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L'isola del giorno prima - parte 2 Un luogo dove il pensiero corre libero e ribelle
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spx Sciamano


 Sesso:  Età: 33 Messaggi: 5129 Località: Bologna/Roma/Forlì
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Inviato: Dom 04/Nov/2007 12:03 Oggetto: Islam |
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L'Islam (in arabo إسلام da pronunciare "Islàm", che significa sottomissione, abbandono [a Dio]), è una religione monoteista sorta a Mecca (Penisola Araba) nel VII secolo d.C. in seguito alla predicazione di Maometto/Muhammad (in arabo ﻣﺤﻤﺪ, italianizzato in Maometto), considerato dai musulmani l'ultimo e definitivo profeta inviato da Dio (in arabo الله, Allāh) al mondo intero, cioè a tutti i popoli, incluse le comunità religiose precedenti. Secondo i musulmani, la parola 'Islàm' non si riferisce solamente alla religione istituita da Muhammad, bensì denota, in essenza, il rapporto di subordinazione che caratterizza tutte le religioni rivelate (es. Giudaismo, Cristianesimo). Per inciso, nel Corano si descrivono i profeti Abramo, Mosè come profeti dell'Islam. Anche Gesù vi viene descritto come il più grande dei profeti, ma dopo Maometto.
Quali siano stati i modelli ispiratori è ancora argomento di discussione fra gli storici delle religioni. Se infatti si parla, talora semplicisticamente, di debiti nei confronti del Giudaismo e dello stesso Cristianesimo orientale e, più ancora, delle comunità ebraico-cristiane attive nella stessa penisola Araba - debiti per molti versi e in diversa misura del tutto innegabili - non manca però chi sostiene, non senza ragione, l'esistenza di una matrice indigena sud-arabica che affrancherebbe l'Islam da una sorta di tutela puramente allogena. Del resto non sono episodiche le prove, epigrafiche, artistiche (statuaria votiva) e archeologiche, circa l'esistenza di culti monoteistici negli ambienti culturali sud-arabici e il loro lento accostamento a forme sempre più spiccatamente monoteistiche. Assieme a Ebraismo e Cristianesimo, l'Islam viene classificato come religione abramitica.[1][2]
Differenze fra i concetti di Islam e Islamismo
Quanto al lessico impiegato, se in contesti linguistici diversi da quello italiano la differenza fra il termine Islam e Islamismo è abbastanza sfumata, in Italiano una diversità sostanziale invece esiste, perché con la parola Islam s'intende quell'insieme di atti di fede, di pratiche rituali e di norme comportamentali che è praticato da sunniti e sciiti che, insieme, rappresentano quasi il 99% dei fedeli musulmani, mentre il termine Islamismo indica di fatto una concezione dell'uomo e del mondo che s'ispira ai valori dell'Islam ma che si esprime a livello politico.
I Pilastri dell'Islam
Gli arkān al-Islam ("Pilastri dell'Islam") sono quei doveri assolutamente cogenti per ogni musulmano osservante (pubere e sano di corpo e di mente) per potersi definire a ragione tale. La loro intenzionale evasione comporta una sanzione morale o materiale. Essi sono:
* la shahāda, o "testimonianza di fede" (affermazione, rettamente intenzionata, che esiste un solo Dio e che Maometto è il suo profeta);
* la zakāt, o versamento a scopo pio di un'imposta di "purificazione" della ricchezza, attualmente devoluta volontariamente a organizzazioni di carità o aventi come fine l'islamizzazione all'interno o all'esterno dei paesi islamici;
* la ṣalāt, preghiera canonica da effettuare 5 volte al giorno, in precisi momenti (awqāt) che sono scanditi dal richiamo del muʾadhdhin (مؤذن, muezzin) delle moschee;
* ṣawm ramaḍān, ﺻﻮﻡ ﺭﻣﻀﺎﻥ, ovvero digiuno del mese di Ramadan per chi sia in grado di sostenerlo;
* Ḥajj, ﺣﺞ, pellegrinaggio canonico nel mese di Dhū l-hijja a Mecca e dintorni, anch'esso per chi sia in grado di sostenerlo fisicamente ed economicamente.
