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L'isola del giorno prima - parte 2 Un luogo dove il pensiero corre libero e ribelle
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anamaya Nobile


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Inviato: Mar 24/Apr/2007 11:05 Oggetto: Il triangolo delle Bermuda |
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Nocrturnis ha scritto:
Il Triangolo delle Bermuda
SENZA TRACCIA
Sparizioni misteriose nel Triangolo delle Bermuda
di Paolo Toselli
Strani eventi sembrano essere accaduti nell'Oceano Atlantico di fronte alle coste degli Stati Uniti. All'interno e in prossimità di un'area delimitata da una linea immaginaria che unisce le Bermuda, la Florida e Puerto Rico - un triangolo i cui lati misurano ciascuno all'incirca duemila chilometri - un numero considerevole di imbarcazioni e aerei sarebbe scomparso in circostanze a dir poco misteriose.
Il cielo risplendeva di stelle, e il DC-3 si accingeva ad atterrare all'aeroporto di Miami. Il volo, proveniente da San Juan, Puerto Rico, procedeva bene. Le luci della città erano già visibili. Improvvisamente, le comunicazioni tra la torre di controllo e l'aereo si interruppero. Pressoché immediatamente scattò una massiccia operazione di ricerca. Il tempo era ideale, la visibilità ottima, ma del DC-3 e del suo equipaggio nessuna traccia. Scomparso nel nulla, all'alba del 28 dicembre 1948.
Stessa sorte era toccata alcuni mesi prima allo Star Tiger, un aereo di linea delle British South American Airways, mentre si stava avvicinando alle Bermuda proveniente dalle Azzorre. Qualche settimana dopo la scomparsa del DC-3, lo Star Ariel, gemello dello Star Tiger, faceva perdere le sue tracce tra le Bermuda e la Giamaica. Il tempo era ottimo. Malgrado i numerosi mezzi impiegati nelle ricerche, l'incidente restava inspiegato e alcun resto dell'aereo fu mai ritrovato.
Ma è il 5 dicembre 1945 che si è verificato il dramma più incredibile. Quel pomeriggio, cinque aereosiluranti Avenger della Marina degli Stati Uniti decollarono dalla base navale di Fort Lauderdale per un breve volo di addestramento. Era una missione della massima routine, ma si concluse in una tragedia avvolta nel mistero, con la probabile morte dei quattordici uomini di equipaggio. Malgrado non vi fosse alcuna evidenza di cattivo tempo, il comandante della squadriglia comunicò via radio che tutti e cinque gli aerei si erano dispersi ed erano incapaci di capire in quale direzione stavano volando. Alcuni istanti dopo questo drammatico messaggio le comunicazioni si interruppero, per non riprendere mai più. Due idrovolanti della Marina furono subito inviati nella zona in cui si presumeva che la pattuglia aveva fatto perdere le sue tracce. Alcune ore dopo, a causa del peggioramento delle condizioni meteorologiche, fu impartito loro l'ordine di rientrare. Solo uno tornò alla base. Le ricerche proseguirono per cinque giorni, ma senza alcun risultato. Le autorità della Marina erano confuse. Un ufficiale commentò così l'episodio: "Sono letteralmente scomparsi come se fossero volati su Marte". L'episodio segnava l'inizio della saga moderna del cosiddetto Triangolo delle Bermuda.
Molti altri incidenti occorsero negli anni '40. Il City Belle fu ritrovato abbandonato nei pressi delle Bahamas nel 1946, esattamente un anno dopo la tragedia dei TBM Avenger, e il Rubicon, si era trasformato in una nave fantasma che stava andando alla deriva lungo le coste della Florida, quando fu ritrovata nell'ottobre 1944, in eccellenti condizioni, ma senza un cane a bordo. Nel 1940 la Gloria Colita fu ritrovata abbandonata, ma in condizioni eccellenti, lungo la costa occidentale della Florida, nel Golfo del Messico.
