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L'isola del giorno prima - parte 2 Un luogo dove il pensiero corre libero e ribelle
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anamaya Nobile


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Inviato: Gio 19/Apr/2007 17:19 Oggetto: Atlantide: il continente perduto |
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Di seguito sono raccolti una serie di articoli trovati in rete sul mitico continente scomparso che da secoli appassiona varie tipologie di studiosi, alcuni noti, altri meno.
Lo scopo di questa "raccolta" è cercare di mettere insieme più tasselli possibile senza la pretesa di capire, ma semplicemente per non dimenticare...
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Nel mare Egeo, a circa 80 km dall’isola di Creta, in direzione nord, vi è una piccola isola, facente parte dell’arcipelago delle Cicladi, dalla forma di mezzaluna, e nelle sue vicinanze altri due isolotti, Therasia e Aspronisi,a dividerli solo una laguna.
Il nome dell’isola è Thira, conosciuta anche come Santorini, ma, nell’antichità era conosciuta anche con il nome di Kalliste (“la Bellissima”).
Un tempo, millenni fa, quest’isola fu la sede di una cultura altamente progredita per i canoni storici standard dell’epoca, oseremmo dire “all’avanguardia”.
Se potessimo tornare indietro nel tempo, forse , raffrontandola a quello che ne rimane oggi, faticheremmo a riconoscerla.
Questo perché ,millenni fa (per la precisione quasi 3600 anni fa), l’isola non aveva questa forma né queste dimensioni.
Era un’isola di forma circolare, al cui centro si ergeva una montagna, e, prendendo per vere alcune prove costituite da scene pittoriche ritrovate in loco, essa doveva avere fiumi e vallate verdi di papiri e palme.
Oggi giorno, per chi sbarca su quest’isola ,il paesaggio è quello tipicamente vulcanico, brullo e spoglio.
Quello che oggi ne rimane è uno scheletro, sconquassato da una delle più tremende esplosioni vulcaniche che si siano mai registrate sulla terra, ed è, da allora, rimasta priva del suo nucleo centrale, sprofondato per centinaia di metri nel mare, formando quella che viene definita una caldera.
Dove una volta vi era il nucleo centrale dell’isola sorgono oggi due isolotti neri che emersero successivamente chiamati con i nomi Nea Kameni (“terra bruciata di recente”, la più grande, sorta, in vari fasi, tra il 1707 e il 1711, una prima volta e poi ingranditasi durante le eruzioni vulcaniche del 1866 e del 1926) e Palia Kameni (la più piccola, sorta durante un’eruzione del 196 a.C.).
Tutta l’isola non è altro che un vulcano, ancora attivo, che a più riprese, nei tempi passati, è stato motivo di paura e distruzione per chi abitava sull’isola.
Niente comunque in confronto a quello che dovette accadere 3600 anni fa, allorché il nucleo centrale esplose con un immane boato, proiettando al parte centrale dell’isola in aria e sprofondando il resto sotto l’immane massa d’acqua che si dovette riversare nel bacino creatosi. Dove una volta vi era terra oggi vi sono rupi denudate che testimoniano l’improvviso sprofondamento, come se la parte centrale dell’isola fosse stata colpita da un immane maglio gigantesco.
Oggi forse Santorini non sarà più l’”isola più bella del mondo”, ma è, sicuramente , la sede di alcuni dei più affascinanti enigmi della storia.
Enigmi che si celano dietro l’effettiva appartenenza della civiltà che fiorì su quest’isola ad un qualsiasi canone storico predeterminato; enigmi che, per alcuni autori, accademici e non, vedono quest’isola come la sede della mitica
Atlantide narrata da Platone.
E se i resti della mitica Atlantide non fossero davvero sommersi sotto l'Oceano Atlantico?
Santorini come si presenta oggi:
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Ultima modifica di anamaya il Mar 19/Giu/2007 10:44, modificato 1 volta in totale |
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anamaya Nobile


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Inviato: Gio 19/Apr/2007 17:21 Oggetto: |
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Quale sarebbe stata la posizione di Atlantide?
Bisogna innanzitutto premettere che l’esatta ubicazione delle antiche Colonne d’Ercole od Eracle non è ancora stata esattamente definita il primo a posizionarle fra Spagna e Marocco fu Eratostene.
- Nell’Oceano Atlantico come sostiene l’archeologo francese Jaques Collina-Girard dell’Università di Aix en Provence. Quindi Atlantide si sarebbe potuta trovare appena dopo lo stretto formato dalla penisola Iberica e l’Africa. Come avrebbe fatto un’isola così grande (quanto la Libia e l’Asia minore assieme)? Le risposte possono essere due: una esagerazione di Platone oppure l’isola/continente sarebbe sorta molto più in là dello Stretto.
