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Cristoforo Colombo era spagnolo???

 
Nuovo Topic   Rispondi    Indice del forum -> Mistero - quando la risposta non è una sola
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anamaya
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MessaggioInviato: Ven 29/Feb/2008 12:30    Oggetto: Cristoforo Colombo era spagnolo??? Rispondi citando

Basato su documenti storici autentici, Il Codice 632, scritto da Rodrigues Dos Santos indaga gli aspetti più oscuri e controversi della figura che ha dato inizio all'Età Moderna: Cristoforo Colombo. Gli studiosi ritengono che Colombo fosse genovese e che, all'età di ventiquattro anni, avesse lasciato la propria città natale. Il Codice 632, però, ci svelerà una storia diversa, carica di misteri e domande. Perché il grande navigatore ebbe molti nomi fra cui Colom, Colón, Colona, ma non Colombo con il quale noi tuttavia lo chiamiamo? Perché tutte le lettere che egli indirizzò ad amici italiani sono scritte soltanto in portoghese? Come gli fu possibile sposare l'aristocratica Donna Filipa, se era davvero, come normalmente si sostiene, di modeste origini plebee? Perché mai la sua firma cabalistica include la principale preghiera giudaica, rinnega Cristo e dice "cancellate il mio nome"? E infine, quale ruolo ebbero i Templari nella scoperta del Nuovo Mondo?

«Cristoforo Colombo, era un genovese che di professione faceva il tessitore, figlio di tessitori - sostiene Dos Santos - e come tale non avrebbe mai potuto imbarcarsi in un’avventura così straordinaria e così rivoluzionaria, perché per andare in nave, ieri come oggi, occorrono conoscenze geografiche, oltre a una preparazione che non è da tutti. E il genovese Cristoforo Colombo non aveva soldi, né mezzi, né attitudini per tentare un’avventura che si rivelò fondamentale per la scoperta del mondo moderno». Dos Santos è convinto di quello che dice: «Il documento relativo al Codice 632 è alla biblioteca nazionale di Lisbona e credo che possa e debba essere studiato in modo approfondito. Il vero Colombo, colui che scoprì l’America, in realtà si chiamava Cristofan Colon, era uno studioso, un ammiraglio e aveva sposato una nobildonna portoghese, Felipa Moniz Perestrello, di origine italiana, e in particolare di origine piacentina. I genitori di donna Felipa erano piacentini e di cognome facevano Pallastrelli. Fu Colon - prosegue Dos Santos - ad arrivare in America, e non Cristoforo Colombo. Purtroppo, la gente comune ha mitizzato la figura del commerciante genovese, ma oggi possiamo, attraverso i documenti, sostenere una tesi che è destinata a far discutere, ma anche a darci nuove verità». Definire suggestiva l’ipotesi di Dos Santos, a più di 500 anni dalla scoperta dell’America, è quanto mai legittimo, ma egli è fermo nelle sue convinzioni: «Il figlio di Colon scrisse, a questo proposito, un libro in cui raccontava i viaggi del padre. Purtroppo, però, questo testo è andato smarrito, ma ci sono i documenti a dare la giusta credibilità a quanto sostengo. E io mi auguro che gli storici piacentini, attraverso un’approfondita analisi negli archivi della città emiliana, possano trovare riferimenti alla famiglia Pallastrelli, la cui figlia sposò Colon».
Lo scrittore portoghese è in Italia per un tour in cui sostiene la completezza del Codice 632, che è anche un romanzo thriller e che è destinato a far discutere: «Non cerco pubblicità, questa è la storia del vero scopritore delle Americhe, e spero che tutto ciò venga fuori in modo chiaro al più presto. Si renderebbe giustizia a un falso storico che per secoli ha fatto credere che un tessitore genovese abbia potuto imbarcarsi per terre sconosciute, che erano poi il Nuovo Mondo».
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anamaya
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MessaggioInviato: Ven 29/Feb/2008 12:33    Oggetto: Rispondi citando