Obblighi morali e sociali
Oltre a questi obblighi, il musulmano ha il diritto-dovere di assolvere al jihād, ﺟﻬﺎﺩ, l' "impegno sulla strada di Dio", nella speranza di vedere nell'Aldilà il Suo Volto, che si esprime - nella sua forma principale (detta "maggiore") nella lotta contro le proprie pulsioni negative del corpo e dello spirito. Come "jihād minore" s'intende invece la continua ricerca di espandere i confini fisici e spirituali della Umma. Combattere contro chi vi si oppone con forza può assumere forme violente.
Il "jihād maggiore" costituisce il sesto pilastro dalla scuola giuridica (madhhab) sunnita del Hanbalismo e dall'intero Sciismo.
Generico obbligo è il compiere il bene e combattere il male ovunque essi si trovino, ricorrendo a ogni mezzo lecito e necessario (con la mano, la parola, la penna o la spada), laddove il bene e il male sono determinati esplicitamente da Dio nel Corano, dovendosi intendere come Bene la sua volontà e Male il disobbedirgli.
Nessuna "teologia naturale" è ammessa, che possa far presumere all'intelligenza umana di penetrare razionalmente i confini tra il Volere di Dio e la Sua non-Volontà, essendo la creatura umana tenuta ad assoggettarsi senza distinguo al dettato coranico. In senso letterale, la parola "Islàm" significa infatti sottomissione, abbandono o obbedienza a Dio. Abbandono a un Progetto divino che concerne l'umanità intera e che l'uomo non può conoscere per la sua intrinseca limitatezza, al quale tuttavia esso si dovrà abbandonare, fiducioso della bontà e della misericordia divina.
Dio - al contrario di quanto pensavano i mutaziliti - non concede il libero arbitrio all'uomo, essendo ogni atto (compreso quello umano) creato da Dio. Egli dà all'uomo tutt'al più il possesso ( iktisāb ) dell'atto compiuto e il presumere di poter creare qualcosa o di penetrare l'insondabile Volontà divina sono peccati di massima superbia, con la conseguenza che il Volere divino dovrà essere accettato senza condizione alcuna da parte delle Sue creature.
Questo avviene non solo nelle pratiche di culto (modalità minuziose nell'assolvimento della preghiera, senza osservare con precisione le quali l'obbligo non si considera convenientemente assolto; precise ritualità da osservare nel corso del pellegrinaggio obbligatorio a Mecca e nei suoi dintorni) ma anche nell'ottemperare alle precise e cogenti norme alimentari che, secondo lo schema vetero-testamentario, non si giustificano con motivazioni di carattere razionale, in grado cioè di essere percepite dall'intelligenza umana, ma che devono essere accettate come tutto il resto "senza chiedersi il come e il perché" (bi-lā kayfa).
Scuole teologiche e culto
Le correnti principali dell'Islam non ammettono né riconoscono clero e tanto meno gerarchie (indirettamente una forma di ambiente clericale esiste però nell'ambito sciita) dal momento che si crede non possa esistere alcun intermediario fra Dio e le Sue creature. Ognuno è quindi sacerdote di se stesso e responsabile dei suoi errori. Questo fa sì che il discrimine fra quanto è considerato consono all'Islam e quanto gli è contrario potrà scaturire solo dall'approfondito dibattito fra esperti "dottori" ( ʿulamāʾ ). Esiste pertanto un pluralismo di scuole giuridiche e teologiche, con numerose diverse interpretazioni di una stessa fattispecie (salvo, ovviamente, nel caso degli assetti dogmatici che non sono discutibili e contestabili per non incorrere nella pronuncia di kufra (infedeltà massima) che fa conseguire la qualifica di "eretico" ( kāfir, pl. kāfirūn ). Tutte le cosiddette "scienze religiose" (ʿulūm dīniyya ) tendono alla formazione di un consenso maggioritario ( Ijmāʿ ) circa la via interpretativa da dare al disposto coranico e sciaraitico. Essa però potrà sempre mutare in caso si esprima una nuova maggioranza.
