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LOTTOSIMPATIA: LO SPECCHIO DEL TEMPO - notizie di cronaca - discussioni, consigli LOTTOSIMPATIA: LO SPECCHIO DEL TEMPO - notizie di cronaca - discussioni, consigli
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lila Admin


 Sesso:  Età: 94 Registrato: 01/01/70 02:00 Messaggi: 156 Località: alto adige Impiego: pittrice e traduttrice e mamma
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Inviato: Mar 11/Lug/2006 12:33 Oggetto: Famiglia |
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Si rileva che le famiglie stanno diventando strutturalmente sempre più piccole: tra il 1988 ed il 1998 le famiglie sono aumentate in maniera maggiore rispetto alla popolazione, passando da 19.872.000 a 21.210.000, con un incremento percentuale, nel periodo in questione, del 6,7%. Pertanto in questo decennio il numero medio dei componenti della famiglia italiana è diminuito, passando da 2,9 a 2,7.
Questi valori sono influenzati, oltre che dalla diminuzione delle nascite, che comporta di per sé una diminuzione dei componenti della famiglia, dall’aumento della vita media che, facendo aumentare gli stati di vedovanza, fa aumentare di pari passo le famiglie formate da una sola persona, che nella maggioranza dei casi è la donna (poiché la vita media delle donne è di 6-7 anni superiore a quella degli uomini).
Inoltre, come evidenzia la dott.ssa Sabbadini dell’ISTAT, nella diminuzione del numero di componenti ha influito anche la riduzione del numero dei componenti delle coppie con figli. Dietro queste trasformazioni agisce il calo della fecondità che incide sulla diminuzione del numero di figli per coppia. Nell’arco degli ultimi 5 anni sono aumentate le coppie con un figlio sul totale delle coppie con figli dal 43,8% al 45,2% e sono diminuite le coppie con tre o più figli dal 13,7% al 12,1%. Le coppie con due figli sono rimaste tendenzialmente stabili. Analogamente dicasi per i nuclei monogenitoriali: quelli con un figlio solo sono passati dal 66,9% al 68,7% del totale, mentre quelli con tre o più figli sono diminuiti dal 7,2% al 5,3%.
Le coppie senza figli sono aumentate da 3.700.000 a 4.500.000 tra il 1988 ed il 1998, passando dal 23% al 27% delle coppie; viceversa le coppie con figli sono diminuite da 10.500.000 a 10.000.000.
A tal proposito risulta interessante sottolineare che l’aumento simultaneo delle coppie senza figli da un lato e delle coppie con un solo figlio dall’altro si traduce, in concreto, in una sempre più vistosa carenza di fratelli e cugini. Questo sconvolgimento nella fisiologia della struttura familiare comporta inevitabili implicazioni per il bambino: non solo nell’ambito della socializzazione, poiché per un numero sempre maggiore di bambini le esperienze coi pari età sono ormai relegate nell’ambito delle strutture e dei servizi socioeducativi, e non più anche all’interno della famiglia e del parentado. Inoltre avviene che il confronto con “l’altro”, necessario per la loro crescita psicologica, avviene per lo più con riferimento al mondo degli adulti.
Oltre a quelli fino ad adesso illustrati, esiste un altro fenomeno che contribuisce al mutamento delle strutture e delle dinamiche familiari ed è la sempre maggiore instabilità del vincolo matrimoniale. In Italia il numero di matrimoni ha toccato nel 1998 il minimo storico di 276.570 unità, mentre ancora nei primi anni '70 erano più di 400.000; all’opposto, in appena 4 anni le separazioni sono aumentate di oltre 10.000 unità, arrivando a più di 62.000 nel 1998, ed i divorzi sono aumentati di quasi 6.000, superando nello stesso anno 33.000 casi.
Percentualmente, nel 1998, ogni 1000 coppie, 4,1 coppie hanno deciso di separasi e 2,3 ottengono il divorzio.
Come si evidenzia nella tabella n.7 esistono delle differenze di distribuzione del fenomeno in base alla provenienza geografica; si evidenzia che al nord 5,1 coppie ogni 1000 decidono di separasi contro il 2,7 del sud Italia e Isole; tale differenziazione risulta valida anche per quanto riguarda il divorzio.
Parallelamente all’aumento del numero, nel corso degli ultimi anni, delle separazioni e dei divorzi si registra una minore importanza del vincolo religioso nelle proprie scelte di vita
Sempre più coppie decidono di sposarsi con il solo rito civile; questo può essere dovuto oltre alla minore importanza della sfera religiosa nelle proprie scelte di vita, anche ad un numero sempre crescente di divorziati/e che decidono di risposarsi. Inoltre l’ISTAT segnala che nel corso degli ultimi 20 anni, il numero di ripensamenti, ossia, dei potenziali separati che decidono di ricostituire il legame di coppia dissolto, ha subito una progressiva diminuzione. Ciò fa pensare, che il divorzio venga sempre più considerato come una scelta definitiva che i coniugi prendono nella piena consapevolezza di voler mettere fine alla propria unione matrimoniale.Comunque, l’Italia registra tassi di divorzialità sensibilmente inferiori rispetto alla media degli altri Paesi europei, ciò può essere compreso facendo riferimento all’esistenza di fattori culturali e di vincoli religiosi fortemente radicati nel nostro tessuto sociale che ancora condizionano le scelte personali. Inoltre, è importante sottolineare che in Italia è in vigore un procedimento legale che, rispetto agli altri Paesi, vincola temporalmente il processo di rottura della coppia, rendendo la situazione italiana difficilmente comparabile con quella del resto d’Europa.
Ricapitolando, dai dati esposti si evidenzia che a tassi più alti di separazioni e divorzi corrispondono, mediamente, valori più bassi di natalità, e viceversa. Una tale relazione inversa tra questi due fenomeni sta ad indicare che:
- un numero maggiore di figli può rappresentare una sorta di freno nelle decisioni di separazione e/o divorzio;
- una maggiore instabilità matrimoniale spinge a considerare la maternità/paternità una scelta più remota.
Tale relazione è ben esplicitata nelle differenze territoriali tra settentrione e meridione: nelle regioni del Nord Italia, infatti, abbiamo la massima instabilità e la minima natalità, inversamente, in quelle del Sud, alla massima natalità, corrisponde la minima instabilità, anche se, con il passare del tempo, tali differenze si vanno livellando all’interno di tendenze nazionali.
Pur essendo coinvolti nella disgregazione matrimoniale un numero sempre crescente di minori (tra il 1994 e il 1999 i figli affidati sono passati da 34.992 a 43.310 nelle separazioni e da 11.104 a 14.876 nei divorzi, con incrementi rispettivamente del 29% e del 34%), la percentuale di coppie con figli che si separano è passata, nell’arco dell’ultimo ventennio, dal 64% al 56%, un ulteriore dimostrazione che la presenza di figli costituisce ancora un forte ostacolo alla rottura matrimoniale. Risulta che le coppie senza figli hanno il doppio della probabilità di separarsi rispetto a quelle che hanno un figlio e, addirittura, circa il triplo rispetto alle coppie con 2 figli. Resta però il dato, assai indicativo, che nel 1999 ben 912.000 minori vivevano in un nucleo familiare composto da un solo genitore.
Nelle tabelle seguenti si evidenzia il tipo di affido che è stato predisposto nei casi in cui la coppia che si separa abbia dei figli minorenni. |
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