I misteri del navigatore

PAVIA - In una piccola teca piramidale, chiusa nella cassaforte della Biblioteca universitaria di Pavia, tra libri, pratiche e documenti, riposa Cristoforo Colombo. O, almeno, ha trovato accoglienza una parte dei suoi resti. Qualche piccolissimo frammento di osso. Ma fa una certa impressione pensare che lì, sulla scrivania della direttrice della biblioteca Anna Maria Campanini Stella, si trovi «qualcosa» dell’uomo che ha cambiato la storia del mondo. Un qualcosa che potrebbe rivelare, se sottoposto all’esame del Dna antico, alcuni misteri della vita di Colombo. Di sicuro c’è che di pochi personaggi storici si è discusso tanto come sullo scopritore delle Americhe. Genovese o spagnolo, figlio di un commerciante di lana o di un principe (e qualcuno dice di papa Innocenzo VIII), uomo incolto o istruito proprio grazie alle lezioni seguite all’Ateneo pavese, sepolto a Siviglia o a Santo Domingo (e da qui arrivato a Pavia): una vita (e una morte) tutta avvolta nel mistero. Le ossa di Pavia potrebbero aiutare a risolvere parte del giallo, sempre che siano del vero Colombo. «Ma attenzione - frena il rettore dell’Università di Pavia, Roberto Schmid - l’esame su un frammento così esiguo porterebbe alla distruzione dell’osso: perciò non possiamo certo prenderci la responsabilità di perdere un bene così grande. Eventualmente dovrà essere la Sovrintendenza a pronunciarsi. E comunque sarà necessario chiarire bene gli scopi della ricerca: bisogna essere sicuri che da questi confronti di Dna si possano trarre conclusioni importanti, cosa non certa». Un primo scopo dell’esame sarebbe scoprire se i veri resti di Colombo sono quelli conservati a Pavia (come hanno sostenuto per la verità gli storici più autorevoli, tra cui il senatore Paolo Emilio Taviani, ora scomparso) o quelli che si trovano nella Cattedrale di Siviglia. Per saperlo bisognerebbe confrontarli entrambi con quelli di Diego, fratello minore di Cristoforo. Anche per questo l’Università di Granada, che ha avviato nel 2002 uno studio analogo sui suoi resti, ha chiesto la collaborazione all’Ateneo di Pavia. «Siamo favorevoli a dare un appoggio scientifico; intanto aspettiamo l’esito degli studi di Granada» continua il rettore Schmid. E non bisognerà attendere molto: «Dovremmo essere in grado di dare le prime risposte tra due o tre mesi» spiega José Antonio Lorente, direttore del Laboratorio di identificazione genetica di Granada.


IL PRIMO MISTERO: LA NASCITA - In realtà le ricerche spagnole sono mosse anche dal desiderio di scippare a Genova il più illustre dei suoi figli: si vuole confermare la tesi che crede che Colombo sia nato in Spagna da Margalida Colón e il principe di Viana (che quindi dovrebbe essere riesumato per essere sottoposto all’esame del Dna). Una tesi bocciata dalla maggior parte degli storici (Taviani compreso) perché in quasi tutti i documenti si parla del «genovese Cristoforo Colombo».


STUDENTE A PAVIA? - Ma perché le ossa di Colombo sono custodite a Pavia? «Perché fino all’Ottocento si credeva che Colombo fosse stato uno studente dell’Università di Pavia, come riferisce il figlio Ferdinando - continua il rettore Schmid -. In realtà, a parte il testo del figlio e di un altro studioso che lo riprende, nessun documento prova questa circostanza. Onestamente, non lo possiamo dimostrare: può darsi che Colombo fosse a Pavia a studiare in altre istituzioni e non all’Università, oppure che si tratti del vicolo Pavia, a Genova. Certo Colombo conosceva la geografia e la cosmologia, ma la sua potrebbe essere l’istruzione di un autodidatta che ha cominciato a viaggiare a 14 anni». In realtà della permanenza a Pavia «non si trova cenno né nella biografia di Colombo, né in un libro sul Nuovo Mondo scritto da un docente dell’epoca dell’Università, tal Nicolò Scillacio, né nei rotoli dell’Ateneo», spiega la direttrice della Biblioteca. «Probabilmente il figlio Ferdinando voleva nobilitare le origini del padre, e ci fa piacere che per farlo abbia scelto Pavia, e non l’Università di Bologna», scherza Schmid. Fatto sta che, anche se sulla base di una convinzione sbagliata, i resti arrivano a Pavia nel 1880 consegnati dal nunzio apostolico alla biblioteca della Regia Università. Per festeggiare l’evento, si erige anche un monumento a Colombo, ancora presente in uno dei cortili dell’Università.


