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Dante e la Croce del Sud

 
Nuovo Topic   Rispondi    Indice del forum -> Mistero - quando la risposta non è una sola
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anamaya
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MessaggioInviato: Mer 11/Lug/2007 10:10    Oggetto: Dante e la Croce del Sud Rispondi citando

Uno dei grandi enigma inspiegabili del passato lo incontriamo studiando l'opera del più grande poeta italiano, Dante Alighieri. Esiste infatti, nel Purgatorio di Dante, una chiara descrizione della Croce del Sud, la vivida costellazione composta da quattro stelle posizionate in maniera tale da ricordare un'enorme croce. Ora, viene spontaneo domandarsi: come la potuto il sommo poeta parlarne nella sua opera, dal momento che tale costellazione è visibile unicamente dall'emisfero australe della Terra?

Tante menti illustri si sono negli anni arrovellate per risolvere questo affascinante enigma, ed il divulgatore scientifico Willy Ley è arrivato addirittura a definire per questo motivo Dante un precursore della fantascienza! Leggiamo innanzitutto le due terzine che hanno, per così dire, creato il mistero:

Io mi volsi a man destra e posi mente

all'altro polo, e vidi quattro stelle

non viste mai fuor che alla Prima Gente.



Goder pareva il ciel di lor fiammelle

O settentrional vedovo sito

poi che privato se' di veder quelle!



Dal punto di vista cronologico, il problema è notevole. La Divina Commedia, infatti, fu composta fra il 1307 ed il 1318, ovvero più un secolo prima che un navigatore veneziano, Alvise Cadamosto, "informasse" l'emisfero boreale dell'esistenza di questa costellazione sconosciuta, nel 1455; descritta qualche anno più tardi da Amerigo Vespucci, la Croce del Sud prese tale nome nel 1517 da Andrea Corsali, ed infine venne ufficialmente registrata fra le costellazioni nel 1679.

Per quanto riguarda la "prima gente" di cui parla Dante - la quale avrebbe avuto il privilegio di ammirare la brillante croce nel cielo - i commentatori sono discordi: secondo alcuni, il riferimento è ad Adamo ed Eva; secondo altri, più semplicemente si voleva alludere agli antichi romani.

L'Eden di Adamo ed Eva sarebbe geograficamente collocato nella Valle dell'Eufrate, da cui la Croce del Sud non è visibile oggi come non lo era ai tempi di Dante. Ma le Sacre Scritture secondo gli interpreti medievali pongono temporalmente i progenitori dell'umanità quattromila anni prima della nascita di Cristo, ed allora il discorso è diverso, poiché all'epoca - per via del moto di precessione degli equinozi - la costellazione era ancora visibile sia dalla Mesopotamia che da alcune regioni dell'Europa Meridionale.

LE FONTI DI DANTE

Durante la sua vita Dante viaggiò parecchio, ma quasi sempre a nord della natia Firenze. Non risulta comunque che si sia mai spinto più a meridione della Sicilia, mentre per vedere la Croce del Sud avrebbe dovuto raggiungere almeno il corso superiore del Nilo, se non le coste meridionali del Mar Rosso. Tuttavia, quelle due incredibili terzine rappresentano la più antica testimonianza dei tempi moderni sull'esistenza della Croce.

Insomma, verrebbe da pensare che il poeta sia stato colpito da una folgorazione: a meno che invece non abbia consultato qualche vecchio testo... Però non esistevano fonti letterarie a lui precedenti che potessero "illuminarlo" a proposito della Croce del Sud.

Prendiamo ad esempio l'Odissea. Venne composta nell'ottavo secolo avanti Cristo, quando ancora la famigerata Croce era visibile dal Mediterraneo, anche se ormai bassa sull'orizzonte; orbene, nel punto in cui Calipso si dilunga in un'accurata descrizione delle costellazioni principali che costituiscono punti di riferimento per i naviganti, non ne fa assolutamente menzione.

Nessuna notizia poi ci giunge dalle opere del grande Tolomeo, che in quanto a conoscenze astronomiche e familiarità col firmamento non era secondo a nessuno. Eppure all'epoca della sua permanenza ad Alessandria d'Egitto, la Croce del Sud era ancora là: pare invece che Tolomeo l'abbia considerata, totalmente o in parte, come aggregata alla più corposa costellazione del Centauro.

A quanto risulta, il solo cenno alla Croce del Sud come struttura a sé stante è contenuto nella Bibbia, e precisamente nel "Libro di Giobbe", Siamo a circa quattro secoli prima della nascita di Cristo, e dalla Palestina meridionale le quattro stelle si possono ancora vedere; ma il cenno è talmente casuale e poco descrittivo che non è possibile considerarlo una fonte alla quale Dante abbia potuto attingere le nozioni astronomiche sfoggiate. E allora?

Allora bisogna accantonare la letteratura, e spostare l'attenzione verso altri settori d'informazione celeste, come ad esempio i planetari.