- Isole Azzorre e Madeira. Secondo il gesuita Athanasius Kircher (1602 – 1680) queste isole sarebbero quello che rimane di Atlantide come egli spiega nel Oedipus Aegipticus (1655) dove descrive i riferimenti di platonici e si schiera dalla parte della buona fede del filosofo.
- Cuba: questa ipotesi è ancora in corso di studi e di valutazioni e si fonderebbe da alcune “anomalie strutturali” rinvenute nelle profondità abissali al di sotto dell’isola per una estensione di 20 chilometri quadrati.
- La Sardegna fino ad ora è la “candidata” più accreditata come la perduta Atlantide. I Fenici e i Cartaginesi descrivevano i fondali delle Colonne d’Ercole come limacciosi e con secche, mentre invece lo stretto di Gibilterra, con 300 metri di profondità, non presenta nessuna delle caratteristiche descritte da questi navigatori, caratteristiche che sono riscontrate nel canale di Sicilia. Inoltre in Sardegna sarebbero riconosciute anche le descrizioni di Platone su Atlantide: un clima mite (fino al XIX secolo la Sardegna era una vera e propria foresta galleggiante), ricca di minerali (ancora oggi si estraggono oro e argento) e abitata da lungo tempo da un popolo che costruiva torri (come i Nuraghi).
- L’isola di Santorini. Il fenomeno catastrofico che interesso l’isola, che fa parte dell’arcipelago delle Cicladi, nell’antichità fece pensare al fenomeno che avrebbe ispirato Platone nella descrizione della scomparsa di Atlantide. Questa teoria venne messa in campo dall’archeologo greco Spyridon Marinatos nel 1939. Dando per buona questa ipotesi bisognerebbe fortemente postdatare la data che Platone indica nel Crizia e nel Timeo: cioè non 9.000 anni prima della stesura delle due opere ma appena 900 anni prima.
- Tiahuanaco, in Perù dove si riscontrano molte costruzione megalitiche come la porta del Sole. Le analogie con la descrizione platonica non mancano: Tiahuanaco era una città composta da numerosi e grandiosi palazzi spesso ricoperti di metallo, anche l’oro, e aveva un notevole potere. C’è però una osservazione da fare: a Tiahuanaco, per lo meno attualmente, manca il mare, sorge infatti a 3.900 metri dal livello del mare.
La vicenda del capitano David Robson
Nel marzo del 1882 in pieno Atlantico a 160 miglia marine (circa 250 chilometri) dalle Azzorre non molto lontano dall’arcipelago di Madeira la nave inglese Jesmond stava navigando con un carico di frutta secca (la nave proveniva dal porto di Messina ed era diretta a New Orleans) quando ad un certo punto l’equipaggio notò una gran quantità di pesci morti ma soprattutto un’isola che secondo le cartine geografiche lì non doveva esistere...l’isola emetteva degli inquietanti sbuffi come geyser ma il capitano Robson decise coraggiosamente di esplorare l’isola, la quale appariva completamente spoglia di vegetazione. Scesi a terra l’equipaggio iniziò l’esplorazione dell’isola dove trovarono delle strutture come mura ed anche manufatti come punte di frecce, spade, anelli, sculture zoomorfe e grandi vasi. Il più impressionante reperto era rappresentato da un sarcofago di pietra lavica con incrostazioni marine (che in realtà erano presenti anche in altre costruzioni) con all’interno una mummia. Il sarcofago venne poi, non senza difficoltà, imbarcato nella Jesmond insieme ad altri oggetti più piccoli e il capitano decise di ripartire per New Orleans. Vennero immediatamente catalogati i reperti rinvenuti e furono annotate accuratamente le coordinate dell’isola misteriosa. Consegnato il loro carico di frutta secca la nave fece ritorno a Londra dove consegnò alla compagnia armatrice della Jesmond i reperti e le carte così gelosamente custoditi. Purtroppo gli eventi bellici del 1940 distrussero la sede della compagnia ed andarono distrutti, fra le altre carte, anche il rapporto del capitano Robson dove vi erano scritte le coordinate del punto dove l’equipaggio aveva trovato l’isola. Incredibilmente sparirono anche i reperti conservati al British Museum il quale affermava, con il supporto degli inventari, di non aver mai ricevuto in donazione tali oggetti.
