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L'isola del giorno prima - parte 2 Un luogo dove il pensiero corre libero e ribelle
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anamaya Nobile


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Inviato: Lun 17/Mar/2008 12:38 Oggetto: L'anomalia del monte Ararat |
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Il dibattito sulle prove storiche degli eventi descritti nella Bibbia, sta per essere riaperto grazie a foto che la Cia che si prepara a rendere pubbliche della cosiddetta "anomalia del monte Ararat", che secondo alcuni sarebbe la struttura lignea dell'arca di Noè.
Le fotografie, che saranno diffuse nelle prossime settimane, mostrano una grande struttura rocciosa di forma ellissoidale, in cui qualcuno ha creduto di riconoscere la carena di una nave. Costruita da Noè su ordine di Dio, l'arca, narra la Bibbia, si incagliò sulle montagne di Ararat dopo i 40 giorni del Diluvio universale, e lì fu abbandonata dal patriarca quando le acque si ritirarono. Le immagini sono state scattate da aerei spia americani durante gli anni della Guerra Fredda: il grande massiccio vulcanico dell'Ararat si trova infatti nella parte orientale della Turchia, a ridosso del confine di quella che era un tempo l'Unione sovietica, lungo una rotta molto frequentata dalle missioni clandestine.
L'anomalia fotografata dagli americani si trova sotto un ghiacciaio sulla cima del monte ed è stata studiata per anni dagli esperti della Cia, che non sono riusciti a identificarne con certezza la natura. A favore dell'ipotesi che si tratti effettivamente dell'arca di Noè vi sono la collocazione e la forma della massa. Ma le misurazioni effettuate indicano che l'anomalia sarebbe lunga approssimativamente un paio di chilometri, una dimensione impensabile per una barca, equivalente a una decina delle odierne superpetroliere. E di certo, nettamente inferiore ai 130 metri circa dell'imbarcazione di Noè indicati nel libro della Genesi.
Anche l'ipotesi che una nave di legno sia rimasta indenne per migliaia di anni all'interno di un ghiacciaio in movimento (inoltre, l'attività vulcanica dell'Ararat è proseguita fino al 1840) suscita numerose perplessità. Ma un ex agente della Cia ha riferito ai giornali che nell'ingrandimento di una delle immagini si vede qualcosa che somiglia a tre grandi assi di legno incurvato. Il rapporto che accompagna le fotografie attribuisce con più probabilità la formazione della strana massa di roccia allo slittamento periodico dell'accumulo di ghiacci e neve lungo i versanti della montagna, ma gli esperti dell'agenzia americana non hanno potuto escludere completamente che l'Ararat conservi segreti ancora da svelare.
Le prime fotografie della zona sono state diffuse dalla Dia, il servizio d'informazione della Difesa statunitense, nel 1995. Si trattava di immagini scattate nel 1949 da un U2 di ritorno da una missione segreta oltrecortina.
Negli ultimi decenni, le notizie trapelate sulla misteriosa anomalia hanno alimentato voci, leggende e speranze di un ritrovamento dell'arca. Nella zona sono state effettuate numerose spedizioni archeologiche, molte delle quali finanziate da gruppi cristiani fondamentalisti, e vi sono stati diversi annunci di "scoperte", nessuna delle quali ha però ricevuto conferma.
D'altronde, le fonti storiche fanno risalire al terzo secolo avanti Cristo la convinzione che l'arca di Noè sia ancora visibile. Negli ultimi cento anni, poi, c'è stato chi ha detto di aver trovato resti del suo legno, chi di averla vista o addirittura visitata, camminando sul tetto e persino entrando all'interno. Un protagonista particolarmente tenace di queste ricerche è stato l'ex astronauta James Irwin, sbarcato nel 1971 sulla Luna con la missione Apollo 15, il quale ha dedicato gli ultimi dieci anni della sua vita, dall'82 al '91, a indagare sulla montagna. Irwin, che al ritorno dallo spazio aveva dichiarato alla stampa di avere "incontrato Dio", riferì di aver trovato nell'Ararat la parte inferiore dell'arca di Noè, collocandola però alle pendici della montagna, quindi ben lontano dalla zona dell'anomalia, e dicendo che le sue dimensioni corrispondevano a quelle riportate nella Bibbia.