E andando indietro nel tempo, nell'agosto 1935 l'imbarcazione La Dahama fu incrociata in perfetto stato nel Triangolo delle Bermuda diversi giorni dopo che un'altra imbarcazione l'aveva vista in procinto di affondare. Nel 1931 la nave norvegese Stavenger scomparve nelle Bahamas con quarantatré uomini a bordo, così come accadde in una tranquilla giornata dell'aprile 1925 al Raifuku Maru dopo aver lanciato il seguente messaggio: "Venite presto, è tremendo! Non possiamo fuggire".
La goletta Carroll A. Deering fu ritrovata incagliata nelle Diamond Shoals nel gennaio 1921 con tutte le vele issate. Due gatti erano le uniche creature viventi restate a bordo. La cosa più strana fu che un pasto completo stava ancora sui fornelli, in attesa di un equipaggio che non lo assaggiò mai. Lo stesso anno una dozzina di altre navi scomparvero nella medesima zona.
Nel 1918 la Marina degli Stati Uniti accusò un'ulteriore scomparsa: la Cyclops, una carboniera lunga oltre 170 metri, in navigazione dalle Barbados a Baltimora con 309 uomini a bordo. Malgrado fosse una delle prime imbarcazioni equipaggiata con radio a bordo, nessun SOS venne lanciato. Ad alimentare ancor più il mistero contribuirono le scomparse, nel 1941, sulla stessa rotta altre due navi sorelle della Cyclops, la Proteus e la Nereus.
SCIAGURE INSPIEGATE?
L'infelice fama di questo tratto di mare sembra trovare riscontri anche nei secoli addietro. Già uno dei primi ad aver navigato in quelle zone, Cristoforo Colombo, nel suo primo viaggio alla scoperta del Nuovo Mondo nel 1492 si imbatté in fenomeni che sconcertarono l'equipaggio della sua nave: un lampo infuocato che cadde in mare, insoliti comportamenti delle bussole, e una strana luce che apparve in lontananza una notte.
Malgrado i riferimenti siano frammentari, è documentato che almeno quattro vascelli americani scomparvero senza spiegazioni apparenti tra il 1781 e il 1812. Nel 1840 la Rosalie, una nave francese, fu trovata deserta vicino a Nassau: vele issate, un considerevole carico intatto e tutto in ordine. La Lotta, un brigantino svedese, scomparve vicino Haiti nel 1866, seguito due anni dopo dalla Viergo, un mercantile spagnolo.
Ma uno dei più grandi misteri del mare resta la scomparsa dell'Atalanta nel 1880. La nave lasciò le Bermuda in gennaio diretta in Inghilterra con un equipaggio di trecento cadetti e ufficiali e non fu mai più ritrovata. La catena delle sciagure continua nel 1884 con la Miramon, una goletta italiana salpata da New Orleans e inghiottita nel limbo. Nell'ottobre 1902 è la volta del brigantino tedesco Freya a essere ritrovato abbandonato.
La storia sembra sempre ripetersi, anche in tempi più recenti: condizioni meteorologiche buone, nessun problema meccanico, normali comunicazioni radio, poi il silenzio. Poiché di solito nulla viene ritrovato malgrado le intensive ricerche è quasi una sorpresa quando il mare concede alcuni relitti o si riceve un messaggio di soccorso. Una di queste eccezioni accadde nel febbraio 1953, quando un aereo inglese con a bordo trentanove persone lanciò un SOS mentre si trovava a nord del Triangolo: la richiesta di aiuto si interruppe d'improvviso. Le operazioni di ricerca non diedero alcun risultato.
Nel marzo 1950 un quadrimotore Globemaster americano diretto in Irlanda scomparve a nord del Triangolo, seguito, qualche mese dopo, dalla nave da carico Sandra: era una calma notte tropicale e trasportava 340 tonnellate di insetticida.
