dess Sciamano


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Inviato: Lun 18/Feb/2008 15:45 Oggetto: Paolo Pietrangeli |
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Roma, 17 feb. (Adnkronos) - "Ero un giovane del '68 e scrissi 'Contessa' dopo che i fascisti uccisero Paolo Rossi. Era un modo di farmi perdonare il fatto che non potessi restare la notte a dormire fuori durante la contestazione. A quei tempi mica era facile passare la notte fuori". Così ricorda, all'ADNKRONOS, il 'suo' '68 Paolo Pietrangeli, il cantautore, poi regista, che ha realizzato i dei due 'inni' più famosi degli anni della contestazione giovanile in Italia, 'Contessa' e 'Valle Giulia'.
"'Valle Giulia' invece - continua Pietrangeli - era una cronaca della manifestazione alla facoltà di architettura. Ci ero stato ed era mio dovere raccontarla". Allora i tempi stavano cambiando e ora "è cambiato il mondo - prosegue il cantautore - non solo i giovani. Certamente, un ragazzo che aveva voglia di andare via di casa a 18 anni poteva farlo e la vita era più piena per noi, il mercato era più facile e accessibile. Prima era naturale stare insieme e ora è naturale invece chiudersi in casa. I giovani di oggi, certo, hanno internet... ".
"Voi gente per bene che pace cercate, la pace per far quello che voi volete", cantava Pietrangeli 40 anni fa in 'Contessa': oggi continua a credere che si possa realizzare una nuova contestazione "ma diversa. I giovani - prosegue - devono trovare una nuova forma di protesta e hanno in più rispetto a noi la tecnologia. Non voglio fare un discorso del tipo 'quant'era bello 40 anni fa' perché l'ideale per me è rimasto lo stesso: la voglia di cambiare questo mondo e renderlo migliore possibile. Invece ora è nella situazione peggiore possibile".
Pietrangeli ora è regista di 'Amici', un programma che è anche un buon 'osservatorio' su una parte dei giovani di oggi, nel quale alcuni ragazzi sono impegnati in una scuola di canto, ballo e recitazione. "Quello non è un campione dei ragazzi di oggi - spiega - perché non tutti vogliono fare i cantanti, gli attori o i ballerini. Quello che è cambiato da allora è il fatto che se prima un ragazzo scriveva una canzone perché aveva l'esigenza di descrivere quello che succedeva intorno a lui, ora lo fa per vanità o per arrivare al lavoro". "Se il vento fischiava ora fischia più forte, le idee di rivolta non sono mai morte", cantava ancora Pietrangeli, evocando una 'risposta' di dylaniana memoria, che "soffiava nel vento": "40 anni fa se cantavi una canzone e piaceva, non avevi bisogno di un'etichetta o di una casa discografica: bastava cantarla in mezzo a tanti giovani di diversa provenienza e si diffondeva naturalmente".
Pietrangeli ha continuato a raccontare la realtà anche nel 2001, quando girò un documentario con Wilma Labate e Roberto Giannarelli, "Genova. Per noi" sui fatti del G8, "perché alcuni registi - spiega - dovevano documentare quello che era accaduto lì e per caso mi ci sono trovato anch'io. Il documentario uscì in cassetta ed era doveroso che i proventi pagassero le difese di chi era stato imputato nel processo". Infatti, i guadagni delle vendite di "Genova. Per noi" sono state devolute al Genoa social forum. Quanto alla possibilità, ancora oggi, di 'protestare', "secondo me - conclude Pietrangeli - è ancora possibile scrivere canzoni di protesta. Ci sono dei cantautori come Daniele Silvestri o come i 'Tete de bois' che lo fanno".
http://www.adnkronos.com/IGN/Spettacolo/?id=1.0.1886599581 |
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