L'arca, tra l'altro, secondo la descrizione biblica, sarebbe la più grande imbarcazione che abbia mai solcato i mari prima del Ventesimo secolo: le sue proporzioni sono infatti molto simili a quelle dei moderni transatlantici: 136 metri per 24. Gli scettici puntualizzano inoltre che il libro sacro non indica affatto il monte Ararat come luogo di approdo dell'arca, a differenza di quel che comunemente si crede. La Genesi parla invece più genericamente di "montagne di Ararat", nome che indicava un'intera, remota regione a nord dell'Assiria. I primi riferimenti all'attuale monte risalirebbero, secondo gli storici, solamente al tardo medioevo, mentre le fonti più antiche indicherebbero una montagna completamente diversa, che si trova a più di 300 chilometri di distanza.
Un altro motivo per dubitare dell'utilità delle ricerche sull'Ararat è poi la mancanza di prove (fossili o sedimenti) che il monte sia mai stato sommerso dalle acque e quindi dal Diluvio Universale. Se anche l'arca è sopravvissuta, chi la cerca starebbe quindi guardando nel posto sbagliato. A mettere fine alle indagini, se non altro quelle sul campo, ha comunque pensato all'inizio degli anni '90 il governo turco, che ha vietato l'accesso al monte Ararat agli stranieri, in seguito al rapimento di cinque archeologi da parte dei guerriglieri curdi. Le foto che la Cia si prepara a diffondere potrebbero dunque essere l'unica occasione, almeno per ora, di dare un'occhiata all'arca di Noè. _________________ Per trasformarsi in libere sorgenti
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anamaya Nobile


 Sesso:  Età: 28 Messaggi: 2854
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Inviato: Lun 17/Mar/2008 12:42 Oggetto: |
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Alcune testimonianze di chi ha visto il monte "da vicino":
I piloti russi d’inizio secolo: "...nell’estate del 1916, ...Roskovitsky e il secondo pilota,...si avvicinarono al monte Ararat da Nord-Est,...e quando furono più vicini Roskovitsky notò un lago semigelato su una grossa sporgenza o depressione su un fianco della montagna." Simile ma differente a causa del tempo, oltre mezzo secolo prima, è un’altra testimonianza: "...un ghiacciaio, il cui scioglimento aveva formato un lago nei pressi." La commissione turca riferì: "...l’Arca era situata sulla parte sinistra di un burrone." Più precisa è l’affermazione del colonnello russo Koor: "...l’arca era stata trovata sulla sella compresa fra le due cime dell’Ararat." Verso la metà del nostro secolo Greene "...si trovava sul versante Nord-orientale del monte,...ad un’altitudine di 13’000-14’000 piedi (3’950-4’250 metri)...dove si erano verificati molti dei precedenti avvistamenti...e individuò l’Arca in un punto pressoché inaccessibile...in una larga sporgenza, fra un'alta parete e nei pressi di un dirupo roccioso.