ALTRE (POSSIBILI) DOCUMENTAZIONI

E' noto che dopo l'anno 1200 un arabo chiamato Caissar Ben Abucassan possedeva un globo che riproduceva la volta del cielo, costruito in Egitto, con la Croce del Sud perfettamente riprodotta. Inoltre, è ancora oggi conservato un planetario di fattura lievemente posteriore (circa 1279), sempre di origine araba. Senza contare la fantastica tenda acquistata nel 1229 dall'imperatore Federico II nella terra delle Mille e una Notte, tenda che rappresentava internamente una girevole mappa del firmamento. Che Dante abbia avuto dunque l'opportunità di ammirare uno di questi planetari? Non è da escludere, ma sembra poco verosimile. E allora? Un'ulteriore alternativa ci è fornita dall'ipotesi che il poeta sia entrato in contatto con testimoni oculari della Croce del Sud, vale a dire viaggiatori che si erano spinti laddove il gigantesco rombo stellare era ben visibile. Subito dopo le due citate terzine Dante si volge ad osservare il cielo del Nord, "là onde il carro già era sparito". Come tutti sanno, il Carro dell'Orsa Mag criore è la costellazione più vistosa e caratteristica dei nostri cieli, e ci sono pervenute testimonianze di come sempre la sua sparizione sotto la linea dell'orizzonte abbia creato angoscia e smarrimento negli esploratori e nei condottieri; le truppe di Alessandro il Grande in viaggio per le Indie, per esempio, si lamentarono del fatto di trovare sopra le proprie teste ignote configurazioni stellari, senza il conforto della familiare costellazione, e pure Marco Polo ben poco interessato al cielo, durante i suoi viaggi nel Milione sottolinea il fatto che dall'isola di Sumatra la stella polare sia scomparsa alla sua vista.

Tutto ciò lascia supporre che notare la Croce e la conseguente assenza del Carro sia indice di esperienza diretta da parte di qualche viaggiatore dell'epoca, e magari Dante potrebbe aver fatto tesoro di una conversazione con qualcuno di loro.

Mistero risolto? Neanche per sogno

UN PROBLEMA ANCORA APERTO

Non si è ancora capito, infatti, come , il Sommo possa aver intuito che in un lontano passato la Croce del Sud fosse visibile anche al di sopra dell'equatore. Era, è vero, un uomo di vasta cultura e da ormai un millennio era conosciuto il fenomeno di lentissima rotazione (precessione) della volta celeste descritto da Ipparco di Nicea; conosciuto, sì, ma non certo accreditato, poiché gli astronomi non avevano mai tenuto in gran conto tale teoria, per cui risulta alquanto strano che Dante abbia basato il proprio rigore su antiche elucubrazioni prive, per l'epoca, di considerazione scientifica. Ma allora?

Allora potrebbe anche darsi che, come avvenne probabilmente pure con Cristoforo Colombo, Dante abbia avuto in segreto la possibilità di consultare qualche antico documento, qualche atlante stellare ricopiato magari da quelli antichissimi custoditi nella Biblioteca di Alessandria prima della sua distruzione: abbia avuto cioè accesso a notizie astronomiche provenienti addirittura dalle remotissime ere precedenti il Diluvio Universale.

In questo caso, si spiegherebbe perché nei suoi versi Dante parli, della "Prima Gente"... alludendo cioè con quel termine a quel popolo di Atlantide che regnò sulla Terra prima della grande catastrofe del 10.500 avanti Cristo, e del quale probabilmente il Sommo Poeta era venuto a conoscenza per vie arcane.

Tutto questo è possibile... forse anche probabile... anche se non facilmente dimostrabile. E il mistero di quei versi di Dante, di conseguenza, permane. Ci sembra infatti improbabile che il riferimento alla Croce del Sud sia stato un puro caso, una coincidenza. A Dante la fantasia non faceva certo difetto, prova ne sia tutto ciò che precede e che segue le due terzine esaminate, ovvero quel capolavoro di immaginazione che è la Divina Commedia; però da qualche parte l'informazione deve essergli arrivata...

Da quale parte, questo è un punto ancora da chiarire: ma che sia la stessa parte dalla quale anche Cristoforo Colombo ha avuto aiuto?

Dai resti della sapienza della Prima Gente, appunto... quella Prima Gente con la quale molto probabilmente il Sommo Poeta intendeva riferirsi al Popolo della mitica Atlantide.
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MessaggioInviato: Mer 11/Lug/2007 10:20    Oggetto: Rispondi citando

Nell'articolo precedente ci si riferisce più volte ad un ipotetico aiuto che Cristoforo Colombo avrebbe ricevuto per convincere la regina di Spagna a finanziare il suo viaggio verso le Americhe.
Sembrerebbe infatti che il navigatore genovese abbia convinto "lo sponsor" mostrando antichissime carte geografiche ricopiate da quelle custodite nella Biblioteca di Alessandria prima della sua distruzione.
Sulle mappe che Cristoforo Colombo avrebbe avuto in mano e che custodiva con geloso segreto - sarebbe stata raffigurata proprio l'America, ma con il passaggio di Panama ancora aperto... in modo che, passando per di lì, sarebbe stato davvero possibile raggiungere le Indie per via diritta.



Ccome potevano esistere mappe del genere, se in quei tempi nessuno sapeva nulla dei mari al di là delle Colonne d'Ercole?
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MessaggioInviato: Mer 11/Lug/2007 12:03    Oggetto: Rispondi citando

anamaya ha scritto:




Ccome potevano esistere mappe del genere, se in quei tempi nessuno sapeva nulla dei mari al di là delle Colonne d'Ercole?


appunto e' un (Mistero) Idea
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