Mentre il culto è immutabile ed indifferente all'epoca ed allo spazio fisico in cui esso è praticato, tutto il resto potrà invece adattarsi al tempo e al luogo in cui il fedele vive. L'Islam si propone come una religione wusta, cioè "mediana" fra gli estremi. Equilibrata perché, per affermazione di Muḥammad, essa aborre gli eccessi e il fanatismo, basandosi sull'assunto, più volte ribadito, nel Corano che "Dio non ama gli eccessivi".
Testi fondamentali
I testi fondamentali a cui fanno riferimento i musulmani sono, in ordine di importanza:
* il Corano, pur non essendo scritto esplicitamente è considerato dai musulmani espresso parola per parola, in arabo, da Dio (Allāh), come Sua Parola. I musulmani ritengono che Muhammad abbia ricevuto il Corano da Dio attraverso l'Arcangelo Gabriele, che glielo avrebbe rivelato in lingua araba; questa interpretazione è stata contestata, recentemente, da Cristoph Luxenberg[3], il quale - nel solco della corrente degli studiosi iper-scettici che fa capo a Wansbrough - considera invece che la composizione originale del Corano sia avvenuta in siro-aramaico. È per questo che i fondamentali atti liturgici islamici sono recitati in tale idioma in tutto il mondo musulmano. Dopo la Rivelazione ricevuta da Muhammad l'Islamismo crede, per dogma, che nessun altro profeta sarà più identificato da Dio fra gli uomini.
* la Sunna (lett. "consuetudine"), basata su ḥadīth (tradizioni). Essa raccoglie i detti di Muhammad ed è rintracciabile nei Sei libri (al-kutub al-sitta), i più importanti dei quali sono quelli di Bukhārī e di Muslim ibn al-Ḥajjāj mentre gli altri furono composti da Ibn Māja, al-Nasāʾī, al-Tirmidhī e Abū Dāwūd al-Sījistānī. La Sunna raccoglie gli episodi della vita di Muḥammad, le sue parole e i suoi atti.
I musulmani credono che siano d'ispirazione divina, ma corrotti dal tempo o dagli uomini:
* il Vangelo;
* i Salmi;
* la Tōrāh;
Il dilemma se trattare gli induisti come politeisti cui offrire l'opportunità fra conversione o morte fu superata grazie all'interpretazione di numerosi dotti musulmani, secondo cui anche i Veda sarebbero stati un testo d'origine divina, per quanto particolarmente corrottisi.
Profeti
I musulmani dichiarano che la loro religione si riallaccia direttamente alle tradizioni religiose che sarebbero state predicate dal patriarca biblico Abramo, considerato da Maometto come il suo più autorevole predecessore. È per questo che, in chiave puramente formale, l'Islam viene classificato come religione abramitica, al pari dell'Ebraismo e del Cristianesimo.
Il primo profeta islamico sarebbe peraltro stato Adamo e, dopo di lui, Nūḥ (Noè). Sono annoverati fra i tanti profeti islamici, dopo Ibrāhīm (Abramo), i suoi figli Isḥāq (Isacco) e Ismāʿīl (Ismaele), Yaʿqūb (Giacobbe), Yūsuf (Giuseppe), Mūsā (Mosè), Dāwūd (Davide), Sulaymān (Salomone), Yaḥyā (Giovanni Battista) e, prima di Muḥammad, ʿĪsā ibn Maryam, Gesù di Nazareth, (vedi Gesù secondo l'Islam) figlio di Maryam, (Maria), considerata nel Corano come esempio sublime di devozione femminile a Dio.
Dopo Muḥammad, chiamato per questo "il sigillo dei profeti" ( khāṭim al-rusul ), la profezia avrebbe avuto termine.
Gruppi religiosi
I musulmani vengono differenziati in:
1) Sunniti, che sono la grande maggioranza in quasi tutti i paesi islamici.
2) Sciiti, che costituiscono la minoranza più consistente (circa il 10%). Essi si richiamano all'eredità di ʿAlī ibn Abī Ṭālib, cugino e genero di Muḥammad, e dei suoi figli al-Ḥasan b. ʿAlī e, più in particolare, di al-Ḥusayn b. ʿAlī.