La triplice cinta muraria
Platone ci ha tramandato che Poseidonia, la capitale di Atlantide, era cinta da una triplice cerchia di mura dalla base quadrangolare. Col passare dei millenni questa caratteristica strutturale si è tramandata attraverso vari popoli e in Italia il simbolo grafico della “triplice cinta muraria” è stato trovato in molti luoghi di culto, prima pagani poi riconvertiti a luoghi di culto cristiani, come ad esempio: a Firenze sul Colle di San Miniato al Monte in una abbazia di Benedettini Olivetani, a Priverno, Latina, nell’abbazia di Fossa Nova, a Roma nel chiostro della basilica di San Paolo fuori le Mura, a Bari nella cattedrale di Maria SS. Assunta edificata in otto anni dal 1170, a Barletta, Bari, nella basilica del Santo Sepolcro risalente alla fine dl XII secolo. Nel Medioevo questo simbolo grafico venne adottato dai Cavalieri Templari e si trova in molte cattedrali gotiche.
I riferimenti atlantidei nel Timeo e nel Crizia
In questi due racconti è riportata la testimonianza Solone nonno di Crizia che diceva di avere sentito da un sacerdote egiziano, durante uno dei suoi viaggi, il racconto di una civiltà ormai scomparsa: Atlantide. Il dialogo si tenne nel 564 a. C.
Nel Timeo vi è scritto che a quei tempi (cioè circa 8.000/9.000 anni prima del racconto che è stato scritto da Platone, pertanto fra i 10.000 e i 11.000 anni di distanza temporale dalla nostra era) il mare, in realtà l’oceano Atlantico, era navigabile ed aveva un’isola oltre le Colonne di Eracle, attualmente lo Stretto di Gibilterra. Tale isola era vasta, come scritto nello stesso Timeo, quanto la Libia e l’Asia minore (allora conosciuta) messi assieme, pertanto la grandezza dell’isola era tale da potersi considerare un continente a se stante. Da come è scritto nel Timeo pare che Atlantide avesse delle colonie negli attuali Stati Uniti e nel Messico e puntava a farne di nuove nel Mediterraneo se non fosse stata bloccata nei suoi intenti dalla fiera opposizione di Atene che arginò le mire espansionistiche di Atlantide. Nel Crizia viene raccontata la storia di Atlantide dall’inizio e viene indicato che il primo re di Atlantide fu Poseidone che fece abitare l’isola dai figli di una donna mortale che lui stesso fecondò. Ci viene indicato che al centro dell’isola vi era una pianura che “si dice che sia una fra le più belle pianure di tutte e molto fertile”. Al centro dell’isola sorgeva un monte di altezza modesta sul quale vivevano i primi coloni umani dell’isola/continente dei quali la prima generazione nacque “dalla terra”. La stirpe dei re atlantidei era molto antica e onorata e la successione avveniva dal padre al figlio maschio maggiore e moralmente gli arcaici re atlantidei erano spiritualmente molto elevati. L’isola, sempre secondo il testo del Crizia, abbondandava in pascoli, legnami, risorse animali e minerarie. Atlantide venne organizzata in una serie di muraglie concentriche incominciando dal mare e poi via via sempre più all’interno. Il primo canale, quello più esterno era di dimensioni di tre pletri in larghezza (89 metri) e in lunghezza di cinquanta stadi (9 chilometri) quindi le navi che provenivano dal mare aperto potevano entrare nel porto interno dell’isola fino ad oltre dieci chilometri. Il Crizia procede poi con lo spiegarci la fine della stirpe di Atlantide che accadde con lo spegnersi dell’ultima componente divina ancora presente negli abitanti. Si evince che i costumi degli abitanti, e dei loro governanti, degenerassero ogni giorno sempre di più per via della crescente prosperità di Atlantide. Quindi il continuo accrescersi del livello di benessere nell’isola portò alla degenerazione spirituale degli Atlantidei. Quindi Zeus decise di radunare intorno a se tutti gli dei e “una volta radunati disse…” a questo punto l’opera rimane incompleta ma si capisce che ormai la condanna contro gli Atlantidei era stata ormai emanata da quel consiglio di dei convocato da Zeus in persona.
La scomparsa di Atlantide
Ci sono molti dubbi sul racconto di Platone su Atlantide, per primo Aristotele (384 – 322 a. C.) che considerò il racconto di Platone come frutto dell’immaginazione, come una leggenda priva di fondamento seppur con la sua “morale”. Oggi si ritiene che sia impossibile che in un solo giorno un intero continente possa completamente sparire, è più ragionevole pensare ad un evento che si concluso dopo migliaia di anni come viene spiegato nella teoria della tettonica a placche e della deriva dei continenti. Insomma può accadere che un intero continente scompaia ma non può succedere in un giorno solo. Infatti la scienza moderna tende a vedere il racconto di Platone come una metafora che parla di un luogo utopistico.
