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L'isola del giorno prima - parte 2 Un luogo dove il pensiero corre libero e ribelle
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dess Grande capo


 Sesso:  Età: 50 Messaggi: 7218
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Inviato: Lun 02/Lug/2007 12:41 Oggetto: Piazza della Loggia (Vanuatu) |
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A trentatrè anni dalla bomba che nel 1974 esplose in Piazza della Loggia a Brescia, mentre era in corso una manifestazione organizzata dal comitato permanente antifascista per protestare contro la violenza di gruppi della destra neofascista, la procura di Brescia rinvia a giudizio sette persone tirando le somme di quella che ormai è la terza inchiesta sulla strage.
Ma dare ancora speranza ai cittadini bresciani è il secondo filone dell'inchiesta, quello che segna il coinvolgimento di nomi eccellenti: l'ex generale Francesco Delfino, Pino Rauti e Gianni Maifredi. Si concretizza così quello che il procuratore capo di Brescia Giancarlo Tarquini aveva ventilato il 28 maggio scorso in occasione del 33esimo anniversario della strage: "Non ci limiteremo ai sette nominativi già conosciuti - l'elenco si allargherà, depositeremo altri elementi".
In particolare, le accuse formulate dal procuratore aggiunto Roberto Di Martino e dal sostituto procuratore Francesco Piantoni, sono di concorso in strage per Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi e Maurizio Tramonte. Ma ci sono altri nomi noti tra i sette accusati e sono quelli di Gaetano Pecorella, Fausto Maniaci - che avrebbero aiutato Zorzi - e il pentito Martino Siciliano che avrebbe incassato 150 mila dollari per ritrattare le accuse mosse a Zorzi. Tutti accusati di favoreggiamento nei confronti dell'ex ordinovista veneto, conosciuto oggi con l'alias nipponico di Roy Hagen. Per Vittorio Poggi invece l'accusa è di riciclaggio.
A questi nomi già iscritti nel registro degli indagati per questa inchiesta, si aggiungono i tre nomi che segnano la svolta, anche loro accusati di concorso nella terribile strage fascista: l'ex generale dei carabinieri Francesco Delfino e il parlamentare della destra post-fascista Pino Rauti. Ai tempi Delfino era responsabile del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Brescia che poteva a quanto pare vantare legami forti con i servizi segreti militari. Il terzo nome è Giovanni Maifredi, autista ai tempi del ministro degli Interni Dc Paolo Emilio Taviani, noto come confidente di Delfino e presunto supertestimone della strage. A quanto pare questi nomi vennero fuori già all'inizio dell'inchiesta bresciana e per qualche tempo si pensò anche che fossero fuori dalle indagini. Non era così.
Questa inchiesta segna il terzo tentativo di dare giustizia alle vittime bresciane. La prima inchiesta chiamò in causa gli stessi neofascisti bresciani. Si trattava di un gruppo non organizzato di piccoli delinquenti comuni e di giovani della Brescia bene, che coinvolse anche Andrea Arcai, figlio del giudice che poi venne assolto. Si concluse amaramente in Cassazione nell'87 con la conferma dell'assoluzione per tutto il gruppo. Il secondo filone di indagini seguiva la pista dei neofascisti milanesi, ma si concluse anche questo con un nulla di fatto.
Le ultime indagini condotte dal procuratore aggiunto Roberto Di Martino e dal sostituto Francesco Piantoni riguardano un gruppo veneto di Ordine nuovo, molto attivo nel nord Italia e che aveva legami con i servizi segreti deviati e culminano nel rinvio a giudizio per concorso in strage per Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramone. L'accusa vorrebbe provare che la mente della strage neofascista fu Carlo Maria Maggi, che Zorzi si procurò l'esplosivo e che a mettere in Piazza della Loggia la bomba fu Maurizio Tramonte, la famosa "Fonte Tritone" del Sisde. Sembra che poi Maggi affidò l'incarico di andare sotto i portici della principale piazza bresciana a Giovanni Melioli, ordinovista di Rovigo morto negli anni Novanta. L'attentato sarebbe stato organizzato in concorso con Carlo Digilio: agente della Cia morto nel 2005, pentito che fornì agli investigatori molti elementi importanti per le indagini.