Gli incidenti sono continuati senza tregua: un Super Constellation della Marina nel 1954 con 42 persone a bordo; la Sourthen Districts carica di zolfo lo stesso anno; lo yacht Connemara IV ritrovato abbandonato nel pieno centro del Triangolo nel 1955. L'anno dopo è la volta di un Marine Sky Raider e un bombardiere della Marina con dieci persone di equipaggio. Un insolito numero di scomparse sarebbe accaduto intorno a Natale. Nel gennaio 1958 l'editore Harvey Conover assieme ad alcuni familiari salpò da Key West sul suo yatch diretto a Miami. Scomparvero tutti per sempre.
Nel 1962 un aereo cisterna KB-50 dell'Air Force si alzò in volo dalla base di Langley, Virginia, diretto alle Azzorre con nove persone di equipaggio. Poco dopo il decollo la torre di controllo ricevette un breve messaggio, subito troncato, indicante una qualche sorta di avaria. Malgrado una intensa ricerca, ancora una volta nessuna traccia.
Il 1963 fu un anno particolarmente menagramo. Iniziò con la Marine Sulphur Queen, una nave da carico costruita appositamente per trasportare zolfo. Scomparve in vicinanza della Florida dopo aver trasmesso un messaggio di routine. Con la sola eccezione di alcuni giubbotti di salvataggio, nulla venne ritrovato dell'imbarcazione. Nel luglio dello stesso anno la Marina e la guardia costiera furono impegnate per dieci giorni nell'inutile ricerca dello Sno' Boy, un peschereccio di cui si erano perse le tracce nei pressi della Giamaica. Un mese dopo è la volta di due cisterne volanti KC-135. A mezzogiorno comunicarono la loro posizione, poi non si seppe più nulla. Quando i loro rottami furono rinvenuti nei pressi delle Bermuda si pensò a una collisione in volo, ma il ritrovamento di altri relitti, 160 miglia distante, alimentò il mistero. Se gli aerei non si erano scontrati tra di loro, come spiegare che erano precipitati simultaneamente?
E non è finita. Nel 1965, a giugno, un C-119 dell'Air Force scomparve senza spiegazioni dopo aver lanciato un incomprensibile messaggio. Nel gennaio 1967 stessa sorte toccò a un aereo da trasporto Chase YC-122 durante un breve volo tra Fort Lauderdale e Bimini. Nel luglio 1969, malgrado le ottime condizioni meteorologiche, furono ritrovate cinque imbarcazioni abbandonate. Il mese seguente, anche Bill Verity, un navigatore esperto, scomparve nel Triangolo. Altri eventi non spiegati accaddero negli anni a seguire. Nel 1971 fecero perdere le proprie tracce le navi da carico Elizabeth e El Caribe. Nel marzo 1973 l'Anita, la più grande nave da carico mai scomparsa, salpò da Norfolk e di lei non si seppe più nulla.
Fonte: www.acam.it/bermuda.htm _________________ Per trasformarsi in libere sorgenti
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anamaya Nobile


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Inviato: Mar 24/Apr/2007 11:05 Oggetto: |
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Secondo il mio modesto parere l'area è veramente vasta, ma non abbastanza x far sprire navi ed aerei nel nulla e farli ritrovare deserti dopo anni...
Magari qualcosa che disturba gli apparecchi di "orientamento" dei vari mezzi ci sarà ma... che fine fanno i passeggeri?! _________________ Per trasformarsi in libere sorgenti
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anamaya Nobile


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Inviato: Mar 24/Apr/2007 11:06 Oggetto: |
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ilreleone ha scritto:
Il triangolo delle Bermuda è divenuto celebre dopo che lo scrittore Charles Berliz, nel 1974, pubblicò il libro Bermuda: il Triangolo maledetto (Sperling & Kupfer, Milano 1976, ristampa BUR, 1980), che riuscì a vendere complessivamente la bellezza di diciotto milioni di copie in tutto il mondo.
