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mafia, potere e 8 settembre

 
Nuovo Topic   Rispondi    Indice del forum -> Il '900: un secolo di profondi cambiamenti
Autore Messaggio
dess
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MessaggioInviato: Sab 15/Set/2007 15:06    Oggetto: mafia, potere e 8 settembre Rispondi citando

Con l'attività del prefetto Mori e, bisogna darne atto, del fascismo, in Sicilia il fenomeno mafioso se non debellato del tutto era stato circoscritto a fenomeni sporadici.
Per l'invasione, gli americani fecero accordi con Lucky Luciano e i suoi emissari si insediarono nei posti di comando dell'amministrazione sotto la protezione delle truppe occupanti, nuovi alleati che trovarono anche il tempo per perpetrare massacri di cui nessuno sembra volersi ricordare, cito ad esempio
il massacro di Biscari.
Nei concitati momenti successivi all'armistizio vilmente firmato dal Re, movimenti autonomisti vicini ai mafiosi emersero e ci furono una serie di attentati, di chiara matrice, nascosti con la fobia del comunismo (e non conoscevano ancora B.). da questo "regalo" fattoci dagli USA ad oggi, non riusciamo ad emergere sino a portarci in una situazione di gestione del territorio da parte dello STATO, quello maiuscolo e privo di connivenze, anzi..alcuni partiti sono farciti di elementi che hanno riportato condanne per reati connessi e/o sono indagati.


Ultima modifica di dess il Gio 15/Nov/2007 9:34, modificato 1 volta in totale
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spx
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MessaggioInviato: Sab 03/Nov/2007 20:47    Oggetto: Rispondi citando

Dal blog di Grillo:

Giuseppe Fava era un giornalista italiano. Fu fondatore del giornale "I Siciliani". È stato ucciso nel gennaio 1984 dalla mafia. Pubblico una sua intervista, presente in Rete, su richiesta di molti blogger. Le sue parole sembrano profetiche.

Biagi: Giuseppe Fava, giornalista, scrittore catanese, autore di romanzi e di opere per il teatro. Fava, per i suoi racconti a cosa si è ispirato?
Fava: alle mie esperienze giornalistiche. Io ti chiedo scusa ma sono esterrefatto di fronte alle dichiarazioni del regista svizzero. Mi rendo conto che c'è un'enorme confusione sul problema della mafia. Questo signore ha avuto a che fare con quelli che dalle nostre parti sono chiamati "scassapagliare". Delinquenti da tre soldi come se ne trovano su tutta la terra. I mafiosi sono in ben altri luoghi e in ben altre assemblee. I mafiosi stanno in Parlamento, sono a volte ministri, sono banchieri, sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione. Bisogna chiarire questo equivoco di fondo: non si può definire mafioso il piccolo delinquente che ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale… quella è piccola criminalità che credo esista in tutte le città italiane e europee. Il problema della mafia è molto più tragico e importante, è un problema di vertici della nazione che rischia di portare alla rovina, al decadimento culturale definitivo l'Italia.
Biagi: Tu hai fatto conoscenza diretta del mondo della mafia, come giornalista?
Fava: Sì, ho conosciuto diversi personaggi dell'una e dell'altra parte. Attraverso le cronache, le indagini che andavamo conducendo e che abbiamo puntualmente riferito sui nostri giornali.
Biagi: Chi ricordi di più di questi tipi? Dei vecchi mafiosi, ad esempio? Sono cambiati?
Fava: Un uomo sì. C'è un abisso tra la mafia di vent'anni fa e quella di oggi. Allora il mafioso per eccellenza era Genco Russo. Io sono stato a casa di Genco Russo e, mi si perdoni il termine, sono stato l'unico ad avere l'onore di intervistarlo. Ad avere un memoriale firmato che iniziava con le parole "Io sono Genco Russo, il re della mafia". Genco Russo governava il territorio di Mussomeli dove, da vent'anni, non c'era stato non dico un omicidio ma nemmeno uno schiaffo. Non c'era un furto, tutto procedeva in ordine, nella legalità più assoluta. Era la vecchia mafia agricola, la quale governava un territorio di una forza straordinaria che il mondo di allora non poteva ignorare. Controllava tra i 15 e i 40mila voti di preferenza.Nessun uomo politico poteva ignorare questa potenza determinate. Era sufficiente che Russo spostasse quei voti non da un partito all'altro, ma anche all'interno dello stesso partito per determinare la fortuna o meno di un uomo politico.Ecco perché poteva andare alla Regione Sicilia e spalancare con un calcio la porta degli assessori: lui era il padrone.Poi la società si modificò e i mafiosi non furono più quelli come Genco Russo.I mafiosi non sono quelli che ammazzano, quelli sono gli esecutori. Anche al massimo livello. Si fanno i nomi dei fratelli Greco. Si dice che siano i mafiosi vincenti a Palermo, i governatori della mafia. Non è vero: sono anche loro degli esecutori. Sono nella organizzazione, stanno al posto loro. Un'organizzazione che riesce a manovrare centomila miliardi l'anno. Più, se non erro, del bilancio di un anno dello Stato italiano. E' in condizione di armare degli eserciti, di possedere flotte, di avere una propria aviazione. Infatti sta accadendo che la mafia si sia impadronita, almeno nel Medio Oriente, del commercio delle armi.
Gli americani contano in questo, ma neanche loro avrebbero cittadinanza in Italia, come mafiosi, se non ci fosse il potere politico e finanziario che consente loro di esistere. Diciamo che questi centomila miliardi, un terzo resta in Italia e bisogna riciclarlo, ripulirlo, reinvestirlo. E quindi ecco le banche, questo prolificare di banche nuove. Il Generale Dalla Chiesa l'aveva capito, questa era stata la sua grande intuizione, che lo portò alla morte. Bisogna frugare dentro le banche: lì ci sono decine di miliardi insanguinati che escono puliti dalle banche per arrivare alle opere pubbliche. Si dice che molte chiese siano state costruite con i soldi insanguinati della mafia.
Biagi: una volta si diceva che la forza dei mafiosi è la capacità di tacere. Adesso?
Fava: Io sono d'accordo con Nando Dalla Chiesa: la mafia ha acquisito una tale impunità da essere diventata perfino tracotante. Le parentele si fanno ufficialmente. Certo, si alzano le mani quando qualcuno sta per essere ammazzato, si cerca di tirare fuori l'alibi personale e morale. Io ho visto molti funerali di Stato. Ora dico una cosa di cui solo io sono convinto, quindi può non essere vera: ma molto spesso gli assassini erano sul palco delle autorità.
Biagi: cosa vuol dire essere "protetti", secondo il linguaggio dei mafiosi?
Fava: Poter vivere dentro questa società. Ho letta un'intervista esemplare, a quel signore di Torino che ha corrotto tutto l'ambiente politico torinese. Diceva una cosa fondamentale, una legge mafiosa che è diventata parte della cultura nazionale: non si fa niente senza l'assenso del politico e se il politico non è pagato. Noi viviamo in questo tipo di società, dove la protezione è indispensabile se non si vuol condurre la vita da lupo solitario. Questa vita può essere anche affascinante, orgogliosamente soli fino all'ultimo, ma 60 milioni di italiani non potranno farlo.
Biagi: Vorrei fare a tutti una domanda: secondo voi cosa si deve fare per eliminare questo fenomeno?
Fava: A mio parere tutto parte dall'assenza dello Stato e al fallimento della società politica italiana. Forse è necessario creare una seconda Repubblica, in Italia, che abbia delle leggi e una struttura democratica che elimini il pericolo che il politico possa diventare succube di se stesso, della sua avidità, della ferocia degli altri, della paura o che possa anche solo diventare un professionista della politica. Tutto parte da lì, dal fallimento degli uomini politici e della politica. Della nostra democrazia, così come con la nostra buona fede l'abbiamo appassionatamente costruita e che ci si sta sgretolando nelle mani.
Dalla Chiesa: Io ci ho pensato a lungo, credo che la regola principale sia far capire che il delitto non da potere, ma che anzi lo toglie.
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MessaggioInviato: Lun 12/Nov/2007 15:15    Oggetto: Rispondi citando