Ora l'enorme fascicolo passa al giudice per le indagini preliminari Lorenzo Benini. Un fascicolo enorme che rappresenta per la città la speranza di giustizia per le otto vittime: Giulietta Banzi Bazoli, Livia Bottardi, Clementina Calzari Trebeschi, Euplo Natali, Luigi Pinto, Bartolomeo Talenti, Alberto Trebeschi e Vittorio Zambarda e per le oltre 100 persone rimaste ferite quel giorno.
Il 28 maggio 1974 in Piazza della Loggia era in corso una manifestazione pacifica e molti sentirono la forte esplosione - che sarebbe rimasta indelebile nella mente dei bresciani - insieme al panico di rintracciare ciascuno i propri familiari, sapere se erano vivi o morti o feriti, sapere chi fossero i colpevoli di quella tragedia. A differenza delle prime, l'ultima domanda non trova oggi ancora risposta nella giustizia italiana. L'Italia è costellata da stragi irrisolte che hanno scavato un fosso nella coscienza storica dividendola inevitabilmente in due verità che mai si riappacificheranno fino a che, presto o tardi, non saranno scritti i nomi dei responsabili. Non può essere il silenzio a riempire il conflitto insanabile tra verità storica e verità di Stato.
Cinzia Frassi - altrenotizie
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dopo trentatreanni?????
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dess Grande capo


 Sesso:  Età: 50 Messaggi: 7218
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Inviato: Lun 02/Lug/2007 12:48 Oggetto: |
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La Strage di Piazza della Loggia
"Associazione dei caduti di Piazza della Loggia - Brescia 28 maggio 1974"
La mattina del 28 maggio 1974 una bomba esplode sotto i portici di piazza della Loggia a Brescia, mentre è in corso una manifestazione antifascista indetta dai sindacati e dal Comitato antifascista. L’attentato rivendicato da Ordine Nero, provoca otto morti e più di novanta feriti. L'ordigno era stato posto in un cestino portarifiuti e fatto esplodere con un congegno elettronico a distanza. Due istruttorie si susseguono negli anni: la prima porta a processo, nel 1979, diversi esponenti della destra radicale bresciana. In secondo grado, nel 1982, la sentenza di condanna viene annullata. L’assoluzione definitiva per tutti gli imputati arriva con la Cassazione nel 1985. La seconda istruttoria indica come imputati altri esponenti dell’estrema destra fra cui Mario Tuti. Anch’essi saranno prosciolti per insufficienza di prove (1989). Il fascicolo di una terza istruttoria è tuttora pendente presso la Procura di Brescia
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Messaggio di LORENZO PINTO E MANLIO MILANI, in occasione del convegno “I comitati civili contro silenzi e impunità”, tenuto a Genova il 12 luglio 2003
Chi scrive è da tempo impegnato nell’”Unione delle Associazioni delle vittime per stragi”, l’Italia, dopo la Colombia, è il paese con il più alto numero di cittadini, funzionari dello Stato, caduti per atti di terrorismo, stragismo politico e mafioso, omicidi politici.
La prima vittima si chiamava Antonio Guarino, fu ucciso in un agguato il 7 marzo del 1946, era il segretario della Camera del lavoro di Burgio in provincia d’Agrigento, si batteva per i diritti dei contadini, con lui morì una passante, Marina Spinelli, ….
Noi siamo il Paese delle Associazioni delle vittime.
Cosa vuol dire che i familiari si riuniscono e si battono per avere giustizia?
Vuol dire che senza l’impegno di una parte di società per strappare la verità, è difficile che la verità venga fuori.
Vuol dire che c’è una ferita nelle regole della democrazia, nel nostro Paese, talmente profonda che non può essere rimarginata con l’oblio, la rimozione. Vuol dire che c’è una ferita nel concetto di libertà.
Vuol dire che c’è una frattura fra libertà e regole.
Penso che una regola dovrebbe anche essere quella di garantire la conoscenza della propria storia, della storia del proprio paese.
Libertà quindi di scegliere, di formarsi, vuol dire anche sapere, di conoscere, di conoscere senza dimenticare.
Forse è questa la via: mostrare come la dimenticanza della storia può favorire il ripetersi delle sue costanti peggiori e degli episodi più oscuri.
C’è da notare un ritardo, un’assenza di dibattito, di studio, su quesiti intriganti e non pienamente risolti.