Il triangolo in questione si trova nell'Atlantico ed è compreso tra Miami, le isole Bermuda e l'isola di porto Rico. Secondo quanto narrato nel libro di Berliz, all'interno del triangolo si sarebbero verificate misteriose sparizioni di navi e aerei. Giornalisti, scrittori e pseudoricercatori si sono sbizzarriti nella ricerca di una soluzione del "mistero" delle Bermuda. Sono state ipotizzate anomalie del campo magnetico terrestre e del campo gravitazionale, vortici anomali di vento e acqua, deformazioni dello spazio-tempo, fino a tirare in ballo improbabili interventi da parte di esseri alieni o di misteriosi sopravvissuti della mitica civiltà di Atlantide.
Come al solito però, prima di fantasticare cercando una possibile spiegazione, occorre analizzare in modo corretto i fatti. È proprio dimostrato che la zona delimitata dal famoso triangolo sia teatro di così tante e misteriose disgrazie? Un esame attento di come siano andate realmente le cose fornisce inevitabilmente una risposta negativa. Molti dei naufragi attribuiti al triangolo sono in realtà accaduti a migliaia di kilometri di distanza. L'illusionista e investigatore del paranormale americano James Randi si è preso la briga di posizionare, su una carta geografica, delle bandierine per ogni presunto disastro che, secondo Berliz, sarebbe accaduto nella zona (si veda: J. Randi, Flim Flam: Fandonie, Avverbi, Roma 1999 e M. Polidoro, Misteri, Eco, Varese 1996). Ebbene, su oltre 30 casi di incidenti accertati, soltanto quattro cadevano dentro il triangolo.
Molti altri disastri, in realtà, non sono mai accaduti e sono stati deliberatamente inventati. I casi realmente accaduti inoltre, se esaminati attentamente, non appaiono affatto misteriosi. La loro causa è attribuibile di volta in volta all'inesperienza dei naviganti, ad avverse condizioni atmosferiche o ad altri eventi perfettamente naturali e interpretabili senza bisogno di scomodare fantasiose teorie. Infine, la cosa più interessante è che la zona di mare compresa nel famoso triangolo, in base alle statistiche degli incidenti, non appare per nulla più pericolosa di altre acque.
Un funzionario delle assicurazioni Lloyd's di Londra ha dichiarato che esistono molte altre zone di oceano altrettanto pericolose. Ma la conferma più convincente è che la compagnia londinese non si è mai sognata di aumentare i premi per le navi che navigano nella zona. _________________ Per trasformarsi in libere sorgenti
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anamaya Nobile


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Inviato: Gio 08/Nov/2007 18:16 Oggetto: |
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Pare che del triangolo delle bermuda sia stato parlato anche molto prima della pubblicazione citata dailre...
E chi ne ha parlato? Ancora e sempre lui, il medium del ventesimo secolo...
ATLANTIDE DENTRO IL TRIANGOLO MALEDETTO ?
Alcune volte gli strani fatti che accadono nel triangolo delle Bermuda vengono collegati alla civiltà di Atlantide: pare che alcune fonti atlantidee di energia siano sopravvissute sott'acqua fino ad oggi. È possibile? Qualcuno ha mai visto queste sorgenti?
Edgar Cayce, il famoso medium che morì nel 1944, parlò di queste fonti dal 1923 fino alla sua morte, ma non abbiamo ancora alcuna prova scientifica sulla loro esistenza. Dobbiamo credere alle sue letture inconsce? Forse. Indovinò la morte del presidente americano, l'idea di LASER e TV fra le altre scoperte scientifiche e cronache di fatto. Dall'altro lato altre sue previsioni si sono rivelate errate.
Tuttavia, ammettere che una sorgente di energia lavori ancora dopo che per migliaia di anni è stata sommersa nell'acqua sembra abbastanza sciocco. Questo alla luce delle nostre conoscenze, perché, chissà se ciò non sarebbe potuto accadere con una tecnologia scientifica superiore: nel futuro ci attendono molte scoperte e forse troveremo una nuova via di considerare tale problema.
