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Giacomo Balla
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Nuovo Topic   Rispondi    Indice del forum -> Pittura, scultura, architettura...
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Pegasoroma
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MessaggioInviato: Gio 01/Nov/2007 11:45    Oggetto: Giacomo Balla Rispondi citando

Giacomo Balla
Torino 1871 - Roma 1958

Compie gli studi a Torino.Nel 1895 è a Roma, dove si stabilisce all’inizio del secolo, dopo una breve parentesi parigina. Nella capitale inizia a esporre regolarmente nell’ambito mostre degli "Amatori e Cultori" (nel 1905 fa anche parte della giuria). Stringe rapporti con Cena, Marcucci, Cambellotti, è maestro di Boccioni e Severini e diviene una figura guida nell'ambiente artistico romano. La sua pittura è inizialmente caratterizzata da una forte ispirazione sociale e da una tecnica divisionista.
Nel 1910 è tra i firmatari dei manifesti della pittura futurista. Inizia le ricerche sul dinamismo accostandosi agli esperimenti fotodinamici di Bragaglia. Si afferma come il capofila del futurismo romano influenzando dopo il '20 la seconda ondata del movimento. Negli anni ‘20 il suo lavoro è caratterizzato da una fantasiosa stilizzazione di motivi naturalistici, da un cromatismo di volta in volta intenso e violento, sfumato e iridescente, in consonanza con il diffuso "stile 1925", come dimostrano svariate prove nella decorazione e nelle arti applicate ( sistemazione del locale notturno Bal Tik Tak). Nel 1918 è una sua personale ad inaugurare l’attività della Casa d'Arte Bragaglia in via degli Avignonesi Nel '25 è presente alla Biennale romana. Nel 1928 espone agli "Amatori e Cultori" con una personale in cui emergono i segni di un rinnovato interesse per la figurazione. Da questo momento si rivolge sempre più spesso ai temi della vita quotidiana, al ritratto, al paesaggio, che furono quelli della sua formazione. Tempio di questa ricerca è la casa- studio di via Oslavia ( nel quartiere Prati), dove lavora con le due figlie pittrici, Elica e Luce. La sua pittura di questi anni, anche se venne quasi ignorata dai contemporanei, si è rivelata nel tempo di altissima qualità e ricca di stimoli per artisti di più generazioni , dagli anni Cinquanta al duemila.
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MessaggioInviato: Gio 01/Nov/2007 11:45    Oggetto: Rispondi citando



Primo Carnera campione del mondo, 1933-34
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MessaggioInviato: Gio 01/Nov/2007 11:46    Oggetto: Rispondi citando



La fila per l'agnello, 1942

Tecnica: olio su tavola
Collezione: Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea

Veduta dall’alto della casa-studio in via Oslavia, con il taglio "fotografico" e documentario tipico di Balla quando è alle prese con il paesaggio romano e con eventi sociali.
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MessaggioInviato: Gio 01/Nov/2007 11:47    Oggetto: Rispondi citando



La citta che avanza, 1942
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MessaggioInviato: Gio 01/Nov/2007 11:50    Oggetto: Rispondi citando



Velocità astratta + rumore
1913-1914
olio su tavola; 54,5x76,5 (compresa la cornice dipinta dall’artista)
Venezia, Collezione Peggy Guggenheim
All’inizio del 1913 Balla sposta la sua indagine creativa dalla rappresentazione del movimento a quella più precisamente futurista della velocità e dell’automobile in corsa, simbolo della modernità, esaltata da Marinetti nel primo manifesto futurista, pubblicato a Parigi nel 1909 su Le Figaro. La sensazione della velocità e dei rumori metropolitani è data, in questo dipinto, dalla tessitura cromatica e dai segni astratti che traducono un’energia che si espande anche nella cornice dipinta: come se la realtà pittorica uscisse fuori nello spazio esterno. La definizione plastica dello spazio è creata da linee incrociate e piani curvi e dinamici descritti da una pennellata velata e leggera, che evidenzia lo stratificarsi delle sensazioni. Il fremito cromatico e luminoso che sintetizza il movimento vuol riprodurre, dunque, l’alterazione prodotta in un ambiente naturale dal passaggio improvviso di un’automobile, che non viene rappresentata, ma solo evocata attraverso la moltiplicazione e l’espansione centrifuga di linee e di piani. Probabilmente, come è stato ipotizzato, il dipinto è la parte centrale di un trittico, i cui pannelli laterali sarebbero: Velocità astratta di Zurigo e Velocità astratta - l’auto è passata di Londra, che formano un tutt’uno formale e concettuale.
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MessaggioInviato: Gio 01/Nov/2007 11:52    Oggetto: Rispondi citando



