anamaya Nobile


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Inviato: Mar 16/Ott/2007 10:42 Oggetto: Tigri bianche: un business lucroso e mortale |
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Non sono una razza in via d’estinzione, ma un’aberrazione sostenuta dall’uomo. E il pubblico che applaude ne è del tutto ignaro
L’apparenza inganna. Anche negli animali. Le tigri bianche, felini splendidi che sembrano quasi usciti dalla fantasia di uno scrittore, non sono in effetti opera di madre natura. Almeno, non volontaria. L’affascinante animale, sotto una pelliccia insolita e ammirata dal pubblico, nasconde problemi di salute e deformità che l’uomo non fa altro che favorire.
A denunciare una verità troppo spesso nascosta, che non permetterà più di guardare alle tigri bianche con lo sguardo sognante di prima, è stata l'associazione no profit statunitense BigCatRescue, gestore di una grande riserva a Tampa, in Florida, che ospita grandi felini nati in cattività.
Le tigri bianche, spiega l'associazione, possono esistere solo in cattività grazie a continui incroci tra consanguinei: padre e figlia, fratello e sorella o madre e figlio, tutti portatori dei geni recessivi alla base della “mutazione”. Gli incroci tra consanguinei sono però alla base di una scarsissima varietà genetica, che si traduce in deformazioni, problemi di salute, decessi prematuri, nascita di cuccioli morti.
Le tigri bianche hanno gli occhi storti, in modo più o meno evidente, perché il gene che causa la pelliccia bianca provoca sempre anche la connessione del nervo ottico con la parte sbagliata del cervello.
"Il mito della rara tigre bianca del Bengala è un'illusione mirata ad ingannare il pubblico, perché si pensi che questi felini siano in pericolo. La realtà è che non sono nemmeno tigri del Bengala pure, ma sono tutte frutto di un incrocio originario tra una tigre del Bengala e una tigre siberiana". Come i leoni bianchi e le tigri dorate (golden tabby tigers) sono solo un prodotto di questa pratica di incrocio: non vengono allevati per alcun programma di conservazione della specie.
Al punto che tutte le tigri bianche oggi esistenti derivano da pochi progenitori.
Il primo esemplare allevato dall’uomo di cui si ha notizia è un giovane maschio catturato nel 1951 in India, cresciuto e poi incrociato con una delle sue figlie dal maharajah che lo aveva catturato. Negli Usa, derivano tutte da un maschio di tigre siberiana e una femmina di tigre del Bengala, entrambe portatrici del gene recessivo, allevate in un piccolo zoo del South Dakota. Non c’è nulla di cui stupirsi: le tigri bianche possono sopravvivere solo in cattività. In natura, riescono a restare in vita molto raramente, poiché il manto candido annulla il mimetismo naturale indispensabile a questi grandi felini per predare con successo.
“I proprietari delle tigri bianche - ha spiegato Ron Tilson, direttore del Minnesota Zoo e amministratore del Tiger Species Survival Plan - dicono che sono animali molto popolari per le esibizioni e che aumentano il pubblico degli zoo e anche i ricavi. Idem dicasi per la propagazione selettiva di leoni bianchi, ghepardi reali (king cheetah, un ghepardo dal manto a chiazze più grandi di quello comune, ndr) e altri fenotipi animali aberranti”. Le tigri bianche, continua Tilson, "sono fatte riprodurre da alcuni zoo, allevatori privati e da alcuni circhi per ragioni economiche, più che di conservazione della specie".
Su quattro tigrotti nati dall'incrocio tra una tigre bianca e una tigre arancione portatrice del gene bianco, solo uno nasce bianco. I cuccioli arancioni vengono spesso venduti, oppure uccisi. L'80% della figliata, spiega BigCatRescue, muore per difetti legati all'incrocio tra consanguinei (inbreeding). Tra quelli che sopravvivono, la maggior parte è affetta da difetti talmente gravi alla nascita (immunodeficienza, scoliosi della spina, palato fesso, handicap mentali e occhi storti) che solo una piccola percentuale può essere mostrata al pubblico. Le tigri bianche che sopravvivono sono spesso soggette a morte precoce: secondo alcuni allevatori, continua BigCatRescue, "solo una su trenta può esibirsi in modo accettabile davanti al pubblico. Il numero di tigri che deve essere prodotto per soddisfare il desiderio del pubblico di vedere le tigri bianche è sorprendente".
Chi riesce ad allevare una tigre bianca che non abbia evidenti handicap esteriori e che possa quindi essere mostrata ai visitatori paganti degli zoo, però, può guadagnare molto bene: un esemplare sul mercato, informa l'associazione, valeva fino a qualche anno fa intorno ai 60mila dollari, 42.300 euro circa al cambio attuale.
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