Le sorgenti di energia descritte da Cayce erano dei cristalli capaci di convogliare a sé i raggi solari (che emanando radiazione, emanano, effettivamente, energia) e immagazzinare il loro apporto energetico. Ray Brown fece un interessante immersione durante gli anni '70 nelle acque delle Bahamas, dove, insieme ad altri sommozzatori, individuò un complesso simile a una piramide. Riuscì a entrare dalla cima di questa formazione e raggiungere una stanza che conteneva un cristallo sorretto da due mani metalliche. Prese il cristallo e andò via. In seguitò usò portare questo reperto nelle sue conferenze, ma sfortunatamente non possiamo avere anche la testimonianza degli altri sub in quanto sparirono nelle acque del triangolo delle Bermuda in circostanze misteriose. Rimane molto strano il fatto che Brown si sia sempre rifiutato di fornire le coordinate del postò ove recuperò il cristallo; comunque in quella zona molte sagome regolari (che sembravano, appunto, rovine) sono state viste dagli aeroplani (giacché là l'acqua è limpida e bassa) o da altri sub. Cayce disse che i cristalli erano posizionati sulla sommità delle costruzioni e venivano esposti al sole mediante un tetto apribile. Infine non c'è dubbio che la zona di mare delle Bahamas era una volta terraferma (lo conferma, per esempio la sabbia nel fondale) molto tempo fa.
Se possiamo considerare il ritrovamento del professor Brown una prova, dobbiamo allora sottolineare che il muro di Bimini è la prova più lampante che un antica civiltà giace sotto le acque del triangolo delle Bermuda. Recentemente, Michael Preisinger, che ha guidato una spedizione in tale posto, ha studiato alcune conformazioni rocciose lungo i litorali e evidenzia come la roccia sia stata erosa dalle onde dell'acqua subendo delle insenature che sembrano dividerle in blocchi di pietra regolari. Di conseguenza fa lo stesso ragionamento per il muro di Bimini: esso sarebbe un unico blocco di roccia modellato dalla natura. Non è esatto e il signor Preisinger avrebbe dovuto veramente studiare quel muro prima di concludere così. Quel muro non è affatto naturale, dal momento che alcuni blocchi furono estratti veramente per portarli all'esame del carbonio 14. Inoltre ho già esposto le ragioni per cui va creduto essere opera dell'uomo nelle sezioni principali delle mie pagine su Atlantide. Il muro di Bimini fu studiato per anni dal naturalista David Zink che lo reputò opera umana e scrisse un libro a proposito: The stone of Atlantis. Infine questi blocchi furono datati tramite le radici di mangrovia attaccate e pare siano vecchi di 8000 anni.
Queste sono gli indizi più sicuri su cui ci possiamo affidare e la scoperta di quella muraglia, nel 1968, coincise proprio con una profezia di Edgar Cayce. Cosa dobbiamo dire allora? Atlantide o no nel triangolo delle Bermuda accadono strane cose e pare ci siano gli UFO di mezzo, come ci dicono le statistiche sui loro avvistamenti. Qualcuno dice che Atlantide si sviluppò con l'aiuto di tecnologie aliene e sia ancora là, controllando il nostro sviluppo.
Tornando di nuovo alla spedizione di Preisinger, sembra che lui abbia trovato una soddisfacente spiegazione delle acque bianche dei mari del triangolo. Nelle profondità ci sarebbe veramente una sorgente di energia che riscalda l'acqua rendendo il carbonato di calcio (CaCO3) meno solubile e facendolo affiorare in superficie, dando colore all'acqua che dall'alto sembra luminescente a causa dei movimenti delle onde.
Nessuna attività vulcanica è registrata in quell'area e quindi questa presunta fonte diventa molto interessante. anche un grosso buco circolare trovato nel fondale solleva molte domande: non è il classico buco azzurro e più si va in profondità e più esso si ristringe.
