Non sei registrato? Registrati subito cliccando QUI! E goditi tutte le funzionalità del sito!

Indice del forum L'isola del giorno prima - parte 2
Un luogo dove il pensiero corre libero e ribelle
 
 Istruzioni / FAQIstruzioni / FAQ   CercaCerca   Lista degli utentiLista degli utenti   Gruppi utentiGruppi utenti   RegistratiRegistrati 
 ProfiloProfilo   Messaggi PrivatiMessaggi Privati   LoginLogin 

Collegamenti Sponsorizzati
Mario Moretti (Fightforlove)

 
Nuovo Topic   Rispondi    Indice del forum -> Il '900: un secolo di profondi cambiamenti
Autore Messaggio
dess
Grande capo
Grande capo


Sesso: Sesso:Maschio
Età: 51
Messaggi: 7477



MessaggioInviato: Dom 22/Apr/2007 10:10    Oggetto: Mario Moretti (Fightforlove) Rispondi citando

Giovanni Pellegrino su L’Hyperion
L’Hyperion è uno dei grossi nodi con cui in Commissione ci siamo misurati per sei anni, senza giungere a risultati soddisfacenti. Sappiamo che la scuola francese era stata fondata anche su impulso di personaggi che avevano partecipato al convegno di Chiavari, nel ’69, organizzato dal Collettivo Politico Metropolitano che segnò la nascita delle Brigate Rosse. Erano Vanni Mulinarsi, Corrado Simioni e Duccio Berio. genero di Alberto Malagugini, un esponente di primo piano del PCI. Gli stessi fondarono Superclan, e questo è importante: Franceschini ad esempio ha raccontato che L’Hyperion non guidava le Brigate Rosse, ma aveva uno stretto contatto con Mario Moretti sin dall’inizio. Detto questo, continuo a nutrire una serie di dubbi e nessuna certezza: l’ècole ha certamente goduto della protezione di apparati istituzionali, non solo italiani. Quando il giudice Guido Calogero andò a Parigi per indagare su questa struttura ottenendo la collaborazione dela polizia, Silvano Russomanno, il numero due di Federico Umberto D’Amato, fece filtrare la notizia sui giornali. Il personale dell’Hyperion sembrava di matrice di sinistra, ma a un livello superiore di responsabilità è possibile che sia stata gestita da quella tecnostruttura, come la chiama Franceschini, di cui facevano parte elementi che avevano poco a che fare con la sinistra. Il generale Maletti ha rivelato l’esistenza di un vecchio rapporto che risale al ’75-76 in cui denunciava il rischio che le BR potessero rinascere sotto la direzione di uomini di maggior peso culturale, ma a prezzo di mutare considerevolmente la propria matrice politica. E credo che facesse riferimento proprio all’Hyperion.