Vi è un’assenza di conoscenza giustificata dagli episodi che apparentemente galleggiano nel caos di segreti. Spesso si afferma che è cronaca, ….”non è passato il tempo necessario ” o peggio, aspettare la supplenza dei magistrati, importante, certo, ma non sufficiente….Si rischia di appiattire la ricerca storica sugli esiti di quella giudiziaria.
Lo storico non esaurisce la sua ricerca in essi né a condividerne i giudizi: una sentenza implica solo che si é colpevoli o innocenti di fronte ai tribunali dello Stato, ma il tribunale della Storia non è tenuto ad omologare quelle sentenze.
Stando alle pronunce dei tribunali, Mussolini non ebbe parte nell’omicidio di Matteotti, Trotzkji si unì a Hitler contro l’Urss, Sacco e Vanzetti erano colpevoli, Persano fu l’unico responsabile di Lissa, Anna Bolena meritò la decapitazione perché adultera e Giovanna d’Arco il rogo perché vestiva abiti maschili.
In sede storica la decisione dei tribunali è stata spesso un buon viatico per la tesi opposta.
La scarsità di opere storiche, costruite con il necessario rigore scientifico, ha lasciato il campo a una serie di lavori legati al dibattito politico contingente, con i risultati che è facile immaginare: tesi precostituite, scarsa attenzione, notevoli approssimazioni, ecc..
Lo storico deve mantenere una sua autonomia di giudizio perché cerca risposte solo parzialmente coincidenti con quelle dell’autorità giudiziaria: il magistrato deve produrre prove che dimostrino la responsabilità personale degli imputati, lo storico deve spiegarsi le radici politiche di un fenomeno e le sue ripercussioni, ben al di là della colpevolezza delle singole persone.
Se le attuali istruttorie porteranno all’identificazione dei responsabili di almeno alcune delle stragi, sarà finito il lavoro dei giudici, non quello degli storici che debbono indagare:
– Le responsabilità istituzionali in Italia e fuori nella vicenda
– Le effettive strategie politiche degli attori, al di là degli aspetti posti in luce delle risultanze giudiziarie
– Quale uso della vicenda abbiano fatto le diverse forze politiche
– Gli effetti sull’opinione pubblica
– Gli esiti reali dello stragismo anche al di là degli effetti coscientemente perseguiti
E ultimo, ma non meno importante, quale sia il sedimento durevole di quella stagione politica. E il primo lavoro da fare è ricollocare quegli avvenimenti all’interno del quadro storico in cui si sono svolti.
L’intervento che si sollecita è diretto a rafforzare la richiesta delle Associazioni dei familiari delle vittime per terrorismo, stragi, mafia, e cioè di porre all’ordine del giorno dei lavori parlamentari la discussione delle risultanze e delle indicazioni contenute nelle Relazioni delle Commissioni Parlamentari di inchiesta e di controllo; di impegno personale sul proprio territorio e come Coordinamento a livello nazionale per dare risalto informativo alle iniziative ed ottenere l’assunzione di impegno politico dai rappresentanti parlamentari, nelle forme che riterranno di individuare come più idonee ed efficaci, quali, ad esempio, la costituzione di uno stabile e trasversale schieramento di “ Parlamentari per la verità ” che si prefigga di orientare il dibattito parlamentare verso un’attenzione costante e prioritaria ai problemi relativi a tali tematiche, ed alle possibili soluzioni dirette a prevenirli e/o eliminarli. Di sollecitare l’attività governativa ad un’azione tempestiva di controllo e di denuncia volta ad eliminare ogni forma di occultamento e di responsabilità, di consenso alla deviazione, di depistaggio e di illegalità che si verifichino all’interno delle istituzioni di cui il Governo è istituzionalmente responsabile; di impegnarsi a sostenere a fianco delle Associazioni dei familiari e dei parlamentari impegnati su tali temi, la richiesta di dibattiti su temi precedentemente descritti.
