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Ebraismo
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Sciamano
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MessaggioInviato: Dom 04/Nov/2007 12:27    Oggetto: Ebraismo Rispondi citando

Un ebreo è una persona di religione ebraica.
La parola (al plurale ebrei) deriva dall'ebraico עברי, ‘ivrî' (la radice semitica ‘-B-R esprime il concetto di "passaggio").

Non avendo, gli ebrei, quasi mai fatto proselitismo (se non in poche occasioni storiche), l'ebraismo è considerato anche, se non soprattutto, un carattere culturale ereditario. Per cui ebreo è anche un termine usato per definire un popolo, non solo "popolo" in senso spirituale, come può essere considerato per persone di etnie diverse ma di un'unica religione, ma anche "popolo" come gruppo parentale.

In genere, nell'accezione comune moderna, si parla di "ebrei" in caso di

* persone di origine ebraica (non necessariamente matrilineare) che praticano la religione ebraica
* persone di origine non ebraica convertite al giudaismo
* ebrei che non praticano il giudaismo come religione, pur considerandosi ebrei in virtù della discendenza ebraica della propria famiglia e della loro identificazione col popolo ebraico dal punto di vista storico o culturale.

Nello Stato di Israele è in vigore la Legge del Ritorno, in forza della quale chiunque sia in grado di dimostrare la propria ebraicità ha diritto ipso facto alla cittadinanza israeliana. Ciò ha creato una vasta giurisprudenza, dalla quale si evince che viene considerato ebreo il figlio di madre ebrea o chi abbia compiuto una conversione all'ebraismo. Vi sono comunque integrazioni e distinguo.

Ebrei, giudei, israeliani, israeliti

Gli appartenenti alla religione ebraica costituiscono il Popolo di Israele, dal nome assegnato al patriarca Giacobbe, dall'ebraico ישראל, Israel, ministro di Dio, o uomo che vide Dio. Gli ebrei vengono anche chiamati Giudei, (dall'ebraico יהודי yehudi, pl. יהודים yehudim) perché appartenenti alla tribù di Giuda, l'unica (assieme alla tribù di Levi) sopravvissuta delle dodici tribù di Israele.

Per tale implicazione ebraismo e giudaismo sono stati utilizzati come sinonimi, sebbene non lo siano precisamente; in altre lingue si usa la parola corrispondente ad ebraico (inglese Hebrew, francese hébreu, tedesco Hebräisch) per indicare soltanto la lingua (nonché gli ebrei dell'antichità, nell'epoca pre-esilica) e la parola corrispondente a giudaico (Jewish, juif, jüdisch) per indicare la cultura, la religione, il popolo.

Origini

La prima apparizione del termine "ebreo" o di una parola assonante, risale agli archivi egizi: i khabiri era un popolo nomade del territorio a ovest del Giordano, una regione alla quale tali documenti si riferiscono come R-t-n-u (pronuncia Rechenu).

La Bibbia racconta che l'eroe eponimo degli ebrei fu Eber, che abitava il territorio della Mesopotamia. Il padre spirituale invece fu Abramo, un arameo errante, cui JHWH chiese di spostarsi da Ur dei Caldei a Nord, verso Harran, per poi scendere fino in Palestina, la terra promessa.

Nipote di Abramo fu Giacobbe, ribattezzato "Israele" dopo la lotta con l'angelo. Giacobbe impersonifica quindi tutti gli ebrei, del quale è progenitore.

Dodici tribù

I caratteri dell'attuale popolo e religione ebraici si delineano nel periodo post-esodo, definito delle dodici tribù di Israele, nominate dai figli di Giacobbe. Questo periodo si conclude con la comparsa dei Giudici, la prima forma di potere centrale nel popolo ebraico, che dimostra quindi una coesione nazionale. Il popolo si è ormai radicato nella attuale Palestina.

Il regno

Nel X sec. a.C. queste compagini tribali si riuniscono a formare un Regno, con capitale Sion, poiché Sion è il monte dove risiede JHWH. Il re Davide ribattezza Sion come Gerusalemme, cioè città della pace, poiché JHWH è un dio di pace. E qui Salomone costruisce il Tempio: uno solo, a sottolineare si l'unicità di JHWH, sia la coesione del popolo ebraico. Tuttavia dopo Salomone il regno si dividue in due, a Sud il Regno di Giuda, cioè costituito dalla sola tribù di Giuda (e dalla tribù di Levi, però senza terra) ed a Nord il Regno di Israele, costituito dalle altre tribù. Nel 722 a.C. il regno di Israele, settentrionale, viene invaso dagli Assiri e distrutto. Le tribù appartenenti a questo stato, che ormai professavano un culto sincretico tra ebraismo e le religioni cananee, vengono disperse.

Diaspora

Nel 607 a.C. parzialmente e nel 587 a.C. in maniera definitiva, i babilonesi invadono Giuda, distruggono il Tempio di Gerusalemme, l'intera città e deportano i notabili: è questo l'inizio della diaspora ebraica. Gli abitanti poveri continuano a risiedere dove abitavano prima della conquista babilonese. Da Babilonia molti ebrei tornano a Gerusalemme nel 530 a.C. grazie a Ciro II di Persia. Il Tempio (sempre unico) sarà quindi ricostruito. Nel 70 tuttavia una nuova e definitiva diaspora segue la distruzione di Gerusalemme e del Tempio da parte delle truppe di Tito

Le correnti dell'ebraismo

Con il tempo si sono distinti diversi gruppi di ebrei, in base alla loro residenza ed alle abitudini che tale residenza generava.