Moretti era una spia?
La caccia << all’infiltrato>> da parte delle Brigate Rosse non ha risparmiato alcun personaggio di rilievo delle BR, ed anzi è stata focalizzata in buona parte proprio sull’uomo che può essere considerato il loro capo nel periodo del sequestro Moro: Mario Moretti. Il principale ispiratore di sospetti contro di lui attualmente sembra essere Franceschini. Quest’ultimo in Commisione Stragi ha fatto balenare alternativamente due ipotesi ben distinte, senza prendere chiaramente partito per l’una o per l’alta : che Moretti sia stato una spia; che avrebbe procurato svariati arresti; la seconda, che sia stato un agente attraverso il quale la scuola di lingue parigini <> avrebbe egemonizzato le BR, imponendo loro la propria strategia, così come a livello europeo essa faceva con IRA, RAF ed altri gruppi ancora.
Durante la sua audizione parlamentare, peraltro, Franceschini disconobbe la paternità delle congetture su Moretti in veste di delatore : “” E’ stata costruita un’interpretazione anche pubblica – e Curcio in questo ha le sue responsabilità – da cui sembra che io abbia sempre pensato che Moretti fosse una soia. No è vero. La prima persona che mi ha detto questo è stato Renato, e sono pronto a sottopormi ad un confronto con lui e documentarlo.
Nel’ 76 eravamo alle carceri Nuove di Torino… .durante l’ora d’aria ci dirigiamo verso il VI braccio, al secondo piano, e prima di entrare in cella Renato mi ferma, perché deve dirmi qualcosa di importante. Quindi prima di entrare in cella facciamo una passeggiata ( sic) e Renato mi dice – e lo fa con un’espressione sconvolta – di avere la certezza che Mario è una spia, e mi racconta l’episodio poi citato da Flamigni “
Il confronto diretto con Curcio non c’è mai stato, ma in compenso si può fare riferimento alle posizioni pubblicamente assunte da quest’ultimo a commento delle tesi del suo compagno: “ Il fatto grave,,,, è che sotto questa montagna di chiacchiere, di evanescenti sospetti, venga seppellito un uomo, Mario Moretti, che la giustizia di Stato, già per conto suo, ha provveduto a sotterrare sotto montagne di ergastoli. Ora, non sta a me giudicare Franceschini. Devo però che personalmente non ho alcun motivo per condividere l’operato e le parole di chi getta fango, discredito o sospetti su Mario Moretti. E perciò provo molta amarezza quando altri, con cui ho condiviso una parte importante della mia vita, lo fanno”
Per Gallinari, non fu “ il gruppo dei capi storici in carcere” a mettere in circolazione le inquietanti voci sul conto di Moretti, bensì “ una notizia uscita su un giornale (?) poco dopo la strage del maggio 1974 a Brescia, Secondo Gallinari, era una “ provocazione”, di fronte alla quale i brigatisti, già vaccinati sul problema che aveva portato all’arresto di Franceschini e Curcio ( il primo arresto), attraverso <>, si erano “ posti il problema di capire perchè. E basta.
Ancora più pesanti le critiche di altri ex-brigatisti nei confronti di Franceschini e delle illazioni da lui disseminate. Si veda ad esempio un eloquente passaggio dell’intervista resa da Antonio Bellavista, nel luglio 1999, al giornalista Mario Scialoja: Scialoja – Franceschini, sempre in Commissione Stragi, ha rilanciato anche la sua vecchia tesi secondo la quale Mario Moretti era un infiltrato nelle BR, per conto di oscuri mandanti. Lei, che è stato inquirente dell’organizzazione, che ne pensa?
Bellavita – Ritengo che di oscuro ci siano solo i motivi per cui Franceschini dice queste cose. Quello che ha fatto Moretti è criticabilissimo, ed io l’ho criticato aspramente. Ma no esiste il benché minimo elemento concreto per sostenere che sia stato un infiltrato.
Anche gli altri ex terroristi direttamente interpellati dalla Commissione – in ordine cronologico: Morucci, Faranda e Maccari – hanno giudicato assolutamente infondata l’ipotesi che Moretti facesse il gioco di qualcuno che stava al di fuori della loro organizzazione. Del resto persino Franceschini, raccontando che le BR avevano aperto un’inchiesta interna su Moretti, - a seguito di sollecitazioni provenienti sia dai carcerati di Torino tra i quali lui stesso, sia Giorgio Semeria – dovette riconoscere che essa “ non portò ad alcun risultato”.
L’altra versione di Franceschini, come si è accennato, dipingeva Moretti quale emissario dell’istituto << Hyperion>>. Già la Commissione Moro aveva” fissato la sua attenzione” su questo centro, “ a ciò stimolata anche dalle dichiarazioni dell’onorevole Craxi che aveva ammonito a non cercare lontano il << grande vecchio>>, ma a concentrare la ricerca sui personaggi che, dopo aver svolto attività politica in Italia, si erano ritrovati in Francia”; il che aveva indotto la stampa a fare il nome di Corrado Scimmioni. “ ricordando la sua giovane milizia nel PSI e la sua successiva attività eversiva. Invero, una volta posto di fronte a questa ipotesi, lo stesso Craxi ripiegò su una linea di estrema prudenza”
La scuola di lingue venne fondata a Parigi, appunto, da Corrado Simioni insieme ad altri italiani che, fino al 1970, avevano stretti contatti con Renato Curcio, Franceschini e le nascenti Brigate rosse, dopo di che si erano allontanati e si erano trasferiti all’estero. Si deve notare che la data di nascita dell’istituto << Hyperion>>, collocata da Franceschini subito dopo il “ 1973-1974”, non si accorda con l’idea che esso possa avere condizionato le BR, nate prima, e che ciò sia avvenuto tramite Moretti, il quale sempre secondo Franceschini sarebbe entrato definitivamente nelle BR solo nel 1971.
Ammesso e non concesso che in un secondo tempo i dirigenti dello << Hyperion>> siano riusciti a recuperare il ritardo iniziale , e che fossero effettivamente dediti ad attività politica clandestina, - il che non risulta in sede giudiziaria, laddove essi nel 1990 sono stati assolti da ogni accusa -, in che cosa sarebbe consistito il loro progetto? Ed in quale modo si sarebbero avvalsi di Moretti?