Dinamismo di un cane al guinzaglio
1912
olio su tela; 90,8 x 110,2
Buffalo (New York), Albright–Knox Art Gallery
In un ristretto spazio urbano, un cagnolino viene condotto al guinzaglio da una figura femminile di cui è visibile soltanto la parte inferiore della veste e i piedi. Si tratta della rappresentazione analitica delle fasi successive di spostamento di un corpo sullo stesso piano, attraverso la ripetizione delle parti in movimento, che, in questo caso, sono le zampe e la coda del cane, i piedi della donna e il guinzaglio che oscilla. Il dipinto dà inizio alle ricerche di Balla sul dinamismo derivate dalla sua adesione alle tematiche moderne del futurismo, che egli interpreta in maniera del tutto personale, pur seguendo alla lettera alcuni enunciati del manifesto tecnico della pittura futurista del 1910. La precisione nella redazione della moltiplicazione cinetica della forma evidenzia la sicura conoscenza della cronofotografia di Marey, di cui Balla aveva visto le immagini a Parigi all’Esposizione Universale del 1900 e forse ancora nel 1902 a Torino, e certamente nell’aprile 1911 a Roma, in occasione di una mostra di fotografia scientifica. Questo interesse per il codice ripetitivo dell’immagine procede naturalmente dalle affinità che già correvano, nell’opera dell’artista, tra pittura e visione fotografica della realtà, derivanti anche dalla passione per la fotografia coltivata dal padre di Balla. Il soggetto rappresentato e il taglio basso e orizzontale dell’immagine dallo sfondo piatto di varie tonalità di verde chiaro, conferiscono al dipinto un tono ironico e ludico. La visione reale e fotografica viene ricomposta attraverso la tecnica del monocromo e quella puntinistica delle linee di contorno delle due figure.
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MessaggioInviato: Gio 01/Nov/2007 11:54    Oggetto: Rispondi citando



Linee andamentali + successioni dinamiche - Volo di rondine
1913-1914
olio su tela ; 96 x 109
New York, Museum of Modern Art
Nel suo studio sintetico della velocità, Balla arriva sempre più a fondere, nei suoi dipinti, il soggetto in movimento e lo spazio ambientale, come aveva già sperimentato nel 1912 con Bambina x balcone. In quest’opera, dell’anno successivo, vediamo che la rappresentazione del volume delle rondini in volo è riportata sulla superficie piana e illusoria del dipinto, scomparendo nella sua evidenza reale per trasformarsi in sensazione visiva e percettiva di movimento tridimensionale. L’immagine, che deriva anch’essa dalla moltiplicazione cronofotografica di Marey, è costruita attraverso linee cosiddette “mandamentali”, che seguono cioè l’andamento cinetico del colpo d’ala della rondine visto da diverse posizioni: dall’alto, di lato, in obliquo. Ciò è una ripresa esatta delle tavole esplicative di Marey che dimostravano, appunto, le sequenze cronofotografiche del volo sintetizzate in una linea stereoscopica, e che furono approfondite in modo puntuale da Anton Giulio Bragaglia. Il profondo interesse di Balla per la cultura scientifica, e il suo orientamento positivista, lo portano così ad allontanarsi dagli intenti estetici e naturalistici di una dimensione immaginativa più propriamente pittorica, per approdare in una dimensione, razionale e astratta, di analisi del reale e della sua componente costruttiva e fisica. La sua pittura, dunque, parte dalla percezione della realtà fisica e arriva direttamente all’astrattismo, senza passare per la scomposizione dei cubisti, tendendo, così, a privilegiare la linea e l’andamento dinamico di forme ripetute e continue, che qui, per esempio, attraversano e occupano tutta la superficie.
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MessaggioInviato: Gio 01/Nov/2007 11:56    Oggetto: Rispondi citando