* In Germania abbiamo gli ashkenazi (da Ashkenaz, ebraico per Germania).
* In Spagna i sefarditi, (da Sefarad, ebraico per Spagna). Nel 1492 vengono espulsi dalla neonata monarchia iberica. Gli ebrei sefarditi quindi migrano in Italia e nei balcani, nonché in tutto il bacino del Mar Mediterraneo.
* In medio orientei mizrahi (da misrach, ebraico per oriente), soprattutto in Mesopotamia e Persia.

Un'ottima (e autoironica) panoramica delle diverse realtà ebraiche esistenti prima della Shoah è stata scritta da Joseph Roth nel suo Ebrei erranti (Berlino 1927 ISBN 88-459-0608-6)

Sionismo e Stato d'Israele

Fino al 1947, anno della costituzione dello stato di Israele, gli ebrei, ufficialmente, non torneranno alla loro Terra promessa.
Il senso del ritorno, in tutte le epoche, viene rappresentato, in letteratura, come un ritorno al monte di Sion, la collina dove sorse il nucleo più antico di Gerusalemme, e Sion è il centro attorno a cui gira la fede, il culto e tutto il mondo ebraico, poiché Sion è il monte di JHWH, la sua casa.
E sionismo è il nome scelto da (o affibbiato a) quella corrente di pensiero sorta nella seconda metà dell'800 che voleva risolvere il "caso ebraico" con il ritorno di tutti gli ebrei a Eretz Yisrael, e quindi con l'istituzione di un novello Stato d'Israele con Gerusalemme per capitale.
Con più detrattori che accoliti alla sua nascita, dopo la Shoah ha assunto maggior valore agli occhi dei correligionari. E così ad ogni rinnovato attacco arabo.

Lingua ebraica

Nella diaspora gli ebrei cessarono di parlare la lingua ebraica, conservandone l'uso solo per i rituali religiosi. Il popolo ebreo quindi utilizzò lingue franche di volta in volta diffuse nel loro territorio, aramaico, greco, latino.

L'ebraico però sussistette nella parlata volgare, mescolandosi alle lingue e ai dialetti dei popoli presso i quali gli ebrei risiedevano.

* Verso il 1400-1500 gli ebrei dell'Europa centrorientale svilupparono l'yiddish, una lingua con ampie acquisizioni lessicali tedesche ma scritta con l'alfabeto ebraico.
* Nell'Africa del nord tra i sefarditi si sviluppò invece il Ladino, una lingua ricca di lessemi spagnoli e arabi.
* In Italia si sviluppò, a Roma ma anche nelle comunità toscane (e in particolare a Livorno), il bagitto, molto simile ad un dialetto italiano.

Alla fine dell'800 il linguista lituano Eliezer ben Yehouda lavorò per rendere l'ebraico una lingua parlata di uso corrente. La costituzione dello stato d'Israele permise il raggiungimento di questo obiettivo.

Accezioni particolari del termine "ebreo"

Le leggi degli stati nei quali gli ebrei si trovavano sono sempre state abbastanza restrittive nei confronti delle minoranze in generale e nei confronti della minoranza ebraica nello specifico.

In Europa, in particolare, all'ebreo era vietato svolgere numerosi mestieri, per cui la forza reddituale doveva essere incanalata in professioni definite dalla necessità: per esempio il cristianesimo, fino al Rinascimento, vietava ai propri fedeli il prestito ad interesse, per questioni religiose. Per tale motivo agli ebrei era consentita l'attività di usuraio, perché non erano sottoposti a tale impedimento.

Per questo motivo, col passare del tempo il termine "ebreo" divenne sinonimo di "usuraio", in senso palesemente dispregiativo.

Nazione Ebrei

Stati Uniti 5.671.000 (stima)
Israele 5.200.000 (stima)
Europa Meno di due milioni (stima)
• Francia 600.000 (stima)
• Regno unito 267.000 (censimento del 2001)
• Germania 100.000 (stima 2004) o 60.000 (stima)
• Italia 30.000 (stima)
• Ex URSS 400.000 (stima)
Canada 371.000 (stima)
Argentina 250.000 (stima)
Brasile 130.000 (stima)
Australia 100.000 (stima)
Sudafrica 106.000 (stima)
Messico 40.700 (stima)
Asia (escluso Israele) 50.000 (stima)
Totale 13.900.000 (stima)

I matrimoni misti tra ebrei e non-ebrei sono in continuo aumento, come i casi di abbandono del proprio retaggio culturale; vi è anche, in misura minore, un certo interesse di non ebrei per l'ebraismo, con alcune conversioni - anche se il proselitismo non è nel costume ebraico.

http://it.wikipedia.org/wiki/Ebreo
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MessaggioInviato: Dom 04/Nov/2007 12:46    Oggetto: Rispondi citando

Dato che nel caso di questa religione la sua teologia è estremamente collegata al concetto di popolo ebraico mi è sebrato opportuno fare prima questa introduzione.
Veniamo ora alla religione in sè.

L'Ebraismo (יהדות) è la religione del popolo ebraico, basata sugli scritti della Torah.

Essa è stata la prima religione monoteistica documentata, sviluppatasi prima dell'anno 1000 a.C. all'interno delle popolazioni cananee monolatriche, o, secondo altri, tra i popoli stranieri schiavi in Egitto. Assieme a Cristianesimo ed Islam, l'ebraismo viene classificato come religione abramitica.[1] [2]

Sacre Scritture e monoteismo

Il testo sacro per antonomasia, ma non l'unico nella religione Ebraica, è la Torah, scritta in ebraico, corrispondente ai 5 libri del Pentateuco e contenente le istruzioni impartite da Dio al Popolo di Israele sul Monte Sinai, 49 giorni dopo l'uscita dall'Egitto. Essa contiene la descrizione della storia dell'umanità dalla Creazione fino all'arrivo degli Ebrei in Terra d'Israele. Inoltre essa include i precetti comandati da Dio al Popolo d'Israele e che suggellano il patto stretto da Questi con gli Ebrei. Il Canone ebraico delle Sacre Scritture venne definito nel I secolo e. V. Il fulcro della fede israelitica è la dichiarazione monoteistica (Dt. 6,4: Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno...), la quale, malgrado i precedenti tentativi compiuti in Egitto dal faraone Amenofi IV (XIV secolo a.e. V.), solo nell'Ebraismo trova la sua più compiuta affermazione.