Moderni sostenitori di Platone, come il francese Georges-Louis de Buffon o Francis Bacon, sostenevano che le isole che affiorano oltre le Colonne di Eracle, Canarie e Azzorre, siano la prova vivente della genuinità del racconto di Platone. Questa teoria è stata smentita da un ricercatore russo recentemente scomparso: Nikolaj Jirov. Jirov sostenne che proprio quelle isole non sono i resti dello sprofondamento dell’isola/continente di Atlantide ma bensì l’affioramento delle catene montuose sottomarine che si sono formate nel periodo Terziario non prima del Miocene. _________________ Per trasformarsi in libere sorgenti
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anamaya Nobile


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Inviato: Gio 19/Apr/2007 17:22 Oggetto: |
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dess ha scritto:
:-) è la Sardegna... _________________ Per trasformarsi in libere sorgenti
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anamaya Nobile


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Inviato: Gio 19/Apr/2007 17:22 Oggetto: |
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Altro studioso, altra ipotesi!
Da oltre un secolo studiosi e appassionati hanno cercato di localizzare il punto in cui sorgeva la mitica isola di Atlantide, descritta da Platone. L'ultima ipotesi è quella avanzata da un ricercatore francese, Jacques Collina-Girard dell'Università del Mediterraneo di Aix-en-Provence, che avrebbe fatto la scoperta mentre era impegnato in altri studi.
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Il suo scopo era quello di realizzare una mappa ipotetica della costa dell'Europa occidentale di 19.000 anni fa, quando il livello del mare era di130 metri più basso rispetto a quello attuale. La sua ricostruzione rivela un antico arcipelago, con un'isola che si troverebbe proprio dove Platone descrisse Atlantide: cioè appena fuori dalle Colonne d'Ercole, che noi oggi chiamiamo stretto di Gibilterra. Circa 11.000 anni fa, alla fine della glaciazione, il livello dei mari ritornò a salire di circa 2 metri per ogni secolo, secondo quanto si ricava studiando i coralli, e l'isola fu ricoperta dalle acque.
Alcune cose, però, non combaciano con la teoria di Platone. Egli, per esempio, descrive Atlantide come più grande della Libia e dell'Asia messe insieme. L'isola trovata da Collina-Girard era invece lunga 14 chilometri e larga appena cinque. Platone inoltre riferisce che fu l'attività vulcanica a far affondare Atlantide, non il rialzamento del livello del mare.
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che Platone avesse un po' esagerato con le misure ormai è chiaro ed assodato!
Succedeva per gli avi che man mano che si andava indietro col tempo e man mano che diventavano + longevi!
Questo serviva nella tradizione greca per dare "spessore" alle proprie origini e molti sostengono che l'idea di Atlantide, immensa ed evolutissima isola posta nell'atlantico sia un esaltazione dei documenti raccolti in Egitto per rendere i suoi racconti più accattivanti! _________________ Per trasformarsi in libere sorgenti
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anamaya Nobile


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Inviato: Gio 19/Apr/2007 17:23 Oggetto: |
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L'Atlantide di Platone secondo Wikipedia
Atlantide è una leggendaria isola (o continente) che si trovava, secondo la maggior parte delle teorie al riguardo, nel mezzo dell'oceano Atlantico e che sarebbe stata distrutta da un terremoto o da un maremoto tra i diecimila e i quindicimila anni fa (anche se vi sono studiosi che collocano tale evento in tempi molto più recenti).[1] Il nome di Atlantide deriva da Atlante, il mitologico gigante che reggeva sulle sue spalle il mondo intero e che governava l'Oceano. Ne riferisce Platone nei suoi dialoghi Timeo e Crizia.
«Innanzi a quella foce stretta che si chiama colonne d'Ercole, c'era un isola. E quest'isola era più grande della Libia e dell'Asia insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole e da queste alla terraferma di fronte. (...) In tempi posteriori (...), essendo succeduti terremoti e cataclismi straordinari, nel volgere di un giorno e di una brutta notte (...) tutto in massa si sprofondò sotto terra, e l'isola Atlantide similmente ingoiata dal mare scomparve.»
Nel Timeo si racconta di come Solone, giunto in Egitto, fosse venuto a conoscenza da alcuni sacerdoti egizi di una antica battaglia avvenuta tra gli Atlantidei e gli antenati degli Ateniesi. Secondo i sacerdoti, Atlantide era una monarchia assai potente, con enormi mire espansionistiche. Situata geograficamente oltre le Colonne d'Ercole, politicamente controllava l'Africa fino all'Egitto e l'Europa fino all'Italia. Proprio nel periodo della guerra con gli Ateniesi, un immenso cataclisma fece sprofondare l'isola sotto l'Oceano, distruggendo per sempre la civiltà di Atlantide.