Ma le fonti di energia, là, sono anche suggerite dalle anomalie magnetiche che fanno deviare le bussole irregolarmente: esse a volte puntano verso il nord geografico, che non coincide con quello magnetico. Un campo di deviazione magnetica può essere generato da una buona quantità di metallo o correnti elettriche, e sappiamo che Atlantide era fatta per lo più di metallo: le tre mura che cingevano la capitale erano di bronzo, stagno e oricalco, mentre i templi erano rifiniti in oro, argento e lo stesso misterioso oricalco. Allora grandi costruzioni in metallo (anche se ridotte in frammenti) potrebbero spiegare parte delle deviazioni magnetiche. Morris Jessup, che andò già a vita migliore, commentò che forti campi magnetici potevano essere generati dagli UFO quando questi si muovono da un punto all'altro. Scrisse, nel 1956, The chase for UFO, dove tenta di spiegare le costruzioni precolombiane con l'aiuto di una tecnologia aliena.
Il triangolo delle Bermuda è anche famoso per le alghe che invadono il Mar dei Sargassi che talvolta (giacendo sulla superficie) impediscono alle navi di andare oltre. Lewis Spence propose una spiegazione a tale fenomeno. Secondo lui, migliaia di anni fa queste alghe ricoprivano buona parte dell'Atlantico e si sarebbero ritirate nel posto attuale lentamente. Suggerì che siano la testimonianza della grande distruzione di Atlantide, o meglio, ciò che rimane dell'isola di Atlantide a causa di una forte esplosione.
Ivan Sunderson (che ha studiato per molto tempo gli UFO) pensava veramente a civiltà sottomarine che tutt'oggi seguono il loro sviluppo.
Ma molte strane cose continuano ad accadere nel triangolo e la gente molte volte è riluttante a raccontare le proprie esperienze perché non vuole essere confusa per visionari o sono impedite dal proprio lavoro (i piloti della US Air Force devono star zitti su tali storie se vogliono continuare le loro carriere). Dopo il libri di Charles Berlitz molti decisero di parlare e qualcuno pensò valesse la pena fare qualche immersione in quelle acque. Con qualche spedizione in più e un po’ di fortuna potremmo essere veramente capaci di trovare la chiave di tutto, qualunque cosa essa sia. Per il momento non abbiamo una evidenza schiacciante ma solo degli indizi interssanti… _________________ Per trasformarsi in libere sorgenti
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anamaya Nobile


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Inviato: Gio 10/Gen/2008 17:55 Oggetto: |
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Los Roques: tragedia e mistero
Due articoli di Antonio Angeli, giornalista de "Il Tempo" di Roma, da sempre interessato al fenomeno UFO, mettono in relazione la recente sparizione dell'aereo venezuelano con a bordo otto passeggeri italiani, con gli inesplicabili fenomeni del Triangolo Maledetto.
Il mistero del Triangolo delle Bermude
L'incidente all'aereo bimotore, a largo della costa venezuelana, nel Mare dei Caraibi, si è verificato nella zona del Triangolo delle Bermuda. La storia di questo ampio tratto di mare inizia molti ani fa, nell'800.
di Antonio Angeli
E' da allora che si parla di un'area "maledetta", nel nord Atlantico, dove prima le navi e poi gli aerei sparirebbero, senza lasciare traccia.
L'arcipelago Los Roques è un po' a sud rispetto a questa zona, ma le circostanze della scomparsa ricordano altri incidenti. Il pilota dell'aereo disperso tre giorni fa ha lanciato un sos, affermando che i motori erano spenti. Poi più nulla. I soccorsi, subito attivati, non hanno avvistato oggetti galleggianti. Assolutamente nulla.