Gli sciiti si dividono a loro volta in:
* un gruppo maggioritario (duodecimano, o imamita o ithnaʿashariyya),
* un gruppo minoritario (ismailita, o settimano o sabaʿiyya)
* un gruppo ancor più esiguo, detto "zaydita", che teorizza la possibilità che a guidare legittimamente la Comunità Islamica (Umma) possa essere qualsiasi discendente del Profeta purché questi agisca concretamente contro i musulmani usurpatori del califfato e reprobi, con deciso impegno militante e che non lasci spazio a un comodo quietismo limitato a un'attività puramente teoretica.
Dominante in Iran, lo sciismo è maggioritario in Iraq, in Libano e in Bahrein.
Gruppi di ismailiti sono presenti in India mentre lo Zaydismo è prevalente in Yemen.
3) kharigiti, un tempo abbastanza diffusi, specialmente in Nordafrica, Iraq e Penisola Araba, si dividevano in numerosi sottogruppi - sufriti, Azraqiti, Najadāt, Nukkariti - di cui sussistono solo gli Ibaditi.
Di derivazione islamica ma considerati eterodossi sono invece:
* gli Alawiti, appartenenti a una setta minoritaria d'ispirazione sciita ma con forti tratti gnosticheggianti. Esprime il gruppo dirigente in Siria fin dall'epoca del Presidente Ḥāfiẓ al-Asad.
* i Drusi, sorti in età fatimide, all'epoca dell'Imàm al-Hākim e presenti in Libano, nella regione montagnosa dello Shūf, in Siria (Golan, Gebel Druso) e Israele.
* gli appartenenti all'Aḥmadiyya di Qādyān (India settentrionale) e Lahore (Pakistan), fondata da Mirza Ghulam Ahmad.
* I Bahá'í, a loro volta gemmati dal Babismo, costretti dalla Rivoluzione Islamica dell'Iran a rifugiarsi in India e in Occidente (soprattutto Canada e Stati Uniti). Sono considerati tuttavia appartenenti a una religione completamente distaccata dall'Islam, e non una sua setta.
* l'Ahl-e Haqq.
Concezione del mondo
Questa dottrina esposta è la tradizionale concezione dell'Islam elaborata dai pensatori musulmani nei primi cinque secoli (il Corano non ne fa infatti il minimo accenno). Il mondo sarebbe diviso per essa in tre parti
* La Casa della Pace, "Dār al-Salām" o "Dār al-Islām", "la Casa dell'Islam", dove vivono i musulmani sotto la protezione della Legge islamica e i popoli sottomessi (dhimmī), appartenenti a fedi diverse da quella islamica e sottoposti al pagamento di un tributo personale, la jizya, che garantisce loro la "protezione" da parte dello Stato islamico.
Le interpretazioni dei teologi musulmani differiscono sulla possibilità di accettare come dhimmī fedeli di religioni differenti da quella dei cristiani, ebrei, zoroastriani e sabei ma, storicamente, si accettò anche l'Induismo come religione proteggibile, in quanto esso poteva vantare un testo scritto (i Veda) che fu considerato anch'esso ispirato divinamente.
* La Casa della Tregua, "Dār al-Hudna", dove vivono i popoli non sottomessi con i quali è stata conclusa una tregua temporanea nell'attesa di riprendere le ostilità per l'affermazione universale dell'Islamismo.
* La Casa della Guerra, "Dār al-ḥarb", dove vivono tutti i popoli non sottomessi.
http://it.wikipedia.org/wiki/Islam _________________ You can have peace. Or you can have freedom. Don't ever count on having both at once. (Robert A. Heinlein) |
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anamaya Nobile


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Inviato: Lun 05/Nov/2007 12:02 Oggetto: |
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Ho letto con molto interesse le notizie "enciclopediche", la teoria, diciamo.
Vi vorrei però raccontare anche la "pratica", quella che ho visto con i miei occhi in Tunisia (Paese, è vero, estremamente molto occidentalizzato e non di certo estremista).
Abbiamo fatto quasi 1500 km in 3 giorni e nelle ore di viaggio la guida, fervente religioso, spesso si abbandonava all'"indottrinamento" della comitiva.
Per molti era un ottima occasione per riposare, io ero ipnotizzata.
Sì, lo so, io credo a tutto.