Nel dialogo successivo, il "Crizia", Platone descrive più nel dettaglio la situazione geopolitica di Atlantide, collocando il tutto novemila anni prima. È però stato da alcuni ipotizzato che il sacerdote di Sais, in Egitto, da cui venne tramandato il racconto, avesse parlato di "mesi" e solo la traduzione greca avrebbe accennato a 9000 "anni". Se così fosse l'intera vicenda dell'assalto atlantideo non verrebbe collocato nel 9399 a.C. (data preistorica improbabile) bensì intorno al 1149 a.C.; ossia quando in Egitto regnò Ramses III, riconosciuto oppositore di invasioni provenienti dal mare.
Secondo Platone il dio Poseidone si sarebbe innamorato di Clito, una fanciulla di Atlantide e "recinse la collina dove ella viveva, alternando tre zone di mare e di terra in cerchi concentrici di diversa ampiezza, due erano fatti di terra e tre d'acqua ...". Al centro della città vi era il tempio di Poseidone e Clito, lungo 250 metri ed alto in proporzione, rivestito di argento al di fuori e di oricalco all'interno, con al centro una statua d'oro di Poseidone sul suo cocchio di destrieri alati, che arrivava a toccare la volta del tempio. Poseidone e Clito ebbero 10 figli, il primo dei quali, Atlante, sarebbe divenuto in seguito il governatore dell'Impero, colui il quale si dice portasse sulle spalle il peso del mondo. Questa divenne una monarchia ricca e potente, e l'isola fu divisa in dieci zone, ognuna governata da un figlio di Poseidone e dai relativi discendenti. Inizialmente il loro era stato un governo saggio e giusto, ma la convivenza con i mortali li corruppe, a tal punto che Zeus fu costretto ad intervenire, inabissando l'isola.
Per quanto alcuni nell'antichità avessero ritenuto un fatto storico il racconto riportato da Platone, il suo allievo Aristotele non diede molta importanza alla cosa. _________________ Per trasformarsi in libere sorgenti
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Inviato: Gio 19/Apr/2007 17:24 Oggetto: |
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dess ha scritto:
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Scritto da: .anamaya. 15/03/2007 17.15
Atlantide è una leggendaria isola (o continente) che si trovava, secondo la maggior parte delle teorie al riguardo, nel mezzo dell'oceano Atlantico e che sarebbe stata distrutta da un terremoto o da un maremoto tra i diecimila e i quindicimila anni fa (anche se vi sono studiosi che collocano tale evento in tempi molto più recenti).[1] Il nome di Atlantide deriva da Atlante, il mitologico gigante che reggeva sulle sue spalle il mondo intero e che governava l'Oceano. Ne riferisce Platone nei suoi dialoghi Timeo e Crizia.
«Innanzi a quella foce stretta che si chiama colonne d'Ercole, c'era un isola. E quest'isola era più grande della Libia e dell'Asia insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole e da queste alla terraferma di fronte. (...) In tempi posteriori (...), essendo succeduti terremoti e cataclismi straordinari, nel volgere di un giorno e di una brutta notte (...) tutto in massa si sprofondò sotto terra, e l'isola Atlantide similmente ingoiata dal mare scomparve.»
pensa Ana alle Bocche di Bonifacio, ed alle isolette intorno a La Maddalena, concordi con l'analisi che tenta di avvalorare il culto di Atlantide in Sardegna?, a due passi dal nord Africa e con le navi di allora, era un viaggio lunghissimo dalla Grecia antica _________________ Per trasformarsi in libere sorgenti
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Inviato: Gio 19/Apr/2007 17:25 Oggetto: |
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Dal momento che è incerta la collocazione del luogo che Platone definiva come le "Colonne d'Ercole" che per molti studiosi non era l'attuale stretto di Gibilterra, credo che tutto potrebbe essere, anche la Sardegna...
Personalmente ho visitato Santorini, scavi archeologici compresi ed è stupefacente: paesi arroccati su rocce a picco sul mare, spiagge bianche, nere e rosse, 2 vulcani di cui 1 attivo, altopiani con ulivi e viti e segni evidenti di ripeture "catastrofi" che hanno cambiato l'isola profondamente!
Di questa catastrofe ci sono testimonianze reali scritte dall'Egitto alla Siria, invasa x 20 km dalla costa da un'onda anomala causata dal parziale affondamento di Santorini.