non avevo letto il tristissimo intervento di spx, e me ne scuso, allora la storicizzazione ha un riscontro?, l'evoluzione di cui si parla è solo logica conseguenza del seme gettato con lo sbarco "ALLEATO", ma nessuno ha il coraggio di definire immorale quel periodo.
Definiamo altresì un problema collegato, alleati dopo l'8 settembre, giornata da consacrare al lutto nazionale, come foriera di morti tra italiani
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MessaggioInviato: Lun 12/Nov/2007 16:05    Oggetto: Rispondi citando

Credo ci sia un piccolo problema di date. Very Happy
Per capirci, ricapitoliamo la cronologia dell'intervista di Biagi.
Questa intervista risale (mi par di capire) ai primi anni '80 e qui Fava dice che la faccia della mafia è cambiata negli ultimi 20 anni. Si riferisce quindi agli anni '60-'80, cioè ben dopo la fine della II gm e i successivi accordi e rientri di mafiosi. Per quanto sia stato uno scandalo l'accordo di riprenderci a casa i mafiosi (che probabilmente comunque con la fine del regime duro imposto da Mussolini starebbero tornati a casa loro a frotte lo stesso), direi che l'evoluzione del fenomeno mafioso descritta in quell'intervista è stata successiva rispetto a quell'episodio e ha avuto altre cause...

Se col mio articolo ho travisato il senso del post rendendolo genericamente sul tema mafia-potere senza particolari riferimenti al ruolo americano della vicenda come forse era nelle tue intenzioni Dess me ne scuso! Embarassed
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MessaggioInviato: Mar 13/Nov/2007 10:53    Oggetto: Rispondi citando

non scusarti, hai reso anzi un servizio a tutti, portando avanti la storia sino ai nostri giorni, mettendo i puntini sulle I a quanto, in epoca successiva al II conflitto è successo.
Lo stesso processo Andreotti ha dismesso le vesti di atto d'accusa sic et simpliciter per diventare una rievocazione storica dell'epopea dei Salvo, riesumando la storia dell'intreccio tra mafia e politica.
Quanto all'intervento americano in Italia, la stessa dizione "strategia della tensione", creata dai giornali inglesi, si riferisce al ruolo che gli americani ebbero negli anni '60 sullo scenario internazionale e come, il loro intervento, abbia bloccato la politica "a sinistra" della D.C. riportandola nell'alveo delle scelte NATO
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