La fede monoteistica si incentra nella definizione che Dio medesimo offre di sé in Es. 3,14: Io sono l'Essenza dell'Essere. Se ci atteniamo alla lettera al testo biblico, questa affermazione (in ebraico Ehyèh ashèr èhyèh) è di fatto, intraducibile, poiché si dovrebbe disporre di un tempo verbale in grado di rendere, contemporaneamente, il presente, il passato ed il futuro. Infatti, Dio è Colui che, pur non mutando nella Sua essenza, accompagna il popolo ebraico in tutte le vicissitudini storiche. In questo senso, Dio è legato all'uomo nel passato, nel presente e nel futuro.

La principale conseguenza di questa consapevolezza monoteistica è, in primo luogo, l'idea della signoria di Dio sul mondo e sulla storia, anche se ciò non significa che la realtà terrena non goda di una sua autonomia espressa dal libero arbitrio; anzi, il principio stesso di vita terrena intesa come prova da superare per accedere alla vita eterna è basato sul libero arbitrio: l'uomo ha davanti a sé la scelta tra il bene e il male e la sua missione consiste nello scegliere liberalmente il bene, cioè la Torah ed i suoi precetti. Visto però lo stretto legame fra immanenza e trascendenza, in ambito ebraico non si conosce il dualismo ontologico, proprio invece del Cristianesimo, che separa il mondo da Dio; Cristo dice: Sono venuto in questo mondo, ma il mio regno non è di questo mondo.

L'uomo non può percepire la reale essenza della Divinità, come viene detto nell'Esodo 33:20 "Un uomo non può vedermi e vivere"; Dio è conoscibile soltanto dalle Sue opere e dai Suoi attributi, le Sue middòt.

Etica

A partire da questa dottrina morale, l'Ebraismo sviluppa sia l'idea della creazione, quale creatio ex nihilo (creazione dal nulla, fino ad allora sconosciuta), che l'idea di uno sviluppo lineare e non ciclico della storia. Percepito dagli uomini nella sua limitatezza, il tempo viene considerato come l'insieme di quelle irripetibili occasioni offerte all'uomo per manifestare la sua libertà all'interno della creazione.

Un'altra caratteristica dell'Ebraismo è l'idea di un legame con Dio, che non ha nulla di mistico o di ascetico. Questo legame si instaura nella comunione dell'alleanza, in cui il Creatore e la creatura mantengono, separate, le rispettive identità. È esattamente la categoria teologica dell'Alleanza ad essere costitutiva dell'Ebraismo: essa rappresenta il reciproco impegno, per cui all'elezione e alla benevolenza di Dio deve corrispondere, da parte di Israele, l'osservanza delle 613 mitzvòt, i precetti che abbracciano ogni aspetto della vita dell'uomo.

Pur garantendo il regno della Torah su ogni aspetto della vita umana, nell'Ebraismo la teocrazia si combina con una particolare concezione dell'autonomia creaturale che conferisce all'uomo il potere di agire sul creato, seguendo le relative regole, per completare l'opera del Signore e far coesistere il Divino con il libero arbitrio dell'uomo.

Mosè e i profeti

Nell'elaborazione teologica dell'Ebraismo, è di notevole importanza il ruolo che viene attribuito a Mosè, il quale è considerato il più grande dei profeti non perché la sua speculazione su Dio sia superiore a quella di Isaia o di Ezechiele, quanto piuttosto perché è stato l'unico uomo ad abbattere, per usare le parole del Rambam (Mosè Maimonide), tutte le barriere che impediscono di contemplare la visione del Santo Benedetto, tutte tranne che quella dell'intelletto umano (cfr. Mosè Maimonide, "Gli Otto Capitoli, La dottrina etica" cap. VII); in altre parole Mosè secondo la Tradizione Rabbinica è stato l'unico uomo a raggiungere il massimo grado dello spirito profetico, ed è in ciò che sta la sua grandezza. A Mosè è stata consegnata la Torah e a lui è stato affidato il compito di condurre il Popolo Ebraico attraverso il deserto, fino in Eretz Israel. Solo ad un uomo di così alte virtù poteva essere affidato un così grande compito.

Naturalmente, una funzione importantissima svolgono anche gli altri profeti, i quali richiamano all'essenzialità e allo scopo ultimo della Torah, così come i "Libri Sapienziali" approfondiscono il significato dei precetti morali contenuti nella Torah.

Il valore attribuito alla Parola divina e all'elemento escatologico esercita una grande influenza sul Cristianesimo primitivo (basti pensare al prologo del Vangelo giovanneo che da questa trae la propria elaborazione teologica sul Logos), ma anche sulla prima speculazione dell'età giudeo-ellenistica di (Filone d'Alessandria, che è il primo pensatore a tentare una conciliazione fra le categorie filosofiche greche e la fede ebraica). Anche lo sviluppo dell'apocalittica cristiana risente molto dell'influsso ebraico e, in particolare, del Libro di Daniele.