Testi antichi sia egizi che siriani fatti tradurre da Solone riportano la medesima descrizione di quello che successe: parlano di quasi un mese in cui non sorse il sole e tutto il mondo era offuscato da una spessa coltre di nubi nere (le ceneri del vulcano, hanno ipotizzato gli studiosi).
Insomma secondo me l'ipotesi di Santorini è accreditabile perchè oltre ad aver subito la "catastrofe" che sancì la fine di Atlantide, ha anche la caratteristica della civiltà evoluta spesso associata ad Atlantide.
Infatti il magma un po' come ha Pompei ha fermato il tempo ad Akrotiri facendo arrivare fino a noi strde lastricate con al centro canalette di scolo per l'acqua, case con servizi igienici all'interno e chissà cos'altro..
Sì perchè per riesumare l'intera città (della quale è stata fatta una stima approssimativa delle dimensioni) pare che non bastino 300 anni.
Se pensiamo che la scoperta del sito è stata fatta intorno agli anni '60 (se ben ricordo ma cmq nel dopoguerra) dire che siamo all'inizio... è poco!
(Thira)
(Oia)
(scavi di Akrotiri)
(Nea Kameni - il vulcano ancora attivo e sul retro quello spento)
(Red Beach) _________________ Per trasformarsi in libere sorgenti
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Inviato: Gio 19/Apr/2007 17:25 Oggetto: |
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dess ha scrtto:
ed i fossili di pesci presso il nuraghe di Barumini?..anche quelli son riconducibili ad un onda anomala, sei a più di 40 chilometri dalla costa. _________________ Per trasformarsi in libere sorgenti
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anamaya Nobile


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Inviato: Gio 19/Apr/2007 17:26 Oggetto: |
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Sì appunto, questo potrebbe indicare che l'onda anomala ha investito anche la Sardegna, ma che probabilmente l'origine dello tzunami è stato altrove ed in un mare "chiuso" come il Mediterrano gli zunami si contano sulle punta delle dita (di una mano) _________________ Per trasformarsi in libere sorgenti
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Inviato: Ven 18/Mag/2007 12:43 Oggetto: Ignatius Donnelly e la "sua" Atlantide |
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" ....perché in quei tempi l'Atlantico era navigabile. E c'era un'isola dall'altra parte delle Colonne d'Ercole, un'isola più grande della Libia e dell'Asia insieme. E da lì si potevano raggiungere le altre isole e poi il continente che costeggia quello che si può definire l'oceano. Su quest'isola d'Atlantide era sorta una potente e straordinaria dinastia di re ..."
Donnelly (1831-191) credeva nell'Atlantide. Credeva di essere un discendente di quella razza ariana che era nata, cresciuta e poi ascesa a potenza mondiale nel mitico continente che, fino a circa 10.500 anni fa, dominava l'Atlantico e le sue coste orientali ed occidentali. Nel suo mondo antidiluviano Donnelly espone le teorie che proverebbero l'esistenza dell'Atlantide.
1. Ci fu, in un tempo lontano, al di là delle Colonne d'Ercole, un'enorme isola, un continente, che gli antichi popoli mediterranei chiamavano Atlantide.
2. La descrizione dell'isola, data da Platone, non è un mito, ma fa parte della storia.
3. L'Atlantide divenne una nazione ricca e potente che era conosciuta dalle popolazioni dell'America Centrale, del Mediterraneo, fino alle coste atlantiche dell'Europa.
4. Era il vero mondo antidiluviano, che rappresenta ancora oggi la memoria universale di una grande terra, dove la razza umana abitò per lungo tempo in pace, prosperità e giustizia.
5. Gli dei e le dee degli antichi greci, fenici, indù, scandinavi furono semplicemente i re, le regine, gli eroi dell'Atlantide. E le imprese loro attribuite sono confusi ricordi di fatti storici realmente accaduti.
6. La mitologia dell'Egitto e del Perù rappresenta l'antica religione dell'Atlantide, che si fondava sull'adorazione del sole.
7. La più antica colonia dell'Atlantide fu probabilmente l'Egitto.
8. Gli utensili dell'età del bronzo in Europa derivarono dall'Atlantide.
9. L'alfabeto fenicio, progenitore degli alfabeti europei, derivò da un alfabeto dell'Atlantide.
10. L'Atlantide fu il luogo originario della razza ariana, o indoeuropea, come pure di popoli semitici e turanici.
11. L'Atlantide fu distrutta, durante una terribile catastrofe naturale, con tutti i suoi abitanti.
12. Solo pochissimi sopravvissero, rifugiandosi nelle terre dell'ovest e dell'est, tramandando ai posteri le leggende del diluvio universale; del Ragnarök (l'età del fuoco e delle pietre), tra i popoli nordici; delle varie distruzioni della Terra col fuoco, con l'acqua, con le pietre, tra i popoli dell'America Centrale.