L’appartamento di via Gradoli, 96
L’ingegner Mario Borghi, alias Mario Moretti,acquista un appartamento a Roma in via Gradoli, nel 1975. Una zona residenziale a Nord di Roma. Zona elegante e molto tranquilla, qui Mario Moretti vi installerà la prima base del nucleo operativo per il rapimento di Aldo Moro. L’elegante condominio composto da 68 appartamenti, di cui ben 24 risultano intestati a società immobiliari, tra i cui amministratori figuravano personaggi che saranno poi individuati come elementi appartenenti ai servizi segreti italiani.
Nella stesa palazzina al secondo piano vi è un’informatrice della polizia, al n° 89 di via Gradoli abita un ex ufficiale dei carabinieri, agente segreto militare e compaesano di Moretti,
Sono solo alcune delle particolarità di una scelta inquietante, che, anche al di là della verificabilità dei singoli particolari, fa porre legittimamente l’interrogativo sul perchè, in una città enorme con migliaia di appartamenti, le Brigate rosse abbiano scelto come base proprio un luogo così “ particolare” contravvenendo peraltro a tutte le proprie regole di riservatezza.
Unica attenuante in favore della scelta di Moretti di acquistare l’appartamento di via Gradoli è che la via si trova a pochissimi chilometri ( 7) da via Fani e dalla abitazione di Aldo Moro, forse strategicamente una scelta valida per evitare di percorrere moli chilometri nei mesi che l’organizzazione pedinava il presidente della DC.
Torna in cima
Profilo Messaggio privato
dess
Grande capo
Grande capo


Sesso: Sesso:Maschio
Età: 51
Messaggi: 7477



MessaggioInviato: Dom 22/Apr/2007 10:10    Oggetto: Rispondi citando

Ti rispondo volentieri..., non sono daccordo sull'ipotesi di Moretti infiltrato, un documento D.C. del 9 maggio dello stesso anno, (alla redazione del quale partecipò tutta la Nomenklatura), respinse all'unanimità qualsiasi possibilità di trattativa.
Altro dato importante e significativo, nelle ore successive al sequestro, chiamato in codice Operazione Fritz, il grande picconatore istituì un "comitato tecnico-operativo per coordinare le attività delle forze di polizia", ed all'interno del Viminale, un ulteriore "gruppo ristretto", tutti i membri del primo e del secondo..risulteranno iscritti alla Loggia P2.
Quei verbali sono scomparsi nel nulla...(fatalità...mera fatalità ), e si ebbe modo di assistere anche alla farsa, la seduta spiritica alla quale partecipa lo stesso Prodi, dove viene fuori in modo rocambolesco il nome Gradoli, ma gli investigatori si affretteranno a smentire l'esistenza di una via con tale nome a Roma!
Torna in cima
Profilo Messaggio privato
dess
Grande capo
Grande capo


Sesso: Sesso:Maschio
Età: 51
Messaggi: 7477



MessaggioInviato: Dom 22/Apr/2007 10:11    Oggetto: Rispondi citando

Tante cose sono scomparse nel nulla...ma il ruolo di Leeden, il mitico braccio destro attuale di Bush...che lo stesso Calipari, non guardava di buon occhio...che riteneva coinvolto nel rapimento di Moro....certo mai provato...spiegami allora....la sua morte....?????
Torna in cima
Profilo Messaggio privato
dess
Grande capo
Grande capo


Sesso: Sesso:Maschio
Età: 51
Messaggi: 7477



MessaggioInviato: Dom 22/Apr/2007 10:11    Oggetto: Rispondi citando

Perché..vuoi forse sostenere che l'agguato Calipari/Sgrena fosse una cosa casuale?...sembra di leggere il Principe di Macchiavelli, per caso ieri ne vedevo un pezzetto, ma collegare i due fatti mi sembra una forzatura, Moro è morto e..chi l'ha ucciso è stato condannato, se avesse avuto complicità di quel genere, sarebbe ad Hammamet
Torna in cima
Profilo Messaggio privato
dess
Grande capo
Grande capo


Sesso: Sesso:Maschio
Età: 51
Messaggi: 7477



MessaggioInviato: Dom 22/Apr/2007 10:14    Oggetto: Fightforlove Rispondi citando