I VIAGGI DOPO LA MORTE - Viaggiatore indefesso in vita, Cristoforo non ha trovato un attimo di pace neanche dopo morto. Condannato a viaggiare. Colombo muore a Valladolid nel 1506. Nel 1509 viene trasportato a Siviglia nel Monastero di Santa Maria Las Cuevas. Ma la famiglia si adopera per trasportarlo a Santo Domingo, come lo scopritore aveva sempre desiderato. Il trasferimento avviene tra il 1537 e il 1559. Qui, insieme con quelli del figlio Diego, i resti di Colombo restano fino al 1795: quando l’isola di Santo Domingo passa ai francesi, quelli che si credono i resti di Colombo vengono portati nella cattedrale de L’Avana. Ma ancora una volta la Storia non dà pace al viaggiatore: nel 1898 l’isola di Cuba è occupata dagli Stati Uniti e le spoglie vengono trasportate a Siviglia. Intanto, però, nel 1877, a Santo Domingo, mentre sono in corso i lavori di restauro della cattedrale, si scopre una cassa con dei resti umani. Sul coperchio c’è la scritta «Cristobal Colon». Colpo di scena. Ma allora di chi sono le spoglie ormai arrivate a Siviglia? Per gli storici (ma non per gli spagnoli) sono quelle del figlio Diego. Da Santo Domingo, alcune ossa partono per Pavia e altre per Genova dove furono consegnate alla Città e al console Luigi Cambiaso: e una parte di Colombo oggi si trova nel salotto di casa di un discendente di Cambiaso.
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MessaggioInviato: Ven 29/Feb/2008 12:38    Oggetto: Rispondi citando

La storia del viaggio di Colombo s'intreccia inevitabilmente con quella dei Templari, ed è questa la cosa più interessante di tutte.
Sapevate che Colombo era sposato con la figlia di un gran Maestro?
Guardacaso, Colombo arrivò nel Nuovo Continente con le caravelle ornate di grandi croci rosse in campo bianco.... Lo stemma templare.
E stato recentemente dimostrato che nella scoperta dell’America aveva un ruolo tutt’ altro che secondario l’Ordine del Cristo, filiazione diretta dei Templari in Portogallo dopo la loro soppressione nel 1312.
L’Ordine del Cristo è tra i maggiori promotori di importanti scoperte geografiche, dall’Africa, all’Asia e alle Americhe; geografi e cartografi, soprattutto di origine ebrea si trovavano da tempo in Portogallo e in Spagna, uomini che da secoli conoscevano i segreti della navigazione in mari che per altri dovevano risultare completamente ignoti.
Diciamo subito che l’esistenza di un altro continente al di là dell’oceano non solo era stata ipotizzata da vari uomini di scienza (seppur segretamente per non incorrere negli strali dell’Inquisizione) ma era cosa certa per alcuni popoli dell’Europa.
I vichinghi colonizzarono il Nord America con sicurezza, date le prove archeologiche, divenute ormai inconfutabili, tanto che in Groenlandia vi era addirittura una sede episcopale.
L'ordine dei Templari fu soppresso definitivamente nel 1312 da Clemente V per volere di Filippo il Bello di Francia.
Questo sovrano pare avesse in animo di impadronirsi delle loro ricchezze, ed inoltre i Templari stavano diventando troppo potenti, per cui furono visti come un rischio per le monarchie d'Europa.
Erano molto ricchi: ciò rende ancora più verosimile l'ipotesi che avessero accumulato ricchezze proprio in America, dove furono accolti come semidei e , si pensa, vissero in pace con gli indigeni.
Sono molte le prove archeologiche della loro presenza nel continente americano: almeno dal 1269 vi erano presenti.
Sapete come si chiamava la stella cui facevano riferimento per navigare? Si chiamava Merika.
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MessaggioInviato: Ven 29/Feb/2008 12:43    Oggetto: Rispondi citando

Sto leggendo un libro di Clive Cussler, il serpente dei Maya, che tra le altre, ipotizza un quinto viaggio (inventato) di Colombo verso il Nuovo Mondo.
Il navigatore viene descritto come una figura misteriosa dalle svariate identità... credevo fosse un'invenzione dell'autore ma... pare che non sia così...

In questo scenario anche se non espressamente citate, trovano facile collocazione anche le mappe Piri Reies
( http://www.migliorforum.com/lisoladelgiornoprima2/2-vt491.html?start=10 ) di origine ignota ed antichissima "integrate" anche da Colombo e guida, probabilmente, della "scoperta" del Nuovo Mondo, che non poteva di certo essere scoperto se non da un uomo di fede per dare il sacrosanto diritto, sia alla Chiesa che alla Spagna di rivendicarne la supremazia assoluta...
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MessaggioInviato: Ven 29/Feb/2008 18:00    Oggetto: Rispondi citando

insomma.....un altro mito perduto....
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