Giudaismo

La storia del giudaismo inizia con l'esilio a Babilonia (587 a.e. V.), che mette fine al Regno del Nord. Dunque individua sostanzialmente il resto d'Israele, l'unica tribù rimasta, quella di Giuda. Questo termine viene usato una sola volta nel Nuovo Testamento (Gal. 1,13-14). I giudei di Palestina e quelli che vivono lontano (ad Alessandria, a Babilonia ecc.) formano una comunità religiosa unita dalla fede monoteista, lo studio della legge (Torah) e la speranza messianica. Qualche tempo dopo il ritorno dall'esilio, l'attività religiosa riprende nel Tempio di Gerusalemme, ma il giudaismo palestinese si dà nuove istituzioni: il Sinedrio e la sinagoga, dove scribi e dottori della Legge acquistano sempre maggiore importanza.

Nel I secolo, il giudaismo è già un mondo polimorfo come quello che Gesù conoscerà, frammentato in numerose correnti: Farisei, Sadducei, Esseni, Zeloti, Battisti, Erodiani, Samaritani, Terapeuti. Il cristianesimo nasce in seno a questa complessa molteplicità. Dopo la distruzione del Tempio (70), i soli a sussistere furono i Farisei, l'unico gruppo che era rimasto fedele alla tradizione dei Maestri. Uno di questi Yochanan Ben Zakkai, fonda l'accademia di Yavneh e riorganizza il giudaismo, permettendogli di sopravvivere alla catastrofe del 70.

In quest'ambito si sviluppa la tradizione rabbinica, che distingue la Torah scritta, codificata nel Pentateuco, dalla Torah orale, codificata nella Mishna e nel Talmud, entrambe considerate di origine divina, poiché rivelate contemporaneamente a Mosè sul Monte Sinai. Per vivere secondo la Torah, un ebreo è tenuto ad osservare i precetti che si applicano alla sua condizione (nessuno ha l'obbligo di osservare tutti i 613 precetti, perché alcuni riguardano solo i sacerdoti, altri soltanto i re, e così via). Fra questi, la circoncisione, la celebrazione del Sabato, e l'osservanza dei divieti alimentari sono, oggi come ieri, precetti della religione ebraica. La Torah spiega che questi precetti sono imposti all'ebreo come prova: se egli la supera e compie i precetti, otterrà una ricompensa eterna infinitamente superiore ai suoi meriti.

Sotto la spinta dei movimenti di emancipazione, molti ebrei hanno abbandonato la pratica dei riti, ma continuano a considerare l'ebraismo un patrimonio culturale ed intellettuale comune. Il XX secolo segna il risveglio dei movimenti politico-laici e l'assimilazione dell'ebraismo ad una entità nazionale da una parte ed una nuova scoperta dell'osservanza dei precetti dall'altra; l'incontro di queste due anime forti ha dato vita a nuovi dibattiti sulle metodologie di analisi e soluzione delle dispute rabbiniche.

Commenti della Bibbia

In epoca rabbinica, il problema fondamentale dell'Ebraismo diviene quello di preservare la propria identità all'interno di un mondo a volte ostile che lo concepisce come una dottrina propedeutica alla comprensione del Cristianesimo.

Pertanto, i Maestri si preoccupano di preservare e di attualizzare la Torah orale, ricevuta da Mosè sul Monte Sinai insieme alla Torah scritta, e questa preoccupazione inizia a trovare una sua prima concreta applicazione già nella stesura della Mishna e del Talmud (babilonese e gerosolomitano). Sempre in questo periodo si assiste alla stesura dei primi midrashim che, come la Mishna, ma soprattutto come il Talmud, contengono parti di Halakhah e parti di Haggadah ossia di tradizione esegetica ed omiletica, che si esprime per mezzo di racconti, basati (a volte in maniera molto libera) sul testo biblico, e aventi il compito di illuminarne i significati più reconditi.

Filosofia e mistica

L'Ebraismo ha prodotto anche una filosofia vera e propria, la quale passa attraverso l'influenza stoica, neoplatonica ed aristotelica, quest'ultima mediata dai pensatori arabi (Avicenna e Averroè in particolare). Per quanto riguarda l'apporto filosofico, si ricordano, nel Medioevo ebraico, le figure di Yehudah HaLevi e di Mosè Maimonide. L'Ebraismo sefardita si distingue per i suoi studi di natura filosofico-teologica, mentre l'Ebraismo ashkenazita si caratterizza per una maggiore concentrazione sugli studi talmudici e sulla mistica, la quale sfocerà nel movimento chassidico dell'Europa orientale.

Il misticismo ebraico si radica nell'esperienza profetica e, soprattutto, nelle interpretazioni del Ma'asè Merkava (l'"opera del carro") con cui si apre il Libro di Ezechiele. Gli studi mistici danno vita alla Qabbalah che, trascurata durante un millennio, risorge nel XIII secolo in Provenza ad opera di Rambàn e di Abramo Abulafia e viene poi approfondita, nel XVI secolo, dalla scuola di Safed, di cui il Maestro Isaac Luria è l'esponente di spicco. In epoca moderna un grande studioso e riscopritore della Kabalah e della mistica ebraica in genere è stato il Gershom Scholem che le ha rivalutate da secoli di relegamento nella pseudo-magia.

L'illusione pseudomessianica del sabbatianismo prima (con le sue catastrofiche conseguenze), e poi la nascita del movimento chassidico polacco (seconda metà del XVIII secolo), rappresentano i momenti più significativi nello sviluppo del misticismo ebraico, misticismo che ha molto influenzato anche la dottrina ascetica cristiana. È interessante notare la costante tensione, in seno all'Ebraismo, fra misticismo e filosofia, poiché, malgrado la diversa prospettiva, i problemi di fondo sono comuni: il rapporto fra Creatore e creatura, il legame fra finito ed infinito, la realtà del Male.

In età moderna, Moses Mendelssohn è il filosofo che, cerca di conciliare la haskalah o Illuminismo ebraico con la stessa modernità occidentale, mostrando come l'Ebraismo si armonizzi con le esigenze della ragione. Strade simili hanno percorso, più avanti, Hermann Cohen, Franz Rosenzweig e Martin Buber.