Mario Moretti, l’Hyperion e la Cia

La procura romana ha riaperto il caso Moro. La notizia era filtrata durante la presentazione, nella sala della libreria trasteverina Bibli, del libro di Fasanella & Rocca “Il misterioso intermediario – Igor Markevic e il caso Moro”, per i tipi Einaudi. Adesso, la conferma. Con buona pace di Repubblica e Corriere della Sera (ma perché i due maggiori quotidiani italiani vanno ripetendo da settimane che su Moro ormai non c'é più nulla da sapere? bisognerà porsi questa domanda, e dare una risposta,prima o poi).
Nella nuova inchiesta, per ora, figura un solo imputato: Innocente Salvoni
Salvoni é un personaggio assai interessante. Marito di Francoise Tuscher, segretaria del famigerato istituto di lingue parigino Hyperion e nipote dell'Abbé Pierre, il 16 marzo del 1978, venne riconosciuto da due testimoni come uno dei membri del commando brigatista che, in via Fani, sequestrò Moro. Ma l'Abbé Pierre si precipito a Roma, nella sede democristiana di piazza del Gesù, per incontrare alcuni membri della segreteria scudocrociata. Il risultato di quella visita fu che il nome del nipote venne cancellato dalla lista dei brigatisti ricercati.
Ora la magistratura torna ad occuparsi di lui e dell'istituto Hyperion.
Durante il caso Moro, l'Hyperion era collegato a un altro istituto di lingue francese che aveva sede in piazza Campitelli, a 150 metri da via Caetani – dove fu ritrovato il cadavere di Moro. Poche settimane prima del sequestro, nel mese di febbraio, l'Hyperion aveva aperto un ufficio di rappresentanza a Roma, in via Nicotera 26 (in quello stesso edificio, c'erano alcune società coperte del Sismi). Quell'ufficio fu chiuso subito dopo il sequestro. Ma che cos'era in realtà l'Hyperion? L'istituto, con ogni probabilità, era in rapporto con servizi segreti di diversi paesi (dell'est, dell'ovest e israeliano). il sospetto - già affiorato in altre inchieste giudiziarie poi abortite - é che intellettuali ad esso collegati facessero parte del cervello politico delle brigate rosse.
Significative, a questo proposito, due cose dette dal giudice Rosario Priore (titolare di ben 4 inchieste sul caso Moro) intervenendo alla presentazione del libro di Fasanella & Rocca chez Bibli.
La prima: i servizi segreti di diversi paesi sapevano che in Italia si stava preparando il sequestro Moro.
La seconda: il direttore d'orchestra Igor Markevitch aveva rapporti con l'Hyperion.
..
Memo Hyperion
L'Hyperion di Parigi é una scuola di lingue fondata da tre esponenti della sinistra extraparlamentare italiana, Vanni Molinaris, Corrado Simioni e Duccio Berio. Tre personaggi ambigui che ebbero un ruolo nella storia delle Brigate rosse. Nel 1969 (con Renato Curcio, Alberto Franceschini e Mario Moretti), parteciparono al convegno del Collettivo politico metropolitano, in cui venne decisa la nascita delle Br. Secondo quanto dichiarato quasi trent'anni dopo da Franceschini nella sua audizione in Commissione Stragi, Molinaris, Simioni e Berio, malvisti dagli altri brigatisti perché ritenuti troppo violenti, avevano però un rapporto speciale con Moretti a un livello ancora più occulto delle Br: facevano parte di una struttura iperclandestina e dai contorni oggi ancora misteriosi denominata Superclan.
Un rapporto che si sarebbe ulteriormente rinsaldato dopo il 1974, quando dopo l'arresto di Curcio e Franceschini avvenuto alla stazione di Pinerolo, Moretti divenne il nuovo leader dell'organizzazione (doveva esserci anche lui, alla stazione, ma una provvidenziale telefonata anonima lo aveva avvertito della trappola preparata dai carabinieri: così non si presentò all'appuntamento con Curcio e Franceschini, e si guardò bene dall'avvisare i due compagni). Con Moretti capo, le Brigate rosse alzarono sempre più il tiro, passando, dalla “propaganda armata“, al terrorismo più brutale. Il punto più alto della nuova strategia fu il sequestro Moro, operazione preparata sin dal 1975. E' stato ancora Franceschini ad avanzare sospetti sui legami tra l'Hyperion e servizi segreti stranieri. In particolare il Mossad, che prima della loro cattura avvicinò Curcio e Franceschini offrendo loro appoggi e protezione, purché le Br accentuassero il loro carattere militare: “Colpite chi volete, purché colpiate: a noi interessa solo che voi esistiate“, era stata la richiesta del Mossad. Ha dichiarato Franceschini alla Commissione Stragi, il 17 marzo 1999: «Duccio Berio era il braccio destro di Simioni: suo padre era un famoso medico milanese a suo dire legato ai servizi segreti israeliani. Ho quasi la certezza che il canale attraverso cui fummo contattati passava per questa persona». Berio, tra l'altro, era anche il genero di Alberto Malagugini, esponente di primo piano del vecchio Pci.
Sull'Hyperion indagò anche il giudice padovano Guido Calogero, convinto che lì fosse il cervello politico delle Brigate rosse. Ma la sua inchiesta abortì, perché la notizia di una sua visita segreta a Parigi trapelò e i Servizi segreti francesi negarono ogni aiuto al giudice italiano.
In Segreto di Stato, il libro-intervista pubblicato nel 2000 (Einaudi, autori Giovanni Fasanella e Claudio Sestieri), Giovanni Pellegrino per 7 anni alla guida della Commissione Stragi, avanza il sospetto che Hyperion fosse un punto d'incrocio tra Servizi segreti dell'Ovest e dell'Est, assolutamente necessario nella logica del mantenimento degli equilibri di Yalta. Hyperion, in altre parole, poteva essere uno strumento per operazioni comuni contro i nemici di Yalta. E Moro, con la sua politica di apertura al Pci, lo era.
Dagospia. 7 Aprile 2002
Torna in cima
Profilo Messaggio privato
dess
Grande capo
Grande capo


