosciuto dagli scrittori del NT.
Questi temi tipici dell'ebraismo enochita, dal quale il cristianesimo prese pari pari:
- la descrizione di Dio in mezzo alle potenze angeliche
- la angelogia e la demoniologia: che i demoni sia angeli decaduti, con una propria individidualità, e che l'inferno sia preparato per esse è un motivo tipico del libro di Enoch
- l'idea di un giudizio particolare dopo la morte, di una divisione delle anime dopo tale giudizio tenute separate in luoghi diversi, e poi del giudizio universale finale con la vittoria finale di Dio
- l'idea di inferno e paradiso come entità separate
Luca 9:35 E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’Eletto; ascoltatelo!»
Il termine o titolo di “Eletto” è una parola chiave del libro di Enoc, si tratta di un termine che ricorre nel libro molte volte.
Matteo 25:41 Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.
Questo versetto di Matteo sembra fare perno sulla teoria angelologica contenuta in 1 Enoc, in particolare nella seconda parabola.
Vedi anche 1 Enoc Cap. 46 - 48 - 52.
Numerosi in 1 Enoc sono i richiami alla povertà, al rifiuto delle ricchezze, alla giustizia divina che inesorabilmente alla fine dei tempi colpirà tutti i re e tutti i potenti della terra, tutti temi che sono in perfetta simbiosi con il Nuovo Testamento.
Di passi simili se ne possono trovare tanti altri nel libro di Enoc, nella sezione delle parabole. Particolare attenzione riveste anche la figura del Messia, ovvero dell’Eletto. Come nel libro del profeta Daniele, 1 Enoc parla di un misterioso Figlio dell’Uomo, o Eletto, che affianca Dio ed esercita la giustizia nel giorno del giudizio.
Di seguito riporto deu link in cui ci sono le citazioni in confronto tra i Testi di Enoch e la Bibbia:
http://www.stargods.org/EnochQuoted.htm
http://www.stargods.org/EnochQuoted2.htm _________________ ..tribulations a just fi mek yuh stronga
love yuh self and it will help yuh fi get ova.. |
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