Correnti

Quattro sono le principali correnti dell'Ebraismo:

* Ebraismo ortodosso: Si riconosce nella tradizione ebraica come codificata nel testo fondamentale dello Shulchan Aruch, e nell'esegesi dello stesso testo e nel suo adattamento alle mutate realtà sociali, senza però contraddirne i fondamenti. Sono congregazioni particolari all'interno del movimento ortodosso i gruppi chassidici, che si rifanno all'insegnamento del Baal Shem Tov, un sapiente della fine del XVIII secolo che teorizzò l'etica ebraica come accettazione gradita delle Mitzvot, anziché vederne il solo aspetto di obbligo.

* Ebraismo conservativo, anche detto Masoretico, che conferma il valore etico-filosofico delle Mitzvot, determinandone l'obbligo di osservanza; rispetto all'ortodosso ha però modificato importanti punti, specie della tradizione liturgica - il più eclatante dei quali è la preghiera comune tra uomini e donne.

* Ebraismo riformato: nato in Germania nel XIX secolo, si è ben presto diffuso negli Stati Uniti. L'Ebraismo riformato cerca di ridurre e relativizzare l'imponente complesso delle mitzvòt della Torah, che separano di fatto il popolo di Israele dal resto del mondo. Nel tempo si è diviso in numerosi rami, più o meno aderenti alle tradizioni ebraiche, fino, nei casi estremi, a rinunciare al riposo sabbatico e all'accettazione di un Messia (Unto), mantenendo comunque l'attesa di un Messia futuro. Una derivazione dal movimento riformato è l'Ebraismo laico umanista

* Ebraismo ricostruzionista: fondato negli Stati Uniti dal rabbino Mordecai Kaplan e dalla rabbina Ira Eisenstein si caratterizza da una forte somiglianza con l'Ebraismo riformato, da cui però si differenzia per una maggiore considerazione dell'aspetto tradizionale.

L'ebraismo ortodosso è largamente maggioritario in Israele e nei paesi della Diaspora diversi dagli Stati Uniti d'America. Qui la maggioranza è divisa tra Conservativi e Riformati, essendo gli Ortodossi una minoranza relativa. Gli Stati Uniti sono anche l'unico paese con una presenza significativa di Ricostruzionisti. L'Italia è un paese attualmente "Modern Orthodox" ossia la comunità ebraica italiana si accredita come ortodossa nel senso moderno del termine; non mancano piccoli gruppi che rimandano ad altre correnti dell'ebraismo.

Il pensiero filosofico e religioso ebraico è entrato in grande fermento dalla nascita del Sionismo, e soprattutto a seguito della fondazione, nel 1948, dello Stato di Israele.

Oggetti liturgici

Tra gli oggetti liturgici e culturali più importanti nella religione ebraica vi sono:
* Menorah, candelabro 'a sette braccia' ( anche a "due braccia"), simbolo ebraico presente in tutte le residenze degli Ebrei e in tutte le sinagoghe. Viene acceso il Venerdi sera per celebrare il Sabato, giorno sacro per il popolo ebraico. A volte, per l'accensione delle candele del venerdi, si usano due candelieri singoli;
* Mezuzzah, pergamena affissa (generalmente dentro un piccolo contenitore) agli stipiti delle porte e contenente due brani dello Shema (preghiera fondamentale dell'ebraismo, da recitare ogni giorno al mattino e alla sera), proprio quelli contenenti il precetto della Mezuzzah.
* Tefillin, conosciuti come filattèri, sono scatole nere di cuoio indossate sul braccio e sulla fronte per mezzo di cinghie di pelle. Esse contengono le pergamene con i quattro brani della Torah che citano questo precetto.
* Kippah, il copricapo indossato dagli Ebrei maschi.
* Talled, scialle in tessuto bianco con fasce, spesso di colore scuro, caratterizzato da quattro lunghe sfrangiature di tessuto alle estremità, chiamate Tzitzit. La versione grande è portata durante la preghiera del mattino, quella piccola è indossata quotidianamente.
* Hannukiah, plurale Hannukkioth, candelabro ad 'otto bracci' utilizzato per accendere i lumi durante la celebrazione della festa di Hannukkah (Festa delle luci)
* Maghen David (traduz. Scudo di Davide), stella a sei punte presente nella bandiera dello Stato di Israele insieme alle fasce blu del Talled, è diventato il simbolo del Sionismo fin dai primi congressi a cavallo tra XIX e XX secolo.

Usi e costumi

La Casherut è una serie di regole alimentari prescritte dalla Torah. Esse costituiscono un corpo di normative molto complesse, che forma il fondamento dell'alimentazione dell'ebreo, a casa come all'esterno.
Il termine kasher significa "adatto". molti ebrei usano la parola taref per indicare il contrario.
Gli elenchi degli animali di cui è permesso cibarsi sono contenuti nella Bibbia, capitolo 11 del Levitico, ed alcuni vengono ripetuti nel capitolo 14 del Deuteronomio.
Sono permessi i quadrupedi ruminanti con gli zoccoli biforcuti come, ad esempio, mucca, pecora, capra e cervo, ma non maiale, cammello, cavallo o coniglio; viene fornito un elenco dei volatili proibiti, da cui deriva che tutti gli altri sono permessi, che contiene tutti i rapaci e gli uccelli notturni. Si possono mangiare tutti i pesci con squame e pinne: sono pertanto esclusi molluschi e crostacei (polpi, frutti di mare, granchi ecc.), oltre alle anguille, al pescecane e alcuni altri pesci che si ritiene non abbiano le squame complete.
Certi tipi di locusta sono permessi a chi è in grado di identificarli. Tutti gli animali, anche quelli permessi, non sono ritenuti kasher se non vengono uccisi con il metodo noto come shechitah. Lo shochet, che per eseguire la shechitah deve avere un apposito titolo di idoneità, mozza con un coltello la trachea e l'esofago dell'animale, e cosi facendo recide le arterie principali causando una perdita di coscienza praticamente istantanea. Il sangue restante viene eliminato dalla carne attraverso un processo di lavatura, salatura e risciacquo: per secoli questo lavoro è stato prerogativa delle donne di casa, ma ormai è praticato soprattutto dal macellaio o dal fornitore kasher.
Una casa strettamente kasher avrà due servizi di utensili per la preparazione ed il consumo dei cibi, uno è il servizio "da carne", da utilizzare con la carne e i suoi derivati, l'altro è quello "da latte", che si usa con latticini e cibi non animali, poiché è vietato mescolare latte e carne.