– L’informatizzazione organica e funzionale degli atti parlamentari, della giurisprudenza e degli atti e documenti di indagini giudiziarie relativi a fatti di strage e ad omicidi politico-mafiosi,
– La realizzazione di seminari di approfondimento e dibattito sui temi che riguardano il nuovo ordine giudiziario, della disciplina che regola il segreto di Stato, dell’introduzione del reato di depistaggio, della trasformazione dei reati di strage in crimini contro l’umanità, dei poteri delle parti civili nel processo penale, dell’inserimento nei codici di legge il gratuito patrocinio delle parti civili costituitesi nei processi; della rivalutazione dell’indennizzo alle vittime dei reati, della modifica normativa che disciplina l’archiviazione e la segretazione di documenti, atti, inerenti agli argomenti sopra citati, nonché alla riduzione temporale della segretezza degli stessi;
– La realizzazione di iniziative rivolte alle scuole medie inferiori e superiori sui temi del rispetto della legalità e dei diritti costituzionali e della storia dello stragismo in Italia attraverso l’utilizzazione di diversi materiali e strumenti didattici ed informativi;
– L’istituzione del “giorno della memoria ” sull’esperienza di quello delle vittime dei campi di sterminio.
Ci sono dei momenti della vita che assomigliano alla propria anima, oggi questi momenti coincidono con le persone che sono qui, e spero proprio che siano parole concrete quelle che ho letto qualche giorno fa, erano scritte su una lapide in un parco con alcuni cipressi…esse dicevano: “ l’utopia dei deboli è la paura dei forti”. Ciao a tutti
Lorenzo Pinto e Manlio Milani
Associazione dei caduti di Piazza della loggia
“Brescia 28 maggio 1974”
http://www.reti-invisibili.net/piazzadellaloggia/
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vanuatu Sciamano


 Sesso:  Messaggi: 6044 Località: timbuctù
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Inviato: Lun 02/Lug/2007 13:19 Oggetto: |
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Sito da visitare
ci sono molte notizie.............e l'audio dell'esplosione..... _________________ Se Dio non gioca a dadi, non è detto che disdegni la roulette |
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dess Grande capo


 Sesso:  Età: 50 Messaggi: 7218
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Inviato: Lun 02/Lug/2007 13:31 Oggetto: |
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| vanuatu ha scritto: | Sito da visitare
ci sono molte notizie.............e l'audio dell'esplosione..... |
grande Vanu...vorrei aggiungere un commento politico ai fatti, dando anche una luce diversa alla sequenza delle stragi e delle morti.
Nello stesso anno le B.R. avevano ucciso per la prima volta, portando "l'attacco al cuore dello Stato", ma nella Finanza legata alla politica, scoppia lo scandalo Montedison con i suoi fondi neri e le tangenti petrolifere, in contemporanea lo scandalo Sindona, e conseguentemente il coinvolgimento dello IOR di Marcinkus, cosa dare in pasto al "popolo" per distrarlo?...una bella strage!, con queste logiche la strategia della tensione ha alimentato il serbatoio della violenza al fine di conservare il potere... |
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flydanny Isolano DOC


 Sesso:  Messaggi: 1015
Impiego: libero professionista
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Inviato: Mar 23/Ott/2007 11:53 Oggetto: |
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Scusa, Dess, ma non vedo il senso di una tale affermazione.
Meglio.
Lo vedo e mi sembra troppo banale e qualunquista per attribuirtelo.
Tutto allora si riduce ad una mera giornata al circo Massimo dove il popolo si distrae con i leoni che sbranano i cristiani e i gladiatori che si sventrano?
Potresti articolare meglio il tuo pensiero?
Bye _________________ ..Lunga vita e prosperità... |
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dess Grande capo


 Sesso:  Età: 50 Messaggi: 7218
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Inviato: Mar 23/Ott/2007 14:16 Oggetto: |
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ho lasciato nel qualunquismo il commento per dare spazio, sono come saprai un sostenitore della molla economica sui fatti della storia, (Marx insegna) ,per cui far interagire l'economia con la politica, mi sembra doveroso.
non sto con questo assolvendo le B.R., e tantomeno giustificando il loro operato, trovare curioso che simili fatti siano accaduti nel medesimo periodo è comunque doveroso.
Il portare l'attacco al cuore dello Stato, slogan dei brigatisti, stranamente si verifica quando le istituzioni son prese a difendersi da attacchi di un potere diverso, la MAGISTRATURA.
Panem et circenses non è poi stato inventato in epoca recentissima...anzi |
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