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Camilleri

 
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Pirata
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MessaggioInviato: Mer 18/Apr/2007 23:08    Oggetto: Camilleri Rispondi citando

Qualcuno di voi lo legge?
In ogni caso, se proprio non lo odiate per il fatto che scrive in uno pseudo dialetto siciliano (sicuramente addomesticato, altrimenti non lo capirebbe nessuno, a parte gli indigeni)
leggetevi "la vampa d'agosto"...ne vale la pena!
Lettura consigliata a coloro che hanno superato gli anta e ritengono di essere sensibili alle problematiche sociali, sentimentali e altro.





I fatti non cessano di esistere solo perché noi li ignoriamo.
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MessaggioInviato: Mer 02/Mag/2007 8:46    Oggetto: Rispondi citando

Letti tutti, compreso l'ultimo :? lo trovo carino, come giallista, mi ricorda molto Simenon, il commissario umano, non super tecnologico come quelli che ci propina la nostra TV e ci vengono direttamente dagli USA
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MessaggioInviato: Mar 29/Mag/2007 11:29    Oggetto: Le inchieste del commissario Collura Rispondi citando

ultima fatica di Andrea Camilleri, da mettere sullo stesso piano delle migliori indagini di Montalbano, ambientato stavolta su una nave da crociera, 109 pagine che si leggono in un baleno Confused
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MessaggioInviato: Mer 30/Mag/2007 11:22    Oggetto: Rispondi citando

la brevità dell'opera nulla toglie al Personaggio, nel finale Camilleri si racconta come autore, ed è un pezzo che da solo merita l'acquisto del libro
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MessaggioInviato: Mar 12/Giu/2007 22:48    Oggetto: La Pista di Sabbia Rispondi citando

Ultima fatica di Camilleri, torna al personaggio Montalbano, un giallo veramente carino da leggere..scritto in pseudo siciliano, molto scorrevole e divertente
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MessaggioInviato: Mer 27/Giu/2007 13:04    Oggetto: Il gioco della mosca Rispondi citando

ho trovato per puro caso un libro che mi era totalmente sfuggito, racconti brevi ma molto gradevoli da leggere, dice l'autore "il mio era un paese di terra e mare. Aveva un hinterland abbastanza grande da potervi far allignare i germi di una cultura contadina", con un inizio simile, tutte le nostre città possono riconoscersi, e la lettura diventa senza luogo e senza tempo..
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MessaggioInviato: Lun 17/Set/2007 8:35    Oggetto: Rispondi citando



Secondo consolidata abitudine Andrea Camilleri continua ad alternarsi tra il genere poliziesco ed il romanzo storico, sempre rigorosamente ambientati in quel di Vigàta, un pezzo di Sicilia virtuale più tipica di qualunque cittadina siciliana reale. L’ultima fatica dell’inossidabile narratore di Porto Empedocle, classe 1925, appartiene alla seconda categoria ma, rispetto alle prove storiche precedenti, è dotata di un alto tasso sociopolitico aggiunto, in percentuali mai raggiunte da Camilleri nel suo breve ma denso apprendistato letterario: con lucida consapevolezza l’autore della saga del commissario Montalbano ha elaborato un’ordinaria storia di brutalizzazione infantile ambientata nei tempi del fascismo, ed in aggiunta consentita dal particolare scenario culturale, sociale e religioso del famigerato ventennio. La prospettiva, come sempre, è quella estremamente provinciale assicurata dall’ambientazione vigàtesca: il protagonista è Michilino, sei anni, un “picciliddro” figlio del camerata Giugiù, un gerarca fascista locale che risulta il principale responsabile della mentalità della propria casa, in cui il fascismo viene avanti a tutto, la religione è sacra e mettere le corna è lecito per il pater familias, punibile al contrario con le botte e la separazione nel caso l’adultera sia la moglie. In un simile contesto pare naturale che Michilino, affidato alle pedagogiche cure del professore Gorgerino, pedofilo e capo dell'Opera nazionale Balilla, finisca brutalizzato dall’insegnante privato, magari tacitamente poi punito dal padre, che cala un pietoso (ed ipocrita) silenzio sul tremendo trauma subito dal figlio. E’ così che il piccolo, grottesco antieroe de La presa di Macallè, peraltro nato con un cospicuo e precoce armamentario sessuale, cresce mettendo Dio e il Duce davanti a tutto, convinto che i comunisti non siano propriamente uomini, ma bestie – e dunque che ucciderli non sia peccato –. La casa di Michilino, pervasa dalla mitologia fascista, riflette nel suo piccolo l’intera Vigàta, completamente soggiogata (clero incluso) dal barocco apparato del regime, con le parate, l’esibizione virile, le armi, le continue celebrazioni delle vittorie fasciste in Africa, compresa quella di Macallè. Camilleri con intrigante perizia ricostruisce le fastigia di un malessere sociopolitico che aveva contagiato gran parte della società italiana coeva e, con la paradigmatica e tragica vicenda del suo piccolo protagonista, scrive una pagina provocatoria contro l’ideologia fascista e i turpi effetti esercitati sulla psiche dei più deboli ed indifesi. In breve le avventure di Michilino prendono una sinistra piega quando il “picciliddro” comincia ad impegnarsi attivamente per difendere i sacri valori del Cristianesimo e del Fascismo, a costo di commettere delitti a fin di bene ed autoincensarsi punitivamente per il bene della propria famiglia e della propria anima nel teso, allucinato finale. Con La presa di Macallè Camilleri ha colpito nel segno schierandosi apertamente: il romanzo è affilato come la lama di un rasoio, provoca, rimesta nel torbido e non teme le asperità del grottesco più estremo.
http://www.scanner.it/libri/camilleri152617.php

trovato per caso, acquistato, letto..dopo tanto tempo che non passavo in questa sezione, propongo per chi non l'avesse ancora letto, una lettura scorrevole, con temi insoliti.
Dall'antifascismo all'ingiustizia, all'incesto ed alla promiscuità della guerra
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