Sesso: Sesso:Maschio
Età: 51
Messaggi: 7477



MessaggioInviato: Dom 22/Apr/2007 10:14    Oggetto: Rispondi citando

9 gennaio 2003 - "La Repubblica"
la carriera di igor markevic
la favola del grande vecchio
Come legare un celebre direttore d' orchestra al caso Moro in un' inchiesta tutt' altro che rigorosa
Il banchiere umanista Raffaele Mattioli sarebbe stato introdotto ai culti di oscuri profeti
L' atmosfera è quella che di solito si ritrova nei romanzi moderni che parlano del Graal
Era stato un protetto di Sergej Diaghilev il genialissimo creatore dei Balletti Russi
STEFANO MALATESTA
Tra gli innumerevoli garbugli dell' affare Moro, una vicenda di cui non sapremo mai la verità completa, come su quasi tutti i passaggi decisivi della nostra storia recente, ha sempre spiccato per eccentricità, irriducibile fantasia dei vari coautori, tocco cosmopolita e totale anomalia dei principali protagonisti rispetto allo standard basso-ministeriale di tutto il resto, brigatisti rossi compresi (con l' esclusione dell' uomo politico democristiano) la storia di Igor Markevic, il musicista e direttore d' orchestra di origine russa, additato all' inizio dell' estate 1999 (a babbo morto, come dicono in Toscana, essendo defunto da 16 anni) come probabile "Grande Vecchio" e regista occulto del rapimento nell' ipotesi più spavalda o come anfitrione degli uomini che avevano compiuto il sequestro nell' ipotesi più cauta. Per la verità la vicenda, avallata dalle dichiarazioni di un signore con carica istituzionale, Giovanni Pellegrino, allora presidente della Commissione stragi, che a domanda rispose: "Trattasi di cosa seria", condivisa da Ferdinando Imposimato, un magistrato con l' ossessione dei complotti, dei servizi e delle trame di tutti i generi (un' ossessione non completamente campata in aria, ma portata a estreme conseguenze) durò una o due settimane e poi scomparve nel buco nero dove sono finite tutte le altre ipotesi, alle quali nessuno ha saputo o potuto dare una risposta certa. Ma per quel poco che rimase sulle pagine dei quotidiani e dei settimanali, per i giornalisti e cronisti fu come una festa. Dovendo riparlare ancora una volta dell' affare Moro, con quei brigatisti dalle espressioni un po' così, che non si sapeva mai se c' erano o ci facevano, con quelle autarchiche polemiche su che cosa dovesse fare lo Stato, fingendo che uno Stato ci fosse, cosa augurarsi di meglio di questo eccezionale gagà e dandy, che portava nei resoconti dei velinari montecitoriani gli echi di un mondo affascinante conosciuto solo nei libri. Partito come giovane musicista prodigio, Markevic era stato sessanta e più anni prima l' ultimo amante e protegé di Sergej Diaghilev, l' incommensurabile, genialissimo, crudelissimo creatore dei Balletti Russi, diventando poi un poliglotta di casa a Montecarlo come a Mosca, al Covent Garden come a Santa Cecilia, che andava a cena al "21" a New York con Lenny Bernstein, che si diceva fosse amicissimo di niente di meno che Bernhard Berenson, il saggio (e affarista) dei Tatti, su per Settignano, che aveva sposato in prime nozze la figlia di Nijnskij, il più grande ballerino del secolo e in seconde una Caetani, che a Roma viveva non in una casa ma sempre all' Excelsior e che in tempi lontani aveva convissuto con Cocteau, parlava dei Noailles o di Picasso come di suoi intimi, eccetera, eccetera. Fosse veramente lui il Grande Vecchio, fatto altamente improbabile, perché non è mai esistito quest' uomo dai poteri indicibili, se non nelle fantasie di chi aveva letto troppi libri su Hasan-i Sabat e sulla setta islamica chiamata degli "Assassini" arroccata in secoli lontani ad Alamut, nelle montagne del nord della Persia, in fondo aveva poca importanza. Era la manna che veniva da un mondo internazionale e come tale fu accolta dai giornali, riempiendo le prime