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Indice del forum L'isola del giorno prima - parte 2
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vietnam

 
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never.again
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MessaggioInviato: Ven 20/Apr/2007 14:43    Oggetto: vietnam Rispondi citando

Premetto che io sono un turista sui generis. Piu' che turista io azzarderei "viaggiatore".
I tour organizzati, i gruppi vocianti, i compagni di viaggio che non rispettano orari, che si lamentano del cibo, del caldo, del freddo non fanno per me. Meglio la sobria compagnia di un paio di amici collaudati o, meglio ancora, preferisco affrontare la mia avventura da solo.
Premetto anche che templi e musei mi annoiano subito. Quello che cerco nei miei viaggi e' perdermi nei paesaggi, cercare il contatto con la gente del luogo, ascoltare le loro leggende, le loro tradizioni. Lontano da me il desiderio di alberghi a 5 stelle con piscine e saune. Quello che cerco io e' un alberghetto fuori mano dove ti sorridono se entri nella cucina, dove ti insegnano ad usare le bacchette, dove finisci la serata seduto su sgabelli traballanti sorseggiando quell'orribile pozione che e' il loro vino di riso , parlando a gesti e ridendo anche se non ci si capisce.




Ho cominciato cosi' da ragazzo con poche lire in tasca e tanta voglia di scoprire il mondo. Ora che ragazzo non sono piu' continuo a seguire la mia strada di "scoperta". Una sacca da viaggio, pochi abiti di ricambio, l'immancabile macchina fotografica e un cuore di bambino e' tutto quello che mi serve.
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MessaggioInviato: Ven 20/Apr/2007 14:45    Oggetto: Rispondi citando

Ma…non sempre si puo' fare quello che uno desidera. Mi e' capitato nella baia di Ha Long...Avrei voluto affittare un sampan per raggiungere una delle mille case galleggianti che sono sparse nella baia, avrei voluto chiedere ospitalita' ad un pescatore per un paio di giorni ma non mi e' stato possibile. Nessuno ha voluto dare credito a quel pazzo che, sacca in spalla chiedeva un passaggio. E cosi' mi sono dovuto addattare a fare il turista....mi sono imbarcato in uno di quei battelli laccati di rosso che ogni gorno solcano le acque tranquille della laguna. La baia di Ha Long...un nome che esprime tutta la poesia del luogo. Ha ( il drago) Long ( che si getta ). Una delle mille leggende di questo luogo fantastico racconta di un drago che, per difendere il Vietnam dall'invasione dei cinesi che venivano dal mare, si getto' nelle acque. Le squame che si staccarono dal suo corpo diedero vita alle 750 formazioni rocciose che sono disseminate nella baia......
Il battello si stacca dal porticciolo tra suoni di sirene e di campane mentre il vociare dei turisti sugli altri battelli si intreccia e si confonde. La giornata non e' delle migliori, un pallido solo si affaccia tra le nubi e l'acqua della baia non e' poi cosi' azzurra come e' pubblicizzata. Ci allontaniamo dalla costa e subito i suoni si perdono. Davanti a noi si apre uno scenario fantastico….guglie, pinnacoli, isole, isolotti sembrano gettati li’ a caso.




Si costeggiano case galleggianti dove i pescatori abitano e allevano pesci e granchi come noi potremmo allevare conigli e galline. E poi sampan pieni all’inverosimile di frutta e sacchi di riso e ancora venditori di conchiglie e di cavallucci marini essiccati…e tutto intorno il silenzio rotto solo dallo sbuffare dei motori e dal grido delle aquile di mare. Si mangia a bordo nel cabinato. Si mangia in fretta per poter correre di sopra, in coperta, e salutare il sole che finalmente si e’ liberato delle nubi e ora scende dietro le rocce fino ad affogare nel mare. Poi, improvvisamente, e’ notte. Gli isolotti oramai si confondono nel cielo che diventa sempre piu’ scuro…nero il cielo, nera l’acqua della baia e un silenzio irreale. Il rumore di un accendino sembra un colpo di pistola….evito di accendere la sigaretta per non rovinare l’incanto di quella notte senza luci e senza suoni. Scendo in cabina ma mi e’ difficile prendere sonno. Ho ancora davanti agli occhi l’immagine della baia…le foto che portero’ a casa, i miei racconti non potranno mai descriverne la bellezza. Mi alzo che non e’ ancora l’alba…il tempo e’ peggiorato, il vento soffia a raffiche e cade una pioggia sottile ma anche cosi’ l’incanto della baia non sfuma
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MessaggioInviato: Ven 20/Apr/2007 14:53    Oggetto: Rispondi citando