Diffusione geografica

Gli ebrei nel mondo sono circa 13 milioni e sono distribuiti in più di cento paesi; di questi, Israele è l'unico paese in cui l'Ebraismo costituisce la religione della maggioranza degli abitanti.
Le comunità ebraiche più numerose si trovano negli USA ed in Europa, dove il Paese con il maggior numero di ebrei è la Francia con 600.000 appartenenti, e la presenza ebraica è forte anche in Russia, in Asia, nell'America Latina ed in Australia.

Italia

La comunità ebraica italiana trae le sue origini nel II secolo A.C., quando i primi ebrei arrivarono a Roma grazie all'intenso scambio commerciale nel Mediterraneo. Già nel I secolo la comunità ebraica romana era fiorente e stabile.

Oggi, gli ebrei italiani sono circa 45.000 su una popolazione di 57 milioni di abitanti; la metà circa vive a Roma, circa 10.000 risiedono a Milano, mentre gli altri sono sparsi in Comunità medie o piccole in tutta la penisola. Casale Monferrato ospita una Sinagoga ebraica come diverse ne ospita Venezia, situate nei caratteristici ghetti ebraici; in particolare la Sinagoga di Venezia è riconosciuta come una delle più belle d'Europa. Di particolare pregio le Tavole della Legge in legno dorato risalenti al secolo XVIII secolo, numerosi Rimonim (terminali per rotoli della Legge) e Atarot (corone per i rotoli della Legge) sbalzati, cesellati o in filigrana d'argento.

Il Nome Di Dio

Il nome di Dio non si può pronunciare perché l'uomo non è così potente da poter pronunciare il nome di Dio; per questo viene pronunciato come Adonai ("mio Signore") o HaShem (il Nome).

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MessaggioInviato: Mer 14/Nov/2007 18:58    Oggetto: Rispondi citando

nella religiosità ebraica anche il termine PAROLA ha un significato diverso, è intesa nel senso di azione, per cui il leggere le scritture assume un carattere diverso.
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MessaggioInviato: Dom 18/Nov/2007 12:22    Oggetto: Rispondi citando

avete mai pensato ad una sconvolgente differenza tra i costumi delle varie religioni?, l'uso di portare una pietra sulla tomba, stigmatizza l'eternità del gesto molto più di ogni fiore.
Il senso della vita, del suo scorrimento, cambia totalmente nell'ottica ebrea
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MessaggioInviato: Dom 18/Nov/2007 12:47    Oggetto: Rispondi citando

Chissà, forse l'usanza nasce anche dal fatto che nelle zone desertiche in cui ha avuto origine l'ebraismo non c'erano molti fiori... In ogni caso è vero che una pietra rappresenta l'eternità molto meglio di un fiore.
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MessaggioInviato: Dom 18/Nov/2007 13:31    Oggetto: Rispondi citando

la pietra dovrebbe avere il nome inciso...
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MessaggioInviato: Dom 25/Nov/2007 18:43    Oggetto: Rispondi citando

Abracadabra, la parola magica di tutti gli illusionisti, avarà ve devarà in aramaico mentre parlo creo uno dei concetti fondamentali della religiosità ebraica!, sostengono che siano state pronunziate per la prima volta dal Santo Benedetto (una delle definizioni di dio).
Il gran sacerdote pare potesse pronunziare il nome in occasione dello Yom Kippur e tecnicamente al dizione esatta sarebbe Ad-nay, mai un nome di quattro lettere sarà pronunziato dal fedele, àlef nella dizione del celebrante.
à=àlef-->la Divinità
l=lamed--->che insegna, tramite
p=pe-->bocca (la bocca)


Ultima modifica di dess il Dom 30/Dic/2007 1:20, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Mar 18/Dic/2007 18:10    Oggetto: Rispondi citando

e festa sia, Hanukkah, festa delle luci o della dedicazione, (traduzione letterale del termine), otto giorni di festa per rievocare, (ridedicare) il Tempio di Gerusalemme.

Hanukkah e il Talmud

Rav Elio Toaff

Nel Talmud ci si domanda perché la festa di Hanukkah duri otto giorni malgrado che il miracolo dell'olio si sia prolungato per solo sette giorni. Tanto i Rishonim che gli Acharonim hanno spiegato il fatto così: il primo giorno lo destinarono alla festa per aver trovato l'olio del Cohen Gadol e gli altri alla celebrazione del miracolo dell'olio. Invece altri spiegano che il primo giorno fu dedicato alla ripresa del servizio divino che i Greci avevano proibito. Fra i Rishonim c'è però anche chi afferma che gli otto giorni furono stabiliti perché i Greci avevano proibito la milà, che - come prescritto - si fa a otto giorni dalla nascita oppure per far durare la festa quanto la festa di Succot, che è la più lunga del calendario.