Una cosa che mi ha colpito molto è questa storia di Sunniti e Sciiti: avete capito perchè si fanno guerra da secoli?
Per "colpa" dei Profeti.
Per i Sunniti l'unico Profeta è Maometto.
Per gli Sciiti non c'è un solo Profeta, ma diversi discendenti di Maometto dal famoso genero in poi.
Nella pratica tutto si risolve nel fatto che, quando il muezzin chiama i fedeli a raccolta tramite glia altoparlanti posizionati sui minareti la voce sunnita dirrà:
Allah u Akbar (Iddio e' Sommo - per 4 volte)
Ash'hadu anla ilaha illallah (Attesto che non v'e' dio se non Iddio - per 2 volte)
Ash'hadu anla Muhammadan rasulullaah (Attesto che Muhammad e' l'Inviato di Dio - per 2 volte)
Hayya 'alas-salat (Orsu' alla preghiera - per 2 volte)
Hayya 'alal falah (Orsu' alla salvezza - per 2 volte)
Allahu Akbar (Iddio e' Sommo - per 2 volte)
Laa ilaha illallah (Non v'e' dio se non Iddio - 1 volta)
Il muezzin sciita dirrà la stessa identica formula aggiungendo, dopo Maometto, l'elenco degli altri profeti riconosciuti come discendenti.
Questo è quanto.
E' chiaro che, la differenza che per noi è pressochè ridicola, mina il credo dell'Islam un po' come funziona per i cristiani ortodossi.
Allah ha 99 attributi compreso "grande" che è il primo e riassume tutti gli altri.
I fedeli non possono utilizzare questi attributi per i loro nomi, perchè sono riservati ad Allah, se non facendoli precedere da Abdul ( servo di).
Allah non può essere rappresentato con una "sembianza" in particolare perchè Allah è tutto.
Neppure gli uomini possono rappresentare loro stessi perchè non ne sono degni e non è giusto che alcuni si elevino sopra gli altri.
Sono tutti servi di Allah paritetici.
Questo è il motivo per cui nelle moschee potrete trovare soltanto decorazioni floreali anche se bellissime. _________________ Per trasformarsi in libere sorgenti
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anamaya Nobile


 Sesso:  Età: 28 Messaggi: 2912
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Inviato: Lun 05/Nov/2007 12:40 Oggetto: |
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Abluzioni.
5 preghiere al giorno determinate dalla posizione del sole e ricordate dal muezzin, di breve durata in verità, precedute da questo rito curioso che riporto pari pari dalla rete, ma che è riassunto nei bagni delle casee a volte anche nei bagni pubblici con schede illustrative (ed illustrate) che riportano l'ordine delle azione da compiere per rendere puro il proprio corpo prima di condurlo alla moschea.
Per eseguire l'orazione, bisogna essere in condizioni di purità rituale. E' necessario lavare quelle parti del corpo che sono generalmente esposte allosporco, alla polvere o al fumo. Questa pratica è chiamata ABLUZIONE e viene dipreferenza compiuta come segue:
1). Si dichiara l'intenzione che l'atto è eseguito a scopo di adorazione e purificazione.
2). Si lavano le mani fino al polso, tre volte.
3). Ci si sciacqua la bocca con acqua, tre volte, preferibilmente usando un miswak (spazzolino), se è possibile.
4). Si lavano le narici facendovi entrare l'acqua per tre volte.
5). Si lava il volto tre volte con ambedue le mani, se possibile, dal vertice della fronte fino alla parte inferiore del mento e da un'orecchia all'altra.
6). Si lava il braccio destro tre volte, fino al gomito, poi si fa lo stesso con il braccio sinistro.
7). Ci si bagna tutto quanto il capo o una parte di esso con una mano umida, una sola volta.
8). Ci si bagna l'interno delle orecchie usando gl'indici e l'esterno usando i pollici. Ciò deve essere fatto con le dita umide.
9). Ci si bagna il collo, tutt'intorno, con le mani umide.
10). Si lavano i piedi fino ai malleoli, tre volte, cominciando dal piede destro.