I francesi li chiamavano “montagnard””, i montanari, per i Viet erano i “moi”, i selvaggi…sono le popolazioni che abitano gli altipiani del centro . Divisi in diverse etnie, i Jarai, gli Ede,i Bahnar, tra loro parlano una lingua propria, rispettano la religione dei loro avi e seguono tradizioni che si perdono nella notte dei tempi.
Ho visitato un villaggio Jarai.
Arriviamo nel pieno del mezzogiorno in un caldo che toglie le forze e le cicale che urlano nel sole. L’aria e’ ferma, rarefatta e in giro non si vede nessuno.
Ci fermiamo all’ombra del rong, la casa comune, costruita come tutte le capanne su palafitte. Non c’e’ pericolo di inondazioni e le palafitte hanno come scopo quello di dare riparo nelle ore piu’ calde a polli magrissimi e a maialini altrettanto magri.





Ed e’ proprio un maialino quello che ci viene incontro per poi correre via quando io accenno ad una carezza.



Incuriosito entro nel rong salendo per una precaria scaletta. All’interno un teschio di bufalo, un tamburo, qualche stuoia arrotolata e altri oggetti strani.
“Sono oggetti magici” mi dice la mia guida ma non sa aggiungere altro.
Torniamo fuori nel sole accecante.
In fondo al piccolo villaggio ( avro’ contato si’ e no una decina di capanne ) ecco il cimitero. Qualche tomba sembra abbandonata mentre altre, sicuramente piu’ recenti, mostrano ciotole di riso appena cotto, vasi d’acqua, qualche banana.
La guida mi spiega che le persone sepolte in queste ultime tombe ancora non sono state “liberate” dal legame con i vivi che hanno cosi’ l’obbligo di fornire giornalmente il cibo.. Evidentemente i parenti ancora non hanno potuto sacrificare un bufalo per lasciare che l’anima del congiunto morto possa allontanarsi da questa terra.
Potranno trascorrere mesi o anche anni perche’ un bufalo costa molto e i Jarai sono estremamente poveri




Ritorniamo all’auto aggirando il villaggio.
Improvvisamente sentiamo parlare e ridere e un rumore di cascata. E finalmente vediamo i Jarai che si stanno lavando sotto il getto dell’acqua che cade dalle rocce….rigorosamente divisi, gli uomini da una parte e le donne coi bambini dall’altra



Ci guardano, anzi mi guardano incuriositi poi quello che sembra il piu’ anziano di tutti si avvicina
“Festeggiamo la fine del raccolto dei frutti dell'albero del pane. Venite a bere il vino con noi”
Figuratevi se rifiuto…
Insieme ci avviamo al rong dove troviamo decine e decine di jarai pronti per la festa. Da dove siano sbucati e’ ancora un mistero per me…
Ed ecco il famigerato vino, davvero una pozione malefica. Dentro ad una giara viene lasciato fermentare del riso che, al momento dell’uso, verra’ allungato con acqua. Si beve la mistura succhiandola attraverso una canna…una sola canna per tutti.
L’assaggio…il sapore e’ forte, sgarbato come un vino inacidito e immediatamente me lo sento in testa. E dire che io non sono astemio, anzi….
Mi accingo al secondo giro quando la mia guida mi urla di allontanarmi subito e di risalire in macchina. E’ cosi’ agitato che non chiedo neppure spiegazioni.
Siamo oramai lontani quando si decide a svelare il perche’ di questa precipitosa fuga. I Jarai, considerati ribelli dal governo vietnamita, non possono venire a contatto con gli occidentali che potrebbero sobillarli contro lo stato. Agenti del governo, per lo piu’ in abiti borghesi, controllano sempre che cio’ non accada .
E dire che io avevo solo accettato una bevuta in compagnia….alla faccia della democrazia e dll'ospitalita'
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anamaya
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MessaggioInviato: Ven 20/Apr/2007 16:53    Oggetto: Rispondi citando

Grazie never di averci ri-portato il tuo Vietnam!!
_________________
Per trasformarsi in libere sorgenti
bisogna prima diventare righelli, squadre e compassi
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