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Venetica Reitia

 
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Autore Messaggio
vanuatu
Sciamano
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Sesso: Sesso:Femmina

Messaggi: 5774
Località: timbuctù


MessaggioInviato: Gio 28/Giu/2007 13:11    Oggetto: Venetica Reitia Rispondi citando

Dal Museo Atestino....



Reitia, signora delle fiere, dei boschi e delle acque, dea guaritrice (Sainate Restia, “sanante”) e dell’arte della scrittura, rappresenta una delle principali divinità adorate dalle popolazioni Venete in epoca preromana e romana. Tra i santuari a lei dedicati più famosi, sicuramente al primo posto vi è il santuario di Este (la romana Ateste), che ha restituito al presente preziosi artefatti votivi a carattere magico-simbolico, rappresentanti la dea e i caratteri fondamentali del suo culto.

Originariamente introdotta dalle genti paleovenete - stabilitesi nel zona dell’attuale Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino Alto Adige attorno al I millennio a.C. -, Reitia mantiene un ruolo di predominanza anche in epoca romana, assumendo come caratteristiche proprie: la protezione dalle malattie (nei suoi luoghi di culto sono state trovate figure in bronzo rappresentanti parti del corpo umano), la fecondità (Pora, derivazione dal latino pario e paro, collegato a “opifera” e “puerpera”) e l’associazione all’arte della scrittura. È proprio a Baratela, nei pressi di Este (Pd), che vengono infatti rinvenuti pregiate tavolette dedicatorie in bronzo, con esempi di scrittura venetica (principalmente iscrizioni votive), la trasposizione scritta della lingua localmente diffusa in caratteri alfabetici nord-etruschi.

Iconograficamente era rappresentata con pelli di lupo e una chiave in mano (come l’anatolica Cibele, figlia di Gea) e fin dalle prime apparizioni fu messa in relazione con l’antichissima dea di Babilonia Inanna, con la dea della caccia greca Artemide (ma anche con Afrodite) e successivamente assimilata alla Rea Silva romana, madre dei gemelli fondatori della nuova stirpe di conquistatori. Come d’uso tra i romani, il culto della dea non fu estirpato dalle popolazioni autoctone, bensì assorbito e mantenuto vivo localmente. Preferenziali luoghi di culto erano gli spazi aperti in cui venivano offerte libagioni e sacrifici, in un contesto prettamente naturalistico.




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