A questopunto l'abluzione è terminata, e la persona che la ha compiuta è pronta per cominciarel'orazione. Quando l'abluzione è valida, la si può mantenere finché si può e la sipuò usare per tutte le orazioni che si desidera. Però, è preferibile rinnovarla il piùfrequentemente possibile. E' anche preferibile compierla nell'ordine suddetto, anche sel'eseguirla in un ordine diverso, per errore, non la invalida. L'abluzione compiuta nelmodo suddetto é sufficiente per eseguire l'orazione, a meno che non sia annullata perqualche ragione.
Annullamento dell'abluzione: L'abluzione diventa nulla per unadelle cause seguenti:
1). Emissioni naturali: urina, feci, gas intestinali ecc.;
2). Flusso di sangue o di pus e simili da una qualunque parte del corpo;
3). Vomito;
4). Sonno;
5). Perdita della lucidità razionale per assunzione di droghe o sostanze intossicanti. Seè intervenuto uno di questi fatti, l'abluzione deve essere rinnovata per l'orazione.Inoltre, dopo le emissioni naturali bisogna pulire con acqua, la carta può non esseresufficiente ai fini della purità richiesta dal rito.
Questa è quella parziale.
Quella completa consiste in un bagno compreso narici bocca e testa da fare nei seguenti casi:
Prima di iniziare l'orazione, bisogna lavare il corpo con un bagno completo, compresele narici, la bocca e la testa, in uno dei casi seguenti:
1). Dopo i rapporti sessuali;
2). Dopo eiaculazioni notturne;
3). Dopo che è terminato il periodo mestruale delle donne;
4). Alla fine del puerperio, che è valutato di una quarantina di giorni al massimo. _________________ Per trasformarsi in libere sorgenti
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anamaya Nobile


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Inviato: Lun 05/Nov/2007 13:27 Oggetto: |
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Detta così questa storia delle preghiere può sembrare estenuante, ma alla fine, loro sostengono, che non sia una cosa così gravosa.
Non fanno ua vita stessante come la nostra, nè file chilometriche in autostrada e vicino ad ogni moschea ci sono bagni pubblici per uomini e donne.
In più Allah non impone niente, ma sono loro stessi che si sono dati delle "norme" per presentarsi in maniera degna al suo cospetto.
Pare che comunque queste famigerate abluzioni richiedano soltanto pochi minuti.
In un quarto d'ora fanno tutto: preparazione e preghiera.
Quando risuana la voce del muezzin per le strde della medina è il fuggi-fuggi generale, anche se estremamente ordinato.
I negozianti lasciano le loro attività aperte e deserte e si recano alla moschea.
Il furto nel mondo islamico non è contemplato perchè non fa onore al buon mussulmano. Casomai puoi essere un abile mercante come lo era Maometto, ma un ladro proprio no.
Gli anziani che non si possono recare in moschea o non possono fare i piegamenti che scandiscono l'orazione, li puoi vedere ai bordi della strada, magari seduti davanti ad una scacchiera accanto ad uno shisha, con la testa china recitare la prechiera stessa.
Dal momento in cui sente la voce del muezzin, per una mezzoretta circa, il turista vaga in una sorta di città fantasma dove il tempo si è curiosamente rallentato e l'aria che si respira ha un che di sacro... _________________ Per trasformarsi in libere sorgenti
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spx Sciamano


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Inviato: Lun 05/Nov/2007 13:50 Oggetto: |
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Lì non è specificato ma le abluzioni prevedono pure il sapone? Perchè se è così direi che sono i religiosi più puliti in assoluto!
Scusatemi, però mi fa troppo ridere che se quando uno finisce tutto gli scappa una puzzetta o un ruttino deve ricominciare da capo!
A parte che questo implica che le donne in certi periodo vengono considerate "immonde" e la trovo una cosa fastidiosissima... _________________ You can have peace. Or you can have freedom. Don't ever count on having both at once. (Robert A. Heinlein) |
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anamaya Nobile


 Sesso:  Età: 28 Messaggi: 2912
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Inviato: Lun 05/Nov/2007 14:00 Oggetto: |
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Ho letto da qualche parte che le abluzioni possono essere fatte con acqua o, in alternativa con sabbia, ma non credo che il sapone sia contemplato...  _________________ Per trasformarsi in libere sorgenti
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