Importante, in questo primo libro, è l'enorme numero di informazioni che Donnelly aveva raccolto sulle leggende dei popoli antichi, sulla possibile struttura geologica delle sponde americane ed europee dell'Oceano Atlantico e di isole come le Azzorre, che considera le cime delle montagne dell'Atlantide. Donnelly passa poi a studiare le diverse mitologie e tradizioni che parlano del diluvio, la maggior parte tramandate oralmente, da popoli di tutte le parti della terra, nonché ne paragona le civiltà: europea, africana, asiatica e quella dell'America precolombiana. Secondo lui, dovunque si vedono le tracce dei nostri remoti progenitori, i Signori dell'Atlantide.
Donnelly osserva che solo nel secolo diciannovesimo abbiamo incominciato a capire il lontano passato. Nel 1700 non si sapeva quasi nulla di Pompei ed Ercolano, ancora sepolti sotto decine di metri di cenere e di fango; nulla del nesso tra le lingue indo-europee; nulla dei geroglifici egiziani; ben poco delle civiltà dello Yukatan, Messico, Perù. Ma nel 1800 le scoperte scientifiche avanzavano a grandi passi. "Chi può dire che tra cento anni, scriveva Donnelly nel 1882, i musei del mondo non saranno ornati da gemme, statue, armi provenienti dall'Atlantide?"
I cento anni sono passati, ma ... perché no? Tutto è possibile.
" e Poseidone ebbe da Cleito cinque coppie di gemelli maschi.
Il più grande della prima coppia lo chiamò Atlante e lo nominò re sopra gli altri e ad ognuno diede una parte dell'isola ..."
Crizia di Platone
L'Atlantide aveva risorse di tutti i tipi: minerali, tra cui molto noto era l'oricalco, un oro rosso; animali tra i più svariati, inclusi elefanti e molto probabilmente mammuth, ed alberi e piante di ogni specie. Era protetta dai gelidi venti del nord da una estesa catena di altissime montagne che raggiungevano probabilmente i cinque, seimila metri, ammantate da rigogliose foreste, e nella parte centrale c'era una pianura di forma rettangolare e di vaste dimensioni, con vari canali che l'intersecavano e servivano per irrigare la terra e trasportare legname, merci ed altro.
La capitale, situata sul mare, nella parte centrorientale dell'Atlantide, era formata da un'isola centrale circondata da due isole concentriche, intercalate da tre cerchi concentrici di acqua. Nell'isola centrale, collinosa, c'era l'acropoli con il palazzo del re ed il tempio di Poseidone, il cui tetto era d'avorio, oro, argento ed oricalco. Conteneva una statua d'oro del dio su una biga, tirata da sei cavalli alati, ed attorno vi erano cento nereidi che cavalcavano delfini. Sull'acropoli si trovavano anche sorgenti calde e fredde...
Tutto ciò ed altro ci viene raccontato nel Crizia di Platone. Era questo il Paradiso Terrestre? Forse. Donnelly credeva di sì. Ma come succede con le cose troppo belle, ad un certo punto il destino dell'Atlantide prese una piega sinistra. A detta di Platone e delle varie leggende di altri popoli, quella nazione che per tanto tempo aveva dato esempio di virtù e di giustizia, e che aveva dominato parte del mondo, incominciò ad essere minata dalla violenza, dall'arroganza, dalla lussuria e gli dei, che vegliavano sulla vita degli uomini, decisero di punirla...
Donnelly era convinto che i cambiamenti radicali avvenuti in natura sulla Terra fossero preminentemente cataclismici, più che evoluzionari. Che cosa successe all'Atlantide? Come era possibile che un intero continente scomparisse nel corso di un giorno e di una notte (Popol Vu) nel profondo dell'oceano? Donnelly cercò i segni dell'Atlantide e li trovò.
1. The Drift (deposito): cioè quel deposito di terriccio, pezzi di sassi, di roccia che copre buona parte della Terra, a volte dello spessore di alcuni metri, fino a centinaia di metri, e che è stato piegato, geologicamente, con l'azione di diluvi, iceberg, ghiacciai. Ebbene, secondo Donnelly, l'origine del Drift è ben altra. L'età dell'oro, già iniziata sul pianeta prima della fine dell'Atlantide, finì improvvisamente quando questo Drift si abbattè sulla terra. E la catastrofe fu caratterizzata non dal grande gelo, ma dall'enorme caldo. E che cosa avrebbe potuto colpire la Terra, all'improvviso, con detriti vari e dall'enorme spessore, producendo allo stesso tempo un calore micidiale?