Torna alla mente l'incidente che rese famoso il Triangolo delle Bermuda, sessantadue anni fa. Era il il 5 dicembre 1945: in volo nella zona c'era una pattuglia di cacciabombardieri della Marina statunitense: cinque aerei con a bordo gente "tosta", militari. Il comandante lanciò un allarme che lasciò tutti sbigottiti: "Non sappiamo più dov'è l'ovest. E' tutto così strano. L'oceano non è più come dovrebbe essere". Poi il silenzio. In zona fu inviato subito un idrovolante con tredici persone esperte in missioni di salvataggio. Scomparve anche quello. Successive ricerche, con decine di navi, non trovarono nulla, nemmeno un giubbotto di salvataggio che galleggiava sul pelo dell'acqua.
Negli anni centinaia di mezzi sono spariti tra le Bermuda, il Golfo del Messico e Puerto Rico. La prima nave che si perse fu il veliero francese "Rosalie". Le cronache raccontano che venne ritrovato alla deriva parecchi giorni dopo quello che si riteneva un naufragio. L'imbarcazione non aveva danni e il carico era in ordine. Ma la nave era deserta, degli uomini a bordo nessuna traccia.
Autorevoli scienziati affermano che in quella zona incrociano tantissime rotte e che è normale che lì si verifichino più incidenti. Ma la leggenda resiste.
Antonio Angeli
07/01/2008
VENEZUELA
I turisti italiani: spariti nel nulla a Los Roques
L'aereo scomparso tre giorni fa con 14 persone a bordo, delle quali 8 italiani, sembra non aver lasciato alcuna traccia.
Le ricerche adesso si rivolgono sempre più verso il fondo marino, per cercare di trovare il relitto e ricuperare i corpi delle vittime. Il gen. Antonio Rivero, direttore della Protezione civile venezuelana e comandante delle operazioni di soccorso, lo ha ripetuto: "Se ci fosse qualcosa o qualcuno in acqua, con due giorni di ricerche incrociate che abbiamo effettuato tra aerei, elicotteri e unità navali, l'avremmo trovato".
Rivero sabato ha allargato il raggio delle ricerche, poi ieri le ha spostate per seguire correnti marine e direzione del vento, ma anche così sulla superficie del mare non si è trovato nulla. E ora le ricerche si spostano verso il fondo marino, perchè ormai tutti sono convinti che l'aereo è affondato, portando con sé le 14 persone a bordo. Rivero ha quindi chiesto l'intervento della nave oceanografica venezuelana, in grado di scandagliare i profondissimi fondali della fossa marina attorno all'atollo de Los Roques, e ha chiesto l'aiuto delle autorità delle Antille Olandesi per ottenere un aereo di pattugliamento antisub.
E' una corsa contro il tempo anche adesso che quasi sicuramente non c'è più nessuno da salvare, per ricuperare almeno i corpi. Dal momento che non è stato trovato neanche un piccolo pezzo del bimotore, può essere che l'aereo sia ammarato e che gli occupanti non siano riusciti ad uscire prima che affondasse, e sono morti affogati. Tra le ipotesi sulle cause dell'incidente, oltre alla rottura dei motori, la probabilità che sia mancato il carburante, magari per la chiusura errata del serbatoio, o che lo stesso carburante fosse adulterato. La ragione vera la sapremo solo se si riuscirà a ritrovare il Let-410.
Intanto i parenti dei dispersi (i romani Stefano Fragione, di 33 anni e la moglie, Fabiola Napoli, di 32, la famiglia di Ponzano Veneto - Paolo Durante, la moglie Bruna Guerrieri e le due figlie, Sofia di 6 anni ed Emma di 8 - Annalisa Montanari di 42 anni e Rita Calanni Rindina, di 46, di Bologna) non smettono di sperare. E ancora ieri hanno chiesto che le ricerche continuino. Nelle stesse ore in cui si veniva a sapere che un altro gruppo di turisti aveva rischiato una nuova tragedia: il velivolo sul quale viaggiavano nella stessa zona ha effettuato un atterraggio d'emergenza per la rottura di un motore. _________________ Per trasformarsi in libere sorgenti
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