I piloti russi, è di Roskowitsky la testimonianza, spiegano che "stava osservando quella che sembrava la chiglia semisommersa di una qualche specie di nave." Avvicinandosi all’oggetto notarono che "la nave era sfasciata parzialmente su una fiancata presso la prua,...Poi notò che quelli che dapprima aveva scambiato per periscopi erano due tronconi d’albero...mentre sull’altra era visibile una grande apertura, quadrata di circa sei metri di lato, cui mancava un battente." Yearam è dello stesso parere: "Vi era una grande porta d'entrata ma i battenti mancavano." Greene vide "le giunture e le tavole parallele e orizzontali di un’enorme struttura in legno...poterono essere viste chiaramente." Le truppe speciali inviate dallo zar dissero: "Sulla vetta della montagna, più in alto della nave, la spedizione trovò i resti del fasciame mancante da una fiancata." Un altro testimone dal posto riferisce che "avevamo quasi raggiunto la cima...poi mi sono accorto di una grossa trave, lunga circa tre metri, che spuntava dalla neve...Entrambi i fianchi erano stati spianati a mano e mostravano i segni della scure; era spessa e squadrata, non rotonda, con una incavatura per unirla con un altro legno;..." Knight invece prelevò "materiale intriso d’acqua, che sembrava legno..." Per poter stabilire le condizioni attuali del nostro "paziente" occorrono ulteriori precisazioni. Resit tentò "con il suo coltello...di staccare un pezzo della prua, ma era così duro che non si ruppe..."
Le truppe speciali russe raccontarono che "tutto il manufatto era rivestito da una spesso strato di vernice cerosa simile alla gomma lacca." Il risultato? "gli stessi armeni e persiani sono dell’opinione che su detta montagna vi siano ancora alcuni resti dell’Arca, ma chi il tempo li abbia talmente induriti che sembrano essere assolutamente pietrificati." Yearam confermò: "Dentro e fuori era pesantemente rivestita di una lacca o vernice molto spessa e dura." Eloquente è il rapporto di George Hagopian: "...lo zio sparò alcuni colpi contro la fiancata, ma i proiettili rimbalzarono come se fosse stata di pietra; poi cercò di tagliare un pezzo di legno con un coltello affilato senza maggior successo...sotto la muffa", aggiunse Hagopian, "il legno era quasi completamente pietrificato, duro come la roccia." Ma a metà del ventesimo secolo qualcosa era accaduto.
Ed Behling vide che "la parte finale dell'arca era spezzata...guardando dentro la bocca dov'era spezzata...era sostanzialmente squadrata." Ed Davis sostiene che "era rotta in due pezzi. La sezione di poppa era spezzata e giaceva più in basso, giù per il pendio, rispetto alla struttura principale." Sempre secondo Davis uno non si accorge di cosa si tratta, guardando l’Arca, "finché non vede la prua spezzata e il legname sporgente all’infuori." Altri particolari tecnici aggiuntivi ci giungono dalla spedizione russa: "Il legno usato in tutta la sua struttura era l’oleandro, che appartiene alla famiglia del cipresso e non è soggetto alla putrefazione;..."
La testimonianza più importante e famosa è quella rilascaiata da Hagopian ed avvenuta tra 1l 1905 e il 1908 :
George, un ragazzino armeno di una diecina di anni, viene accompagnato dallo zio all’Arca. Da diversi anni le precipitazioni sono scarse ed il clima favorevole. Raggiungono l’arca dal versante nord.Risalgono la montagna con una profonda valle alla loro sinistra, la quale appariva impossibile da percorrere. Trovano l’Arca giacente su una grossa sporgenza, nei pressi di una formazione rocciosa blu-verdastra. Il manufatto sporge al di sopra di un precipizio.
Secondo George Hagopian l’Arca è visibile per intera e solo parzialmente coperta dalla neve. Lo zio riesce a farlo salire sul tetto. Al centro d’esso Hagopian trova un lucernario lungo tutto il tetto, emergente una cinquantina di centimetri circa, avente decine e decine di aperture squadrate. Sul tetto vi trova anche un'apertura, uno squarcio. Guarda all'interno ma non riesce a vedere nulla.
George Hagopian morì nel 1972. Venne intervistato nel corso di oltre 1 anno e mezzo da Elfred Lee, il quale tradusse in disegno ciò che l‘uomo sosteneva di aver visto. George non aggiunse mai particolari innovativi al suo racconto nel corso di quel lungo periodo di tempo nel quale Elfred Lee lo interrogò, dando perciò credito alla veracità dei suoi ricordi. Le sue memorie rimasero sempre semplici ed austere. _________________ Per trasformarsi in libere sorgenti
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