Quando si mandavano messi per annunziare il nuovo mese "Al pi ha-reaià" essi uscivano anche nel mese di Kislev per annunciare Hanukkah a chi abitava più lontano. Fra gli Acharonim c'è chi sostiene che laddove non arrivavano i messi del Bet Din, si festeggiava Hanukkah per nove giorni per il dubbio, come per i derabbanan non si deve essere rigorosi perché, dal momento che il dubbio è se si tratti del primo giorno di Hanukkah e il nono giorno non è più Hanukkah, o viceversa, se si vuole facilitare non sarebbe Hanukkah né il primo giorno né il nono, ma certamente uno dei due lo sarebbe, pertanto si propende per essere rigorosi e stabilire Hanukkah di nove giorni.

Oggi ci si regola facendo precisi calcoli e si fanno ancora due giorni di festa nella golà per disposizione dei Hachamim. I Rishonim hanno scritto che non si fanno più nove giorni di Hanukkah ma solo otto perché essi stessi hanno stabilito così. In Arachim 10b è scritto che Hanukkah non è considerata né moed né jom tov. Ma c'è chi sostiene che esiste nella Torà un remez riguardo Hanukkah, perché alla fine della parashà dei moadot dice: "Elle em moadai". E ancora alla fine della parashà dei moadot è detto: "Prenderanno per te olio di oliva puro", e dal momento che la Torà lo prescrive con i moadot, se ne deduce che si tratta di un jom tov come tutti gli altri.

E fra gli Acharonim c'è chi scrive, seguendo l'opinione dei Rishonim, che malgrado le mizvot che si usano di Hanukkah, come l'accensione delle luci e l'Hallel, siano tutte di prescrizione rabbinica, il fondamento della festa invece deriva dalla Torà, e cioè di ricordare, non fare espèd né digiuno in quanto è prescritto di fissare un giorno festivo per ogni miracolo avvenuto. E a maggior ragione quando si tratta dell'uscita dall'Egitto che fu l'uscita dalla schiavitù alla libertà, e quando uscirono dalla morte alla vita.

I Hachamim hanno stabilito quello che si deve fare per celebrare l'avvenimento, per cui si può affermare che Hanukkah è prescrizione derivata dalla Torà mentre la sua spiegazione e la sua celebrazione sono di origine rabbinica.

Per quel che riguarda il fatto che questi giorni vengano chiamati Hanukkah, i Rishonim hanno scritto che si tratta di Hanuccat Hamizbeach, l'altare che era stato distrutto è ora ricostruito. Si è anche detto che gli Asmonei avrebbero nascosto le pietre dell'altare che i Greci avevano reso impure. Essi spiegarono: vennero gli invasori e lo profanarono. Quando gli stranieri entrarono nel Santuario i suoi oggetti sacri si trasformarono in oggetti profani, e gli stranieri li potevano acquistare come se non fossero mai appartenuti ad alcuno, quando essi li adoperarono per il loro culto, allora divennero Avodà Zarà e quindi proibiti. Qualcuno ha sostenuto che anche gli oggetti del culto si dovevano fare nuovi o quantomeno si doveva cambiare il loro aspetto e si dovevano riconsacrare indirizzandoli verso il culto (facendo hinuch baavodà) pertanto hanno chiamato quei giorni col nome di Hanukkah.

Altri hanno sostenuto che il nome Hanukkah deriva dal fatto che il Tempio fu rinnovato (hanukat habait hinuch habait) e reso atto al culto perché i Greci avevano reso impuro il Santuario, i suoi atrii e tutti gli oggetti santi che poi gli Asmonei purificarono e fecero di Hanukkah l'inizio della loro educazione al servizio divino, hinuch baavodat habait, come fece Mosè.

Infatti è detto nel Midrash (Shibbolè Halleket): Diceva R. Haninà: il 25 di Kislev fu completata l'opera del Mishkan e da allora ha detto Kadosh Baruch Uh. Io devo pagare; e che cosa ha pagato? La Hanukkah degli Asmonei. Hanno detto: perché è stata posta la Parashà degli Asmonei. Hanno detto: perché è stata posta la Parashà di Beaalotehà vicino alla Hanukkah dei principi, hanukat hanesiim? Perché Levi protestava perché non gli era stato concesso di offrire sacrifici. Gli disse K.B.U.: per loro non c'era che un giorno per ogni principe mentre la tua Hanukkah sarà per otto giorni e per tutte le generazioni.

C'è anche un'altra spiegazione per il nome di Hanukkah. Il Notarikon è 25 - 25 hanu 'caf' 'hei' che equivale a dire che "si fermarono il 25" di Kislev. E c'è anche chi spiega che si fermarono dal procedere verso la guerra. E cioè tutto il giorno, perché il 24 non si fermarono se non di sera e allora accesero le luci. C'è chi spiega questa fermata a causa della proibizione di lavorare ed hanno appoggiato a questo l'uso di non lavorare quando le fiammelle sono accese. E c'è chi spiega "si fermarono il 25" con il fatto che il 25 del mese dovranno cominciare l'accensione dei lumi di Hanukkah oppure che in questo giorno la Shechinà si fermò su Israel. C'è chi ha spiegato che il nome Hanukkah sono le iniziali: H=8 N=Nerot e la regola è secondo Hillel.

Uomini donne, proseliti, servi affrancati sono tutti obbligati ad accendere la Hanukkah. R. Jeoshua ben Levi ha detto: le donne sono obbligate ad accendere la Hanukkah malgrado sia un precetto affermativo che viene a data fissa per cui le donne dovrebbero essere esonerate. Ma esse furono direttamente coinvolte nel miracolo perché i Greci avevano stabilito il jus primae noctis per il loro principe e fu una donna che rese possibile il miracolo perché la figlia di Johanan tagliò la testa del principe e tutti i nemici fuggirono.