pagine... Ricordo anche lo stupore e l' indignazione dei parenti e di quasi tutti i personaggi del mondo musicale, concordi nel definire i sospetti sul Markevic con un termine romanesco, di non grande finezza, ma efficace: "Una bufala". Era tuttavia prevedibile che la storia venisse trasformata in un libro, anche perché il fatto che Markevic fosse morto da molti anni era rassicurante e avrebbe funzionato da rete di sicurezza, stesa sotto gli autori in veste di volteggiatori, nel caso che il triplice salto mortale, con avvitamento a destra, non fosse riuscito. Non era prevedibile, invece, che venisse pubblicato da Einaudi, in una collana come gli Struzzi, che ha in catalogo nomi di amatissimi, famosi scrittori, un libro come Il misterioso intermediario - Igor Markevic e il caso Moro (pagg. 264, euro 14) di Giovanni Fasanella, giornalista di Panorama e Giuseppe Rocca, docente di storia dello spettacolo all' Accademia Nazionale d' Arte Drammatica. In Italia siamo abbastanza abituati a inchieste che dovrebbero essere rigorosissime per la delicatezza dei temi trattati e dove invece gli autori si esercitano al tiro del cappello, sperando d' imbroccare il piolo. Ma qui siamo a un' analisi della realtà, che partendo da alcuni (pochi) dati di fatto, da legittime opinioni personali fatte passare per verità acclarate, si trasforma rapidamente in una visione così deformante, da far pensare a una sorta di slittamento onirico, per arrivare a conclusioni che stanno solo nei sogni. Uno degli aspetti più sconcertanti di questo libro è il suo essere immerso in un' atmosfera che di solito si ritrova nei romanzi moderni che trattano temi medievali, come il Santo Graal e dintorni, per un pubblico di lettori abituato a dosi massicce di esoterismo caricaturale, in cui i personaggi famosi citati - sono un' infinità e la maggior parte è citata a cavolo, per dare l' impressione che nulla sfugge agli autori e che siamo al massimo livello - non agiscono come individui, ma come membri o componenti di gruppi, sette, cabale, massonerie, circoli iniziatici, come cavalieri di tavole rotonde e quadrate, di formazioni paramilitari, associazioni verticali o trasversali. Per fare subito qualche esempio, Raffaele Mattioli, il notissimo banchiere-umanista, presidente della Comit, sarebbe stato introdotto da Toeplizt, il fondatore della stessa banca, ai culti di Sabbatai Zevi e di Jakob Frank, "oscuri profeti di un messianismo crudele, imperniato intorno a figure femminili". Grace Kelly sarebbe stata affiliata all' Ordine Sovrano del Tempio Solare al quale avrebbe regalato somme di denaro incredibili e via demenziando. A parte la veridicità di queste presunte rivelazioni, francamente non sono riuscito a capire cosa c' entrino con il rapimento di Moro. Il misterioso intermediario, con tutte le sue interpretazioni misteriosofiche e cabalistiche, è un libro che sarebbe piaciuto moltissimo a Madame Blavatsky (Elena Petrova), l' ineffabile ciarlatana della fine dell' Ottocento che diceva di aver ricevuto il dono della saggezza da una confraternita di Maestri da qualche parte sull' Himalaya (probabilmente la stessa area di Shangri-Là) o a Georgei Gurdjieff, il guru che era riuscito a incantare la Mansfield e parecchi altri (e infatti l' uomo che insegnava a costruire l' anima viene chiamato in causa come uno dei suoi insegnanti prediletti). Ma all' affare Moro vero e proprio i due autori arrivano solo verso la fine, dopo oltre centocinquanta pagine di biografia markeviciana, in cui viene ricostruita la vita del musicista, un tipo poco simpatico e duro, intellettualmente molto dotato, che con gli anni abbandonerà la composizione per dedicarsi quasi esclusivamente alla direzione. La ricostruzione segue un metodo narrativo che potrebbe chiamarsi "a ognuno il suo" nel senso che ogni personaggio incontrato da