Mercurio passa davanti al sole
1914
tempera su carta intelata; 120 x 100
Venezia, Collezione Peggy Guggenheim (collezione Mattioli)
Il 1914 sarà, per Balla, l’anno più prolifico di opere chiaramente futuriste, giunte al termine delle sue ricerche sul movimento e sul tema della percezione della luce e dell’intensità dei colori che ispirarono le famose Compenetrazioni iridescenti del 1912-1913. Il dinamismo, in questa celebre opera, è creato attraverso l’interpretazione geometrica e astratta di elementi naturali frammentati. Sono cerchi e triangoli che si intersecano, ispirati, pare, dall’osservazione dell’eclissi di sole del 7 novembre 1914 a cui Balla aveva assistito, a occhio nudo, come sembra dalla sensazione di luce abbagliante creata, a sinistra, dalle forme bianche fittamente compenetrate. In alto i cerchi del sole e di Mercurio si sovrappongono su una scomposizione di colori vivaci: blu, bianco, verde, arancio e rosso, attraverso pennellate leggere che producono effetti di trasparenza e luminosità. I temi tipicamente futuristi della velocità della vita moderna vengono sublimati e sostituiti da una rappresentazione cosmica e astrologica del dinamismo, dove, comunque, lo spazio è strutturato dai segni concentrici e intersecanti del movimento.
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MessaggioInviato: Gio 01/Nov/2007 11:57    Oggetto: Rispondi citando



Forme grido viva l’Italia
1915
olio su tela; 134 x 187
Roma, Galleria nazionale d’arte moderna
Si tratta di una composizione astratta, nell’ambito di un linguaggio che, dal 1915, sarà sempre più autonomo nell’ambito del futurismo. Lingue cromatiche che alludono alla bandiera italiana sventolano e si ripiegano in se stesse in un moto circolare su un’ampia zona azzurra. Le campiture uniformi sono composte da colori puri, brillanti e lucidi come smalti. Le forme sono sinuose e compenetrate e non hanno più riscontri fisici con quelle reali e naturali. Sembrano rappresentare, in maniera secca e sintetica, una sensazione emotiva ed energica, allusiva probabilmente alla dimostrazione interventista del 21 maggio del 1915, guidata dal sindaco di Roma e organizzata per acclamare il re che dal balcone del Quirinale gridò “Viva l’Italia!”. Insieme a questo, vi sono altri dipinti dello stesso anno, definiti “interventisti” perché ispirati alle varie manifestazioni in favore dell’intervento bellico, durante una delle quali Balla venne arrestato con Marinetti e altri futuristi. L’adesione di Balla al futurismo è, in questo momento, molto convinta ed entusiastica. Sempre nel 1915 egli firmerà con il giovane allievo Depero il Manifesto della ricostruzione futurista dell’universo.
Dalla documentazione, il quadro risulta presentato al pubblico nel 1918 ma potrebbe essere stato esposto per la prima volta nel dicembre del 1915 alla sala d’arte Angelelli di Roma.
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MessaggioInviato: Gio 01/Nov/2007 12:00    Oggetto: Rispondi citando



Le frecce della vita
1928
olio su tavola; 99 x 115
Roma, Galleria nazionale d’arte moderna
Il titolo dell’opera è intagliato sulla parte superiore della cornice lignea: LE FRECCE DELLA VITA, mentre altre scritte corrono lungo i rimanenti tre lati: LOTTE INSIDIE OSTACOLI (in basso), IDEALISMO ARTE (a destra) e AMBIZIONE AMORE (a sinistra). Si tratta evidentemente di un’opera dagli intenti simbolico-allegorici, sintetizzati in concetti essenziali ed emblematici dell’esistenza umana. Gli esiti della ricerca futurista di Balla lo portarono gradatamente verso un rinnovamento totale dello spazio pittorico e degli elementi della natura. La composizione, qui, rimane ancora sinteticamente futurista, ma scorci di paesaggio fanno intravedere la propria svolta realista che vedrà l’abbandono totale del futurismo dal 1933 in poi. Gli elementi naturali e stilizzati vengono attraversati da oggetti più o meno riconoscibili e “surreali”, che percorrono a zig zag tutta la superficie del quadro, come un metro da falegname di colore giallo e un nastro morbido e argenteo. Un elemento astratto, un vortice giallo e rosso, irradia raggi luminosi che attraversano l’intrico delle foglie triangolari e geometriche. Non appare chiaro tuttavia il preciso programma iconografico di Balla, ma la suggestione emotiva ed estetica rimane forte ed efficace. L’opera sarà una delle più recenti fra le novantatré presentate nella grande mostra antologica, avvenuta a Roma nello stesso 1928.
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