Un'altra versione dice invece che la sorella di Giuda Maccabeo si mise un velo durante il matrimonio, Giuda si interessò di lei e da quel momento ebbero la meglio sui Greci. La solidarietà familiare ritrovata ebbe questo effetto.

I servi cananei che non sono affrancati sono esentati dall'obbligo di accendere la Hanukkah, perché la loro regola è come quella delle donne che sono esentate da tutte le mizvot affermative che cadono in tempi determinati; per loro non c'è ragione di applicare quanto è stato stabilito per le donne, che sono state invece obbligate ad accendere la Hanukkah perché ebbero parte nel miracolo.

La donna che accende la Hanukkah fa uscire d'obbligo anche gli uomini dal momento che è obbligata a seguire quella mizwà e la base del miracolo si trova nell'azione di una donna. Fra i Rishonim però c'è chi nega che la regola sia questa.

Il precetto di Hanukkah è molto importante e vi si deve prestare molta attenzione per diffondere la conoscenza del miracolo e per aumentare ancor più le lodi e i ringraziamenti al Signore per i miracoli che ha fatto per noi. Diceva Rav Unà: se un individuo è attento e scrupoloso con il lume di Hanukkah, ornandolo, curandolo per renderlo più bello (dato che è prescritto di fare così, ma non è un obbligo) avrà figli talmidè chahamim perché è scritto: poiché la mizwà è un lume e la Torà è luce attraverso il lume di Hanukkah scende su di lui la luce della Torà.

Rav Elio Toaff
http://digilander.libero.it/parasha/varie/librohanuka/cinque.htm

piccola riflessione..da Dess, mi consentite di evidenziare come il ruolo delle donne nella religione ebraica sia molto più importante che nel cattolicesimo?
il rispetto delle yiddish mames è insito nella tradizione e permane a tutt'oggi, nelle comunità sparse per il mondo come in terra di Israele
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MessaggioInviato: Gio 17/Gen/2008 9:35    Oggetto: Rispondi citando


Albero della vita (diagramma)
L'Albero della Vita costituisce la sintesi dei più noti e importanti insegnamenti della Cabala. È un diagramma, astratto e simbolico, costituito da dieci entità, chiamate Sefirot, disposte lungo tre pilastri verticali paralleli: tre a sinistra, tre a destra e quattro nel centro.

Il pilastro centrale si estende al di sopra e al di sotto degli altri due. Le Sefirot corrispondono ad importanti concetti metafisici, a veri e propri attributi o emanazioni della Divinità. Da un punto di vista teologico tali Sefirot o 'Luci Increate' sono dunque considerate di sostanza increata, ma in qualità di emanazioni non sono vere e proprie ipostasi e dunque non possiedono la natura divina. Inoltre, esse sono anche associate alle situazioni pratiche ed emotive attraversate da ogni individuo, nella vita quotidiana. Le Sefirot sono dieci principi basilari, riconoscibili nella molteplicità disordinata e complessa della vita umana, capaci di unificarla e darle senso e pienezza. Osservando la figura, si può notare che le dieci Sefirot sono collegate da ventidue canali, tre orizzontali, sette verticali e dodici diagonali. Ogni canale corrisponde ad una delle ventidue lettere dell'Alef Beit ebraico.

I tre pilastri dell'Albero della Vita corrispondono alle tre vie che ogni essere umano ha davanti: l'Amore (destra), la Forza (sinistra), e la Compassione (centro). Solo la via mediana, chiamata anche "via regale", ha in sé la capacità di unificare gli opposti. Senza il pilastro centrale, l'Albero della Vita diventa quello della conoscenza del bene e del male (quello biblico). I pilastri a destra e a sinistra rappresentano inoltre le due polarità basilari di tutta la realtà: il maschile a destra e il femminile a sinistra, dai quali sgorgano tutte le altre coppie d'opposti presenti nella creazione.

Come dice la Bibbia, la via che conduce all'Albero è guardata da una coppia di cherubini, due angeli armati di una spada fiammeggiante. Ciò però non significa che la via sia del tutto inaccessibile. Secondo la tradizione orale, i due Cherubini possiedono l'uno un volto maschile e l'altro un volto femminile. Essi rappresentano le due polarità fondamentali dell'esistenza, così come si esprimono sui piani più elevati della consapevolezza. Con il graduale ravvicinamento e riunificazione di tali principi, questi angeli cessano di essere i "Guardiani della soglia", il cui compito consiste nell'allontanare tutti coloro che non hanno il diritto di entrare, e diventano invece i pilastri che sostengono la porta che ci riconduce al Giardino dell'Eden.
http://it.wikipedia.org/wiki/Albero_della_vita_%28diagramma%29

Come in tutte le religioni, nel simbolismo ebraico, gli opposti si intersecano esattamente come lo yin e lo yang dello zen. La stessa stella di David è il maschile ed il femminile iniziatici
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MessaggioInviato: Ven 15/Feb/2008 12:08    Oggetto: Rispondi citando

un fondamento della religione ebraica è il cibo, quello che poi i cattolici hanno chiamato comunione è aggregante nelle scene topiche delle scritture.
Il sangue degli agnelli sulle porte, per la fuga dall'Egitto, il cibo che viene offerto da Giacobbe all'angelo annunciatore, Abramo che nel deserto vede la privazione del cibo come assenza di comunicazione per "andare a sè stesso", ossia per una forma di ascesi interiore.
Il corpo e lo spirito si sostengono col gesto del mangiare, ab origine, lo stesso nulla sostituito dal giardino i cui frutti sono a disposizione degli uomini è un immagine retorica, i frutti rappresentato la sintesi di cibo e conoscenza, il frutto proibito è il cercare di capire cosa va oltre la fede.
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