Una cometa. Ed ecco la teoria di Donnelly.
Una cometa consiste in:
1. un nucleo (di alcuni chilometri di diametro) fatto di ghiaccio, terriccio, polvere uniti a vari gas, come ammoniaca, anidride carbonica, ossido di carbonio, che emette enorme calore.
2. La chioma, che circonda il nucleo. è composta da idrogeno e può essere lunga milioni di chilometri.
3. La coda, composta da gas e materie solide, come pietre e sabbia, che può raggiungere anche i cento milioni di chilometri. Le orbite di varie comete, nelle ultime migliaia di anni, che sono attratte dal Sole e tendono a girare attorno ad esso, hanno incrociato molte volte l'orbita della Terra. Se si considera che le comete del nostro sistema solare si trovano in diversi spazi (reservoir) celesti, che, per esempio, quello per le comete a periodo corto è la cintura (belt) di Kuiper, una regione dopo Nettuno, dove si trovano miliardi di comete ed asteroidi, non è poi impossibile pensare che una di queste comete possa, prima o poi, colpire la Terra. Come può aver colpito la terra 10.500 anni fa.
A questo punto Donnelly si domanda quali sarebbero le conseguenze per la Terra se fosse colpita in pieno dal nucleo della cometa o anche solo dalla coda, considerato anche che una cometa viaggia all'incirca alla velocità della luce. La risposta E' chiara: le conseguenze sarebbero devastanti su scala mondiale e porterebbero alla scomparsa della maggioranza degli esseri umani, degli animali, delle piante. Negli oceani si alzerebbero onde di centinaia di metri, ci sarebbero terremoti, eruzioni vulcaniche, uragani devastanti; la luce del Sole verrebbe oscurata per anni, forse molto più a lungo; l'asse della Terra si sposterebbe inclinandosi a destra o a sinistra o capovolgendosi, allungando o diminuendo la durata dei giorni e delle stagioni. Ma, come prima cosa, la cometa porterebbe un terrificante fuoco dal cielo, innescato dai vari gas, incluso l'ossigeno, che si abbatterebbero sulla Terra a velocità incredibile.
Tutto brucerebbe e le acque degli oceani bollirebbero, facendo evaporare un'enorme quantità d'acqua che si trasformerebbe in masse enormi di nuvole nere, piene di polvere, cenere, gas micidiali ed il tutto si trasformerebbe in piogge torrenziali e continue che inonderebbero le terre tropicali e temperate, ma si trasformerebbero in tempeste di neve, per le temperature gelide, nelle terre più vicine ai poli.
AtlantideArrivato a questo punto, Donnelly si domanda se basterebbe una simile catastrofe per far sprofondare un intero continente negli abissi dell'oceano. Non proprio, ma sfortunatamente l'Atlantide era posta sulla dorsale medio-atlantica (stessa posizione dell'Islanda e delle Azzorre) che percorre il fondo dell'Oceano Atlantico dal Polo Nord al Polo Sud e dalla quale esce continuamente lava, spingendo le placche tettoniche verso l'America e verso l'Africa. Con l'enorme calore prodotto dalla cometa ed i terremoti e le eruzioni vulcaniche (l'Atlantide era una terra di origine completamente vulcanica), il fondo dell'oceano si aprì, inghiottendo lo sfortunato continente.
E' vero, non c'erano prove concrete dell'esistenza di quest'isola. Ma Donnelly non si scoraggiò! Dopo continue ed estese ricerche, raccolse una massa di informazioni sulle leggende ed i miti di popoli di tutto il mondo che ricordano, a volte in maniera fantastica e un po' diversa uno dall'altro, l'esistenza e la tragica fine dell'Atlantide. Tra i popoli menzionati ci sono: gli antichi britanni e druidi; gli antichi greci (Esiodo, Platone); gli antichi scandinavi (Edda); gli antichi romani (Ovidio, Metamorfosi); gli antichi toltechi (i loro libri sacri); gli antichi aztechi; gli antichi persiani (Zend-Avesta); gli antichi indù (Mahabarata, Ramayana ed altri); gli indiani Tahoe della California (tradizione); i tapi del Brasile; gli indiani Ute della California; i peruviani; gli yurucares della Cordigliera Peruviana; i mbocobi del Paraguay; i botocudos del Brasile; i dog-rib della Colombia Britannica. Purtroppo nonostante la volontà di ferro e la passione che spinsero Donnelly a scrivere Ragnarök, quest'opera non incontrò la fortuna che ebbe il suo primo libro, Atlantide. Quando riuscì finalmente a trovare un editore, fu poi criticato dalla comunità scientifica per le sue teorie e punito con il silenzio.
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