Markevic ha diritto almeno a una ventina di righe, cosicché si va avanti con la biografia maggiore che in realtà trascina dietro di sé decine di altre, tutte peraltro ben note. Poi, di colpo, arriva la tesi sul rapimento, nemmeno tanto originale, perché segue molto da vicino un' altra e precedente analisi, scritta da un anonimo che tutti all' epoca avevano individuato senza grandi difficoltà: Franco Mazzola, sottosegretario alla Difesa. Secondo Mazzola ad organizzare il sequestro dell' uomo politico democristiano sarebbe stato il Kgb, che controllava strettamente il vertice politico delle Brigate rosse, per evitare il distacco definitivo del Pci dall' Unione Sovietica. Gli americani sapevano, ma avevano lasciato fare, perché anche a loro tutti questi comunisti in libera uscita davano un certo fastidio. Ma quando Moro aveva cominciato a parlare e soprattutto a raccontare i segreti interni della Nato - gli americani si erano allarmati e avevano messo in piedi alla svelta un' operazione o una soluzione che nel libro viene definita "governata". Ed ecco apparire "out of the blue" Markevic, che in quegli anni viveva a Roma e frequentava palazzo Caetani, in via delle Botteghe Oscure (dove venne ritrovato il corpo di Moro), avendo sposato una cugina della proprietaria del palazzo, descritto come un covo di interessi anglo-americani, in coppia con Hubert Howard, il marito della proprietaria, un signore mitissimo, conosciuto da tutti per la sua passione per il giardinaggio e qui visto come uno spione di prima e definito con un soprannome minaccioso come "Il signore del gladio", con il compito di portare in salvo il leader democristiano, trattando lui direttamente con i brigatisti la liberazione. Quindi il suo ruolo sarebbe stato non più quello apocalittico di grande vecchio, ma di mediatore per conto Usa. Come ho detto all' inizio, credo che non sapremo mai come andarono effettivamente le cose e se i servizi delle massime potenze mondiali, che senza alcun dubbio misero più del naso nell' affare (altrimenti che ci stavano a fare?) abbiano effettivamente eterodiretto i brigatisti, che si sono rivelate non proprio delle aquile. Vorrei solo far notare che se gli americani avevano effettivamente paura delle rivelazioni di Moro, dal loro punto di vista sarebbe stato preferibile un Moro morto che un Moro vivo. Inoltre, come possono confermare tutti i più stretti amici di Markevic, già qualche anno prima del rapimento il musicista soffriva di malattie che non gli permettevano di prendersi cura di se stesso, per usare un eufemismo, figurarsi di organizzare i contatti con le Brigate rosse, di preparare nascondigli per l' uomo politico dentro o nelle vicinanze di palazzo Caetani e altre incombenze del genere. Ma questi errori concettuali e fattuali sono poca cosa rispetto all' esilarante affresco esoterico del libro, di cui vorrei dare un esempio, in particolare del nuovo metodo cabalistico di condurre le indagini di Fasanella e Rocca, servendosi del codice rosacrociano, applicato alla parola "Gradoli", evocata durante una scherzosa seduta spiritica tra professori universitari, tra i quali c' era Romano Prodi, che era anche il nome della via del rifugio delle Br: "Le lettere indicate dal piattino potevano essere lette come Grado-Li, grado 51. Si sarebbe rinviato, così, ad un livello ancora più occulto del trentatreesimo, il gradino più alto della loggia massonica conosciuta. Quale poteva essere questo misterioso Grado-Li? Un rarissimo testo pubblicato in Francia intorno al 1870 da Ely Star, pseudonimo di un seguace di Péladan e di Flammarion, intitolato Les misteres de l' Horoscope, svela che nel Cercle de la Rose Croix il grado LI corrisponde al Maître di Glaive, il Signore del Gladio. E l' autore precisa che non si parlava di épée ma di glaive: non spada, ma proprio "gladio"".

esaminiamo insieme anche questo..sempre collegato a Moretti...
Torna in cima
Profilo Messaggio privato
dess
Grande capo
Grande capo


Sesso: Sesso:Maschio
Età: 51
Messaggi: 7477



MessaggioInviato: Mer 09/Mag/2007 9:32    Oggetto: 9 Maggio 1978 Rispondi citando

Sono stati - e sono destinati a restare - i 55 giorni più misteriosi dell’intera storia dell’Italia repubblicana. Ancora oggi, a distanza di più di vent’anni, soltanto rievocare il caso Moro vuol dire preparasi ad entrare in un ramificato tunnel di segreti e interro- gativi, di domande senza risposta e di inconfessabili trame. Il tempo che corre non solo ci allontana dalla completa verità sulla strage di via Fani, la lunga detenzione di un uomo politico di primo piano e la sua orrenda fine, ma rende tutto più complesso. Il trascorrere degli anni che sempre più ci fa apparire lontano quel tragico evento, anziché semplifi- care il quadro di insieme della vicenda, tende ad aggiungere nuovi tasselli ad un mosaico che appare ormai infinito. Aldo Moro, presidente della DC, per almeno vent’anni personaggio centrale della politica italiana, viene sequestrato da un commando delle Brigate Rosse il 16 marzo 1978, in via Fani a Roma, alla vigilia del voto parlamentare che – per la prima volta dal 1947 - sancisce l’ingresso del partito comunista nella maggioranza di governo. Per rapirlo la sua scorta, composta da cinque uomini, viene sterminata. Il gruppo armato che s’impadronisce di Moro afferma di volerlo processare, per processare tutta la Democrazia Cristiana, forse addirittura non rendendosi conto di aver gettato sulla scena politica nazionale una bomba ad


Cristiana, forse addirittura non rendendosi conto di aver gettato sulla scena politica nazionale una bomba ad alto potenziale. I 55 giorni in cui Moro sarà detenuto in un "carcere del popolo" apriranno infatti una serie di enormi contraddizioni in seno all’intera classe politica italiana, mentre i brigatisti finiranno col dimostrarsi – con i loro documenti miopi e vetusti - completamente avulsi dalla realtà storica del paese.
La fine di Moro è nota: il 9 maggio 1978 Mario Moretti, capo dell’orga- nizzazione armata, lo ucciderà, "eseguendo la sentenza", così come scritto nell’ultimo comunicato delle BR. Quel colpo di pistola, con tanto di silenziatore, risulta assordante ancora oggi.

http://www.misteriditalia.com/casomoro/

e la Repubblica Italiana ha scelto questa data per rievocare unendoli, tutti i morti degli "anni di piombo" e, in genere, i morti per terrorismo.
Sconcerta come ancora oggi, sullo stragismo ci siano migliaia di pagine coperte dal segreto di Stato, inconfessabili verità affonderebbero probabilmente buona parte della nostra classe politica.
Le dichiarazioni di Fassino sulla trattativa per Mastrogiacomo, riaprono a distanza di quasi trent'anni la querelle sul caso Moro
Torna in cima
Profilo Messaggio privato
dess
Grande capo
Grande capo


Sesso: Sesso:Maschio
Età: 51
Messaggi: 7477



MessaggioInviato: Mer 19/Mar/2008 12:31    Oggetto: Rispondi citando

ed anche questo 18 marzo è trascorso, con i suoi riti e le sue bugie, ed i segreti inconfessabili..
Torna in cima
Profilo Messaggio privato
Mostra prima i messaggi di:   
Nuovo Topic   Rispondi    Indice del forum -> Il '900: un secolo di profondi cambiamenti Tutti i fusi orari sono GMT + 2 ore
Pagina 1 di 1

 


Entra in chat! ---> Chat   


Google


Utilizzando questo sito, si accetta il regolamento di Migliorforum.com
Crea il tuo forum gratuito